martedì, 24 Nov, 2020 Espresso napoletano

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Covid-19, una crisi senza fine – Il punto di Carmine Adinolfi