giovedì, 28 Ott, 2021 Espresso napoletano

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C’è ancora bisogno di odio?

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La norma giuridica è una esigenza che nasce laddove l’imperativo positivo o negativo di una regola morale viene sistematicamente violato con azioni od omissioni, determinando ciò il bisogno di creare imperativi giuridici la cui violazione comporta una risposta in termini sanzionatori (sia di carattere civile che penale).

Del resto è da sognatori immaginare un mondo fatto di case di marzapane e uomini sorridenti e leali senza inganno ma, nonostante ciò, in questi giorni di grande difficoltà economico sociale e di disorientamento dei sentimenti umani, mi chiedo se c’è ancora spazio per l’odio e se se ne avverte ancora il bisogno.

Mi riferisco, cioè, al dibattito che si sta sviluppando intorno al disegno di legge c.d. Zan (dal nome del suo primo firmatario) che mira a prevedere come reati i comportamenti di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione fondata sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.

E’ un dibattito aspro che vede contrapposti sul campo visioni diametralmente opposte che oscillano tra chi parla di deriva liberticida che incide sulla libera manifestazione del pensiero, che colpisce cioè coloro i quali intendono esprimere la propria legittima opinione sul sesso o sugli orientamenti sessuali o sulla identità di genere, e coloro i quali, viceversa, invocano a gran voce la necessità di una legge che possa contribuire a combattere punendo quei comportamenti di incitazione alla violenza e alla discriminazione basate su sopra detti motivi.

Perché questa necessità? Perché l’esigenza di una nuova norma giuridica? Perché il bisogno di una norma punitiva di tali atteggiamenti causati da pregiudizio, ignoranza e odio?

Forse perché negli ultimi anni i casi di intolleranza sono triplicati e molto più frequenti sono le ipotesi di aggressione contro chi manifesta espressamente il proprio orientamento sessuale (definizione ampia ed omnicomprensiva che però non è mai limitabile in un confine esterno perché non idonea a ricomprendere tutto quel sentire naturale in cui ogni individuo può esplicare la propria personalità secondo il generale principio di eguaglianza).

Ancora una volta, ahimè, è la storia umana che si ripete perché da sempre questo tentativo di discriminazione è esercizio di volontà di sopraffare chi, apparentemente, appare debole ed isolato solo perché diverso.

La legge Zan prova a dare una risposta ed al Parlamento come sempre spetta l’ultima parola ma io credo che tale legge non debba essere l’ennesima occasione di una scontro politico per la salvaguardia di interessi secondari di attori romani a scapito di un dibattito franco e leale che, se depurato da preconcetti, non può che essere inteso nella direzione di una necessità che deve supplire alla mancanza di coscienza che degenera spesso in odio e pregiudizio.

Spostato il tema sul lato della cultura o meglio della subcultura dell’ ignoranza allora la legge Zan diventa un bisogno ed una necessità per dire, in altre parole, che in questo momento storico non c’è spazio per la istigazione all’odio, a qualunque tipo di odio specie quello basato sul sesso e sugli orientamenti sessuali.

Non credo ce ne sia bisogno, al di là di ogni sentire individuale, perché è in una società che evolve che si coglie il senso del tempo e lo sviluppo del pensiero di una collettività.

La legge Zan prevede anche l’istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, già fissata nel resto dell’Europa al 17 maggio, per promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

Mi chiedo se sia utile e necessaria.

Forse si perché è in decadenza un Popolo che è chiamato a promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione, se non la sente come bisogno interiore.

E’ oscuro il tempo in cui c’è ancora bisogno di odio per sentirsi vivi, calpestando l’idea di pari dignità sociale per i quali i nostri antenati si sono battuti accecati dal bisogno di eguaglianza.

E’ durissima la vita di chi si sente addosso le parole discriminatorie, che sono certamente violenza, per avere il semplice desidero di manifestarsi pienamente davanti al proprio bisogno di libertà personale e sessuale.