venerdì, 07 Ago, 2020 Espresso napoletano

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Covid-19, crisi socio-economica, criminalità e possibili soluzioni

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Improvvisamente e inaspettatamente ci siamo trovati di fronte ad un fenomeno, quello del Covid-19, che ha colpito non soltanto l’Italia, ma anche tanti altri Paesi del mondo. Tralasciamo in questa sede quanto è stato detto sulle cause del virus e sul luogo di origine, in Cina. Né andiamo ad analizzare le sue incidenze sul piano sanitario riportando sconfortanti dati relativi al numero di morti, contagiati ed altro. Né citeremo le ataviche criticità del nostro sistema sanitario, comunque superate in parte grazie al sacrificio lodevole del personale addetto.

Portiamo invece la nostra attenzione sulle drammatiche conseguenze registrate sotto il profilo socio-economico e non solo. Penso in particolare agli aspetti affettivi e psicologici. Potremmo partire dalle esortazioni di Papa Francesco che, nel silenzio di una piazza San Pietro insolitamente deserta, ha invitato i potenti del mondo a sostituire al contagio del virus quello della solidarietà, evitando le cosiddette “politiche dello scarto”. Aspetto più volte ribadito dal Santo Padre.

Esse, infatti, non considerano minimamente le condizioni disperate di intere popolazioni, martoriate da guerre, siccità, fame, malattie, con milioni di morti, soprattutto bambini, ed inevitabili esodi biblici. Situazioni spesso ignorate, non toccandoci direttamente, se non marginalmente (cito il noto problema delle immigrazioni di migliaia di disperati clandestini). Sul delicato ed interessante argomento spero di potere tornare in un prossimo articolo.

Per ora desidero soffermarmi sulle problematiche già in parte emerse, ma che si evidenzieranno ulteriormente in futuro anche nel nostro Paese, colpito da numerosi lutti e tanta povertà. Io, che ho conosciuto realtà come la Calabria, la Sardegna e la Campania, dove le criticità di natura economico-sociale sono storicamente avvertite, mi domando come quelle popolazioni stiano vivendo questo momento così difficile per tutti. I piccoli imprenditori e non solo sono sull’orlo del fallimento. Il turismo è azzerato. L’economia è ferma. Le famiglie sono in condizioni di sopravvivenza. È vero, tutto il Paese è in difficoltà, ma è anche vero che il Centro-sud è gravato da una pesante crisi da decenni, causata dall’assenza o quasi di prospettive per i giovani, peraltro restii nell’apprendimento di mestieri utili e necessari, o nel fare lavori nei campi, dove troviamo solo stranieri.

Pensiamo ai piccoli paesi delle zone interne, come il Nuorese, l’Aspromonte ed altre ancora, i cui abitanti sono ormai in prevalenza anziani. Unici riferimenti sono i sindaci, i parroci e i carabinieri. Poi, il deserto. O pensiamo pure alle invivibili periferie di città come Roma, Napoli, Palermo, Bari, dove i fenomeni di criminalità hanno trovato da secoli facile dimora. Quando incontravo nei rioni di Napoli o anche nel carcere minorile di Nisida tanti giovani smarriti e disorientati per sfortunate vicende personali e familiari, mi chiedevo come avrebbero fatto ad integrarsi in una società che non offriva alcuna prospettiva di vita. I papà erano spesso in carcere, le mamme si arrangiavano come potevano e tanti minorenni, cresciuti nelle strade dei vicoli, cadevano nelle mani della criminalità, come vedette e corrieri della droga. Qualcuno faceva il salto di qualità entrando in gruppi armati, pronto a commettere omicidi, rapine ed estorsioni.

Ricordo, per tutti, un minore che fece parte di un pericoloso sodalizio responsabile di una tragica rapina in un’oreficeria a Maddaloni, con un violento conflitto a fuoco nel quale fu ucciso un generoso militare dell’arma, Tiziano Della Ratta, sposato, con un bambino piccolo. A lui, ora, medaglia d’oro al valore militare alla memoria, e ai suoi cari va il mio ricordo più grato e affettuoso.

