martedì, 25 Giu, 2019 Espresso napoletano

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Chiese di Napoli, la storia della chiesa di Monteoliveto

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La chiesa di Monteoliveto, detta anche di Sant’Anna dei Lombardi, sita nell’omonima strada, fu fondata nel 1749 su disegno dell’architetto Mario Gioffredo e rappresenta un tempio della scultura cinquecentesca napoletana e toscana. Il doppio nome con cui è conosciuta la chiesa fu determinato dalla distruzione avvenuta nel 1798 della vicina chiesa di Sant’Anna dei Lom­bardi (progettata dall’architetto Domenico Fontana nel 1582), fondata dall’omonima confraternita, a cui venne affidata la chiesa di Monteoli­veto dopo l’espulsione dei monaci Olivetani decretata dal governo francese.

monteoliveto

Il luogo dove venne edificata la chiesa era in origine fuori le mura della città e ricco di giardini; fu così che nel 1411, Garello Origlia, protonotaro del regno di Ladislao di Durazzo, provvi­de alla costruzione del complesso monastico dei Padri Olivetani, laddo­ve si trovava l’edicola di Santa Maria de Scutellis, dedicando la chiesa alla Purificazione di Maria. Con il tempo il monastero di Monteoliveto divenne tra i più famosi (ospitò anche Torquato Tasso) e tra i più gran­di, contenente quattro chiostri, e la sua chiesa si arricchì durante il Cin­quecento delle più preziose opere d’arte rinascimentali; quindi, la chie­sa venne restaurata nella seconda metà del XVII secolo da Gennaro Sac­co, e dopo la Seconda Guerra Mondiale.

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L’interno, ad unica navata con cappelle laterali, e pianta particolarmente composita e ampia, presentava un soffitto a cassettoni danneggiato dai bombardamenti suddetti. Ai lati si trovano in alto la Gloria di angeli che sostengono tendaggi, affresco di Battistello Caracciolo (inizio Seicento), mentre in basso agli altari marmorei, di Girolamo Santacroce, la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Battista e Pietro, e Cristo e San Pietro sulle acque del lago di Tiberiade (1524) e, di Giovanni da Nola, la Madonna del Soccorso e i Santi Giovanni Bat­tista e Pietro e San Francesco di Paola che salva viandanti da una frana (1532).

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Nel­l’interno dell’Oratorio del Santo Sepolcro, situato in fondo sulla destra della navata, s’incontra una suggestiva Pietà composta da otto statue in terracotta realizzata da Guido Mazzoni nel 1492 che compongono, disposte con atteggiamenti e pose diverse, la scenografia teatrale della disperazione per la morte di Cristo, disteso e compianto; in fondo alla parete sono due rilievi di Girolamo D’Auria, la Resurrezione (1567) e la Sepoltura di Cristo.

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Sono andati perduti dipinti di Michelangelo Merisi da Caravaggio raffiguranti la Resurrezione, San Giovanni Batti­sta e le Stimmate di San Francesco, mentre l’Assunzione della Vergine di Bernardino Pinturicchio è nel Museo di Capodimonte.