mercoledì, 12 Ago, 2020 Espresso napoletano

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Coronavirus, bisogna recuperare valori da tempo smarriti, come la “pietas”

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Ogni giorno siamo costretti a subire notiziari nei quali si parla di numeri di contagi, guariti e, purtroppo, morti. Le notizie certamente non aiutano psicologicamente quanti vivono spesso in solitudine la loro sofferenza. Mi riferisco in particolare alle persone anziane, ma non solo. È vero, Totò scrisse nel suo capolavoro “‘A livella”: “Nuie simme seri, e appartenimmo a morte!”, ma non è un motivo per ricordarcelo ogni giorno più volte.

Forse un taglio diverso, più sobrio, potrebbe aiutare quanti avrebbero necessità di serenità e rispettoso conforto. È indubbio che ci troviamo di fronte ad un nemico invisibile che sta colpendo l’umanità intera con una pandemia che al momento non sembra trovare soluzioni, nonostante gli sforzi della comunità scientifica. L’unica certezza è l’incertezza. E ad essa si stanno unendo problemi economici gravissimi, con conseguenze devastanti che solo in parte riusciamo a percepire. La grande assente resta l’Europa che, mai come in questo momento, avrebbe dovuto esprimere un’unità di intenti ed una coesione allo stato poco visibili, anche se ultimamente la commissione europea sta rivedendo le proprie posizioni. Soltanto chi vive direttamente i disagi può capire la triste condizione di disperazione quotidiana della gente, ancora più grave in presenza di bambini.

Ed è proprio ai bambini che oggi voglio rivolgere la mia attenzione, ai milioni di bambini che ogni anno perdono la vita su questo pianeta perché colpiti da malnutrizione e da malattie più o meno contagiose, con un’assistenza del tutto inadeguata, nonostante gli sforzi di tanti volontari (soprattutto religiosi, ma non solo) che con lodevole sacrificio rischiano la loro vita per aiutarli. Eppure, in relazione all’entità del delicato fenomeno che ci sta toccando, meriterebbero forse una più puntuale e concreta attenzione.

E non possiamo non citare i morti, che ormai non fanno più notizia, di guerre che continuano a colpire intere popolazioni con effetti devastanti in diversi Paesi dove la pace è diventata un lusso impossibile. E che dire, per restare in tema, delle tragiche conseguenze dello stesso Coronavirus in India, nei Paesi africani o sudamericani, dove il sistema sanitario, se esistente, non è in grado di fornire la necessaria assistenza?

Leggiamo di improvvisi trasferimenti di milioni di persone dalle grandi città, dove già vivevano in condizioni di estrema povertà, per raggiungere le loro povere abitazioni nelle campagne nella speranza di sfuggire al contagio. Situazioni drammatiche che solo in minima parte riusciamo a cogliere attraverso gli organi di informazione. La lontananza purtroppo non ci aiuta a capire le tragedie di chi non ha voce per farsi ascoltare. Il vero problema è che sul nostro pianeta si registrano da secoli situazioni di assoluta ingiustizia sociale a danno di popolazioni che vivono nella solitudine la loro disperazione.

“Mors tua vita mea!”, antica espressione sempre attuale perché esprime appieno l’egoismo umano, puntualmente condito da fervida ipocrisia. Contano solo il dio denaro e il potere! Altro che “pietas” latina, intesa come amore e rispetto per il prossimo, solidarietà e partecipazione, sostegno nei confronti di coloro che vivono nell’abbandono e nella sofferenza. Generosità nella gestione delle crisi umanitarie. Ovviamente, ciò senza dimenticare l’impegno di quelle istituzioni e organizzazioni che comunque cercano di fare qualcosa per aiutare chi ha necessità.

Ma evidentemente non basta, se, come avviene, gli eventi più gravi stanno determinando esodi biblici di popolazioni che cercano di sfuggire alle guerre, alla fame, alle malattie, alle oppressioni e alle calamità di ambienti sempre più ostili perché offesi dalla mano irresponsabile dell’uomo. I deserti avanzano, i ghiacciai si sciolgono, le foreste vengono distrutte, le forme di inquinamento crescono, gli esperimenti nucleari distruggono gli ecosistemi. Il pianeta è ormai in uno stato comatoso. Né si valorizzano appieno le fonti di energia alternativa. La natura ovviamente si ribella. Nell’ultimo articolo ho scritto “per legittima difesa”. È proprio così! Il dramma del contagio da Coronavirus dovrebbe indurre l’umanità a riflettere seriamente sulla necessità di cambiare rotta finché siamo ancora in tempo. Gli interessi di lobby che non hanno alcuna forma di rispetto per la vita vanno banditi con decisione. È ora di finirla! È in gioco il futuro dell’umanità e probabilmente siamo già in ritardo per rimediare. Pessimismo? No! Puro realismo. Dobbiamo avere il coraggio di dire la verità! Dobbiamo ritrovare i veri valori da tempo smarriti!

Il rispetto per la dignità e la vita delle persone, il rispetto per il nostro piccolo pianeta e l’etica devono essere sempre al primo posto. I potenti del mondo devono capire che se il pianeta reagisce, la sua violenza non risparmierà nessuno, neanche i loro figli. E qualche dimostrazione l’ha già data. Allora, riflettiamo cercando di non dimenticare. Da questa dura situazione causata da un piccolo virus invisibile, cerchiamo di trarre un giusto ammaestramento di vita e, soprattutto, di ricordarci sempre che esistono anche gli altri, vicini o lontani, nei cui confronti la “pietas” non deve mai mancare. Il diritto alla vita è uguale per tutti! È l’unica legge che può salvarci, quella dell’amore, perché l’ amore è vita. Papa Francesco docet! Senza, ci sono odio, distruzione e morte, né c’è futuro per l’umanità.