Ebbene, realtà così critiche dal punto di vista socio-economico, che da decenni soffrono il peso della criminalità, come potranno ripartire, o meglio, cercare di iniziare una nuova vita uscendo da un sistema che non offre concrete alternative? E come si stanno organizzando i sodalizi criminosi per porsi come riferimenti fornendo prestiti usurai a quanti, già gravati dal peso delle estorsioni, sono ormai in fallimento a causa del blocco dovuto al Covid-19? Quante altre attività commerciali finiranno nelle mani della criminalità? Le forze di polizia e la magistratura, già da tempo lodevolmente impegnate nella lotta al crimine, riusciranno ad arginare il delicato fenomeno delle infiltrazioni mafiose nell’economia e nella vita sociale? Questa, credo, sarà la vera sfida!

Bisogna cercare di fare ripartire l’economia evitando che la mafia o organizzazioni similari possano condizionare il sistema appropriandosi di risorse destinate alle imprese e ai cittadini bisognosi. Mi riferisco in particolare alla criminalità organizzata, i cui interessi illeciti si sono estesi in diversi settori (appalti, edilizia, traffici di droga, estorsioni, rifiuti urbani, ambiente ed altro ancora). E ciò senza dimenticare i fenomeni di micro-criminalità originati dalla disperazione di chi, non avendo disponibilità, decide di commettere reati per procurarsele. È evidente che il compito delle forze dell’ordine non sarà facile, soprattutto se la pandemia dovesse continuare anche nei prossimi mesi. Ma siamo fiduciosi sulla loro grande professionalità e sull’encomiabile senso del dovere che ne ha sempre caratterizzato l’operato. Tuttavia, ciò non può né deve essere considerato sufficiente.

Occorre ben altro! È infatti ormai indispensabile che tutte le istituzioni entrino decisamente in campo facendo ciò che già dal Dopoguerra doveva essere fatto. Abbiamo vinto il terrorismo, ma i problemi di natura socio-economica sono rimasti. Sono rimaste le difficoltà dei giovani! Soprattutto, si è registrato uno scadimento della formazione e del livello culturale, iniziato con il cosiddetto “sei e diciotto politico”, per poi proseguire con le pressanti interferenze di genitori quasi sempre incompetenti nella gestione della scuola, con svilimento delle funzioni del corpo insegnanti. Ovviamente, senza generalizzare. Famiglie, scuole, organizzazioni statali e sociali, la stessa Chiesa, devono oggi riassumere i loro ruoli fondamentali per riaffermare funzioni e competenze, seguendo gli insegnamenti dati da Papa Francesco nei suoi recenti e preziosi interventi. È indispensabile avere il coraggio di cambiare tornando all’antico! Al centro, la famiglia con i suoi valori storici! Non basta dare sussidi, che soltanto nei casi di effettiva e documentata necessità è comunque giusto assegnare. Occorre creare opportunità di lavoro, sottraendo i giovani alla criminalità. Le università non possono diventare il parcheggio dei disoccupati, più o meno volenterosi.

È necessario a tal fine promuovere i mestieri, aiutare le famiglie in difficoltà, riformare la scuola restituendole la sua identità storica, riaffermare nella pubblica amministrazione la meritocrazia, introdurre i controlli in ogni settore fissando precise responsabilità. L’assistenzialismo non risolve i problemi. Li crea! Origina passività, inedia e mortificazioni. L’unica soluzione concreta è il lavoro. Tutti devono rendersi conto della necessità di dovere ritrovare la passione per i cennati mestieri, peraltro ben remunerati. 

In tale contesto diventa fondamentale la certezza del diritto, partendo dalla conoscenza e dal pieno rispetto della nostra Costituzione, da riportare sui banchi di scuola e non solo. Tutti devono conoscerla e rispettarla! I diritti e i doveri vanno tutelati, sempre e comunque. L’etica deve essere alla base di qualsiasi attività. L’educazione civica va insegnata già nelle elementari. Questa è rinascita! Questa è “civiltà”! Solo così si darà forza al messaggio di Papa Francesco facendo risorgere la speranza per un futuro migliore.