Carlo Bernari e il suo testo sul caso del ‘mostro di Napoli’
Il famoso scrittore del Novecento Carlo Bernari (pseudonimo di Carlo Bernard – era infatti di famiglia francese – ) nacque a Napoli nel 1909. Fu un intellettuale ‘impastato’ per tutta la vita di Sud, di questione meridionale, di empatia nei confronti degli ‘ultimi’ della società industriale, gli operai. Il romanzo per cui è più conosciuto, infatti, è Tre operai, nel quale con garbo e poesia, sena mai cadere nella retorica, denuncia la condizione dei dipendenti di una fabbrica, lasciando spazio, nel racconto, anche a realtà quali i sentimenti forti di amicizia e di amore.
La vicenda del ‘mostro’
Ma in pochi sanno che Bernari, nel 1980, scrisse un testo che scatenò la critica, perché partiva da un fatto di cronaca che aveva turbato gli animi di tanti, proprio negli anni del terrorismo. Il testo era Il giorno degli assassinii, e prendeva spunto dal caso del ‘mostro di Napoli’, un triplice omicidio consumato nell’ambiente della Napoli bene degli anni ’70. La storia è quella della strage di via Caravaggio, avvenuta a Napoli nel 1975, e dotata di una trama degna di una fiction poliziesca. Le vittime, uccise all’interno della loro casa nella via della parte alta di Fuorigrotta, erano Domenico Santangelo, ex capitano di lungo corso, la sua ex moglie Gemma Cenname e la figlia di lui, Angela Santangelo, nonché il loro cane yorkshire Dick. I due ex coniugi , sgozzati con un coltello da cucina (il cane fu soffocato con una coperta) furono depositati nella vasca del bagno padronale, mentre il corpo della giovanissima figlia fu adagiato ‘dolcemente’ sul letto matrimoniale, avvolto da un lenzuolo.
L’accusa e il proscioglimento
Per il triplice omicidio fu accusato e, in primo grado, condannato, Domenico Zarrelli, figlio di un giudice presidente di corte d’appello. Zarrelli, per insufficienza di prove, fu poi assolto in appello dopo cinque anni di carcere, durante i quali aveva studiato giurisprudenza laureandosi egli stesso avvocato penalista. Solo nel 1985, però, giunse l’assoluzione con formula piena da parte della Corte di Assise, confermata dalla Cassazione. Ovviamente il caso divise le opinioni dei napoletani e degli italiani, e Carlo Bernari, attraverso il suo mezzo – la letteratura – contribuì alla formazione dell’opinione pubblica col romanzo sopracitato, nel quale si avanza l’ipotesi di un assassinio effettuato da killer professionisti. Alcuni reperti del caso sono stati esposti al Tribunale di Napoli nell’ambito della mostra Corpi di reato, nel 2013. Tra questi era la coperta che aveva soffocato il cane. Comunque, ancora una volta la letteratura, con Bernari, si faceva carico della questione della ‘verità’, con la forza che solo le parole ‘poetiche’ hanno a disposizione. Così fu con Carlo Bernari, sempre legato alle sue radici napoletane, ed impressionato da questo dramma.


