Carmine Borrino: lo scugnizzo del teatro

carmine borrino
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Carmine Borrino, giovane attore napoletano, è uno dei personaggi più interessanti e completi del panorama artistico contemporaneo. A dispetto della sua età, può già vantare una serie di esperienze e collaborazioni molto importanti. Pur non essendo figlio d’arte, il suo debutto si inserisce nel filone della tradizione più antica e illustre del teatro partenopeo. Infatti nella sua prima apparizione teatrale, all’età di dieci anni, veste i panni di Peppeniello, il ragazzino di “Miseria e Nobiltà” di Eduardo Scarpetta, ruolo che ha tenuto a battessimo mostri sacri come Vincenzo Scarpetta, Eduardo, Peppino De Filippo e tanti altri attori divenuti poi celebri. Dopo questa prima esperienza, che accende in lui il sacro fuoco dell’arte, Borrino, terminate le scuole medie, consegue il diploma al Conservatorio San Pietro a Majella e all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, luoghi in cui ha la possibilità di incontrare e conoscere personaggi come Ferdinando Grossetti ed Antonio Capuano.

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“Capuano – racconta Borrino – mi ha insegnato l’irriverenza, l’audacia e la sfrontatezza necessaria per scardinare gli schemi che ci vengono imposti. Naturalmente l’audacia deve essere sostenuta da qualcosa di concreto, non deve essere mai gratuita e fine a se stessa”. Molto importanti per la sua formazione artistica sono stati anche i due anni trascorsi all’Università di Messina con Giovanni Boncoddo, regista che Borrino reputa uno dei suoi principali maestri. Boncoddo basa il suo metodo d’insegnamento sulla conoscenza approfondita dell’Amleto di Shakespeare. Gli allievi devono imparare a menadito il testo assimilando ogni battuta, ogni pausa della pièce, che diventa collegamento con altri testi. E proprio attraverso questa conoscenza del testo shakespeariano nasce l’ultimo spettacolo che l’artista napoletano ha messo in scena nella stagione appena trascorsa, “Francischiello, un Amleto Re di Napoli”. “I rapporti drammaturgici dell’Amleto di Shakespeare – spiega l’attore – si fanno pre-testo per raccontare, combaciando alla perfezione con ciò che accadeva alla corte di Napoli nell’estate del 1860, il rapporto del giovane re col padre defunto, ricordato e riconosciuto come gradissimo sovrano; l’ambiguo rapporto d’amore e devozione tra Francesco II e Maria Sofia, come Amleto e la giovane Ofelia, sono tutti elementi che rendono lo spettacolo quasi un esperimento di letteratura comparata”.

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Oltre a “Francischiello”, Carmine Borrino è reduce dello spettacolo “Circo Equestre Sgueglia” di Raffaele Viviani per la regia di Alfredo Arias, pièce uscita dai confini nazionali e rappresentata per un mese in varie città della Francia: “Il pubblico francese è calorosissimo, attentissimo e ha una straordinaria educazione al teatro e un’altissima capacità critica. È abituato ad assistere a spettacoli di un certo tipo e in lingua originale. In Francia c’è un progetto culturale di base che da anni prepara il pubblico a vivere il teatro. Anche l’Italia dovrebbe mettere in moto un’operazione del genere, si dovrebbe ripartire dalla cultura; ne parlano tutti ma di fatto nessuno muove un dito perché la conoscenza aprirebbe gli occhi a questa Italia decadente e decaduta”. Dei grandi maestri che Borrino ho avuto modo di conoscere ricorda soprattutto gli insegnamenti di Carlo Giuffrè, un grande animale da palcoscenico capace di “colloquiare” col pubblico; Francesco Rosi, che durante la messinscena di “Filumena Marturano” con Luca De Filippo e Lina Sastri gli ha insegnato soprattutto l’importanza del testo e l’interpretazione drammatica che è dietro ad ogni battuta; e poi tanti altri fari della cultura e dello spettacolo come Enzo Moscato, Leo De Berardinis, Eduardo, Raffaele Viviani, Carlo Cecchi, che attraverso il loro insegnamento continuano ad essere l’ispirazione principale della nuova generazione.

 

 

 

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