martedì, 29 Set, 2020 Espresso napoletano

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Costa d’Amalfi DOC

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La Costiera Amalfitana, nota in tutto il mondo per le sue bellezze naturalistiche, si estende da Positano a Vietri sul Mare. Lambisce il mare creando scenari mozzafiato e tocca il cielo con i monti Lattari. A prima vista non sembra essere un territorio adatto all’allevamento della vite, eppure dalla costa alle alture è ricca di terrazzamenti, dove la terra fu portata a spalla e in poco più di cinque metri di larghezza sono piantati i vigneti della doc Costa d’Amalfi.

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Anticamente la viticoltura era permessa dalla creazione delle Macère, cioè muri di contenimento a secco, ed il vignaiolo doveva trasformarsi in contadino e in pescatore, secondo le stagioni.
La parte più vocata per la vite nel territorio amalfitano è quella delle sottozone Furore, Ravello e Tramonti. I vitigni più rappresentativi sono l’Aglianico e la Falanghina, ma mi piace menzionarne altri, decisamente più tipici ed antichi, che hanno fatto la storia dei vini di questa regione, mantenendo le caratteristiche originarie, perché allevati a piede franco. Si tratta di vitigni dai nomi suggestivi, sconosciuti ai più ma ben noti agli antichi viaggiatori come Ibsen e Gregoriovus, che amavano questa terra. Il più noto è il Biancolella, presente soprattutto nell’isola di Ischia, dove viene vinificato in purezza o abbinato al Forastera. Contribuisce a produrre molti vini delle denominazioni campane, come Capri, Campi Flegrei, Penisola Sorrentina e Costa d’Amalfi.

Biancolella

Il Fenile prende il nome dal colore dorato dell’uva che ricorda quello del fieno. La Ginestra, un tempo confusa con la Falanghina, il cui nome deriva dal caratteristico profumo del fiore. Il Pepella, esclusivo dell’entroterra amalfitano, le cui uve presentano, oltre ai normali acini, alcuni piccolissimi, grandi come grani di pepe. A Tramonti troviamo il Tintore, chiamato così per la ricca materia colorante sotto la buccia. La sottozona Furore è certamente la più interessante. La località è il “paese che non c’è”, con le vigne sdraiate sulle rocce a picco sul mare, che danno vini che sanno di roccia e di mare. Il bianco nasce dall’uvaggio di Falanghina e Biancolella, mentre il rosso da quello di Aglianico e Per ’e Palummo. La punta di diamante della doc Furore è il vino Fiorduva, delle Cantine Marisa Cuomo, prodotto che vanta un ricco medagliere.

Fiorduva, delle Cantine Marisa Cuomo

Il Fiorduva è la vera espressione del “vino estremo”, innanzitutto per la collocazione dei vigneti, poi per le bassissime rese ed infine per la scelta dei vitigni: Fenile, Ginestra e Ripoli, le cui uve vengono raccolte surmature. Il vino presenta un colore giallo carico con riflessi dorati. Il profumo ricorda l’albicocca e la ginestra, mentre al gusto è molto persistente e morbido. Da abbinare ai piatti di pesce, crostacei e frutti di mare, o formaggi di media stagionatura.