Castel dell’Ovo tra storia, miti e uova mistiche

Castel dell'Ovo
Castel dell'Ovo

Come spesso accade, miti e leggende spesso riescono a offuscare la realtà storica, e così è stato anche per il Castel dell’Ovo. Tanto che il suo nome è collegato proprio a una leggenda che tenta di creare un legame col poeta Virgilio. Ma l’antico maniero, risalente al I secolo a.C., di leggende ne custodisce molte di più. 

Chi ha vissuto nel Castel dell’Ovo?

Oggi il Castel dell’Ovo poggia sui resti di un’antica costruzione risalente, per l’appunto, al I secolo a.C., ovvero la villa di  Licinio Lacullo. I resti della villa, sotto forma di antiche colonne romane, possono ancora essere visti nel sottosuolo del maniero. Negli anni ha ricevuto varie fortificazioni, arrivando ad ospitare anche l’ultimo imperatore dell’ormai in declino Impero Romano d’Occidente, Romolo Augustolo. Nel Medioevo divenne prima monastero, presieduto da monaci basiliani che vi insediarono un ricco scriptorium grazie anche ai resti della biblioteca del primissimo proprietario, per poi prendere la forma dell’attuale Castello intorno al 1120 d.C. Da quel momento e per molti anni a venire, il maniero verrà conosciuto col nome di San Salvatore, facendo esplicito riferimento alla chiesa di San Pietro costruita lì dai monaci.

Ruggiero il Normanno lo abiterà dal 1140, anno in cui conquistò Napoli. Passò poi a Federico II che, oltre che abitazione del Re, lo fece diventare prigione. È in questo frangente, ovvero nel 1222, che si costruirono le torri denominate Colleville, di Mezzo e Maestra. La famiglia reale, sotto Carlo I d’Angiò, resta a Castel dell’Ovo mentre la corte viene trasferita nel recente Maschio Angioino. È in quest’epoca che il Castello, fino a quel momento conosciuto come Castrum Lucullanum in onore del primo proprietario, iniziò a prendere il nome di Chateau de l’Oeuf (in latino Castrum Ovi incantati). 

Un terremoto, avvenuto nel 1370 ne danneggiò gravemente la struttura che venne dunque interessata da un’importante ricostruzione. Un evento come un altro nel flusso della sua lunga storia, ma che sarà strettamente legato alle leggende che ancora oggi abitano Castel dell’Ovo. 

Con gli Aragonesi il maniero divenne un edificio di importanza strategica e militare, testimoniata oggi dai cannoni che ancora ne sormontano la cima. Prenderà una piccola parentesi dal suo uso strettamente militare nella metà del 1700, quando Carlo di Borbone vi stabilì una fabbrica di specchi e cristalli. Col Regno d’Italia divenne loggia bellica, oltre che carcere, per entrare poi ai giorni nostri in congedo militare.

Qual è la leggenda del Castello?

L’ormai iconica figura del Castel dell’Ovo è adagiata, nel panorama del golfo di Napoli, sull’isolotto di Megaride. La più conosciuta leggenda riguardante il Castel dell’Ovo, da cui secondo molti prenderebbe oggi il nome, fa riferimento a un oggetto mistico nascosto nelle fondamenta stesse del castello. Si tratterebbe di un uovo dalle proprietà magiche, nascosto dal poeta Virgilio. Secondo la leggenda, su tale uovo sarebbe posto l’equilibrio del Castello e della città intera. Un possibile furto o danneggiamento farebbe crollare il maniero il maniero e la città nelle profondità del mare.

Vi ricordate del terremoto che interessò la struttura nel 1370? In quell’occasione la regina Giovanna I giurò di aver sostituito personalmente l’uovo, per scongiurare una possibile isteria collettiva su future catastrofi che avrebbero potuto colpire la città. Un esempio lampante di come la leggenda fosse radicata nel quotidiano dei partenopei.

La leggenda, comunque, trae probabilmente origine dalla fama di mago che Virgilio si guadagnò in vita. In special modo a Napoli, dove il poeta visse a lungo e dove lavorò come consigliere per i lavori di bonifica di cui la città aveva un importante bisogno, e che ebbero un successo e un utilità talmente straordinarie da fargli guadagnare l’appellativo di mago. 

In realtà il nome trae origine da nient’altro che dalla sua forma, modellata al tempo di Ruggiero il Normanno e che inizia a comparire nei documenti al secolo XIII con Carlo I d’Angiò. Una spiegazione tutto sommato semplice, ma che di certo non spoglia del fascino la leggenda del mistico uovo di Virgilio. 

La sirena Parthenope e Castel dell’Ovo

Se volessimo ricondurre a un suolo luogo l’origine di quella che è stata l’antica Parthènope, quello sarebbe proprio l’isolotto di Megaride. Era il VIII secolo a.C. e dobbiamo tutto ciò ai cumani. È forse da questo importante evento storico che un’altra, importante leggenda alegga su Castel dell’Ovo. Si racconta infatti che sarà proprio l’isolotto di Megaride a raccogliere le spoglie della sirena Parthenope che, rifiutata da Ulisse, si suiciderà in mare. Secondo la leggenda le sue spoglie sono tuttora ancorate alle fondamenta terrene della città.

 

 

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