sabato, 18 Set, 2021 Espresso napoletano

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C’è stata l’estate

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Agosto, torrido e fiero, ormai è alle spalle. Distanti come ombrelloni, forse, i ragazzi si preparano a ripopolare le aule delle nostre scuole da marziani che tornano su un pianeta ormai semi sconosciuto e tutto da visitare. Nel periodo della didattica a distanza, li vedevamo fissare i monitor come gli astronauti nei vecchi film degli anni 60, quando immaginavamo che viaggiassero a centinaia di migliaia di anni luce, verso luoghi oltre la frontiera dello spazio conosciuto, per toccare terra e fissare lì la loro nuova storia, nel campo base di un banco senza qualche rotella. Ora la loro navicella, forse, riuscirà a compiere il suo allunaggio. Anche se, non lo neghiamo, «Houston, abbiamo più di qualche problema».

Sarà tutto nuovo, dopo tutto quello che c’è stato? Nuovamente tridimensionale? Deve essere così. Speriamo che lo sia. Gli assaggi di normalità conquistati a fatica nei mesi passati, non bastano a dire che le cose si siano già sistemate.

Non possiamo, però, dimenticare che c’è stata l’estate. 

Ecco, l’estate. Come l’hanno vissuta i nostri ragazzi? Tutti sognavano un tempo diverso, fatto di novità e di evasione, ma, per alcuni, l’estate si è colorata anche di impegno e di esperienze che fanno crescere la mente e il cuore. L’estate nell’immaginario giovanile è l’eldorado del disimpegno, la parentesi che farebbe bene a diventare discorso, con i suoi viaggi, le sue opportunità di fuga dai contesti ordinari e con le sue immersioni profonde negli straordinari mondi del consumo e del divertimento tout court. Per altri è anche un tempo di opportunità da cogliere per fare esperienze da vivere alla luce della gratuità e del servizio ai piccoli. 

Forse qualcuno potrà non credere all’esistenza di questo regno dei buoni sentimenti, eppure c’è davvero uno spazio nel quale i giovani si ritrovano per dare il meglio di sé. Basta abitarlo con loro. 

Le periferie della nostra città sono ricche di questi ragazzi. La cosa che si apprezza in loro è che non hanno la paura di perdere il tempo che donano. ‘Questa generosità’ è una qualità che rende giovane anche un ottantenne. Quando non c’è, allora anche uno che è ragazzo all’anagrafe, si può definire ‘già vecchio’. C’è una strana forma di vecchiezza, infatti, che prende chi vive nella costante fatica di donare il tempo. Sembra che alcuni abbiano la paura di averne pochissimo per fare tutto quello che vorrebbero e dovrebbero fare. Eppure il tempo – da Sant’Agostino a Luciano De Crescenzo – non andrebbe vissuto in estensione, ma in profondità, per non consumare la vita, viverla veramente e rimanere giovani sempre. 

Ho visto, in questa estate, una generosità che mi ha dato tanta speranza. Ragazzi che hanno regalato un mese della loro estate per custodire il tempo e la gioia dei bambini, costruendo relazioni vere, intorno a messaggi autentici; collaborando con adulti e anziani nello spirito di famiglia che è tipico di quello che chiamiamo comunità. Mentre tutto tende alla professionalizzazione della vita sociale, ci accorgiamo sempre di più che questo slancio che accompagna la voglia di mettersi in gioco di tanti, è il vero motore adeguato alla speranza della nostra vita cittadina, che crescerà insieme alla capacità che avremo di generare generosità, di respirare e far respirare l’aria buona della gratuità e del dono. 

Da più parti si attende il Recovery Fund, ma i piani di investimento di cui le nostre realtà sono state destinatarie in passato ci insegnano che non saranno i soldi da soli a cambiare la nostra vita. Ci vorrà, insieme a questa opportunità, la capacità di progettare insieme il futuro della città con investimenti di vita, di competenza e umanità. 

Forse partendo proprio dal cuore dei ragazzi.