lunedì, 21 Set, 2020 Espresso napoletano

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Ciak Pompei

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La città distrutta dal Vesuvio ispira il cinema: dagli albori del ‘900 fino all’ultimo kolossal americano.

“Udivi i gemiti delle donne, i gridi dei fanciulli, il clamore degli uomini […]; chi commiserava la propria sorte, chi quella dei propri cari; ve n’erano che per timore della morte invocavano la morte; molti alzavano le braccia agli dei, altri più numerosi dichiaravano che non c’erano più dei e che quella era l’ultima notte del mondo”. La testimonianza di Plinio il Giovane sulla tragica eruzione del Vesuvio del 79 d.C. ha attraversato i secoli, offrendoci le prime immagini di distruzione e disperazione, causate dalla potente e naturale violenza del monte dormiente che sovrasta il suggestivo golfo di Napoli.

La catastrofica devastazione di Pompei è un drammatico ricordo di questa calamità che con prepotenza ha fatto di una città portuale colma di vitalità, un museo all’aria aperta, abitato dai tanto celebri quanto raccapriccianti corpi pietrificati dalla lava. Immagini così evocative, di un panorama che in tutto il suo aspetto scenografico è in verità reale, come possono non racchiudere un considerevole potenziale cinematografico? Gli addetti del settore ne sono di sicuro consapevoli e molti di loro hanno trovato la perfetta ispirazione in un popolare romanzo del 1834, Gli Ultimi Giorni di Pompei, dell’inglese Edward Bulwer-Lytton, che racconta l’amore impossibile tra il poeta Glauco e la greca Jone, e sullo sfondo il Vesuvio pronto a seppellire la città.

Ricostruzione Pompei - Pompei dal British Museum

Ne sono state realizzate sette versioni su grande schermo, a partire dal film muto del 1908, per l’appunto “Gli Ultimi Giorni di Pompei”, diretto da Arturo Ambrosio e Luigi Maggi, primo film storico-epico del cinema italiano. Seguì, nel 1913, la versione diretta da Mario Caserini ed Eleuterio Rodolfi, e lo stesso anno si aggiunse una terza titolata “Jone” di Ubaldo M. Del Colle e Giovanni E. Vidali; nel 1926 arrivò poi la successiva diretta da Carmine Gallone e Amleto Palermi. La quinta trasposizione cinematografica (seppur poco fedele) fu di produzione statunitense, “The Last Days of Pompeii”, diretta nel 1935 da Merian C.Cooper ed Ernest B.Schoedsack  con i volti di Preston Foster, Basil Rathbone e Alan Hale. Quindici anni dopo, nel 1950, fu realizzata una nuova pellicola, co-produzione di Italia e Francia, diretta da Marcel L’Herbier e Paolo Moffa. Così nel 1959 si arrivò all’ultimo film d’ispirazione letteraria che vide l’esordio alla regia di Sergio Leone.

 

Fu quest’ultima una vasta produzione che impegnò Italia, Spagna, Principato di Monaco e Germania; le redini furono affidate inizialmente a Mario Bonnard, che a causa di una malattia dovette cedere la macchina da presa al suo aiuto-regista, per l’appunto Leone. Sette versioni, di cui quattro italiane, due in co-produzione e una made in USA; più, in aggiunta, un’omonima miniserie della Abc del 1984.

Locandina_Gli_ultimi_giorni_di_Pompei

Le rovine campane sono state quindi protagoniste anche del piccolo schermo, particolarmente celebrate dalla britannica BBC, che le ha dedicato una serie tv “Up Pompeii!” (1969-1970), il docu-film “Pompeii: The Last Day” nel 2003, e un’affascinante rivisitazione dell’evento storico offerta da un episodio della nuova serie del Doctor Who, “Le Fiamme di Pompei” (2008).
Anche la Rai ha proposto per il ciclo Imperium una miniserie di ambientazione pompeiana nel 2007, per l’appunto “Pompei”, con protagonista Lorenzo Crespi.

Ma il notevole interesse anglosassone per le vittime del vulcano, è culminato lo scorso novembre con il docu-film “Pompei: dal British Museum”, il primo evento cinematografico interamente prodotto da uno dei più grandi musei del mondo, basato sulla mostra Life and death in Pompeii and Herculaneum. Con lo strabiliante risultato ottenuto in pochi giorni di programmazione, è riuscito a dimostrare l’esistenza di un reale bisogno di cultura.

A circa tre mesi di distanza la tragedia pompeiana è stata riportata ancora una volta sul grande schermo: “Pompeii” di W.S. Anderson, con Kit Harington ed Emily Browning nelle vesti di sfortunati amanti alla vigilia dell’apocalittica eruzione. Il punto di forza di questa pellicola è senza dubbio la spettacolarità delle immagini, con la rappresentazione 3D del Vesuvio nelle sue forme originarie, che si staglia alle spalle dell’allora ridente cittadina interamente ricreata in computer grafica, elaborata sulla base di una serie di panoramiche girate in precedenza.

Poster_del_film_Pompei

È evidente che le rovine ai piedi del vulcano rappresentino un’attraente location, ma anche per film che trattano d’altro, come non citare ad esempio il “mitico” documentario-concerto dei Pink Floyd a Pompei del 1974?

Ma occorre dimenticare per un attimo il sound rock, e mettere a fuoco nuovamente terremoti, oscure nubi e lapilli… non c’è dubbio che la settima arte sia la nostra forma espressiva più complessa e poli-sensoriale ed è quindi inevitabile che ci mostri la più grande umana paura che è l’incontrollabile forza della Natura, e così appare logico che nonostante lo straordinario sito archeologico di Pompei stia crollando pietra dopo pietra, il cinema ne consacri ripetutamente la storia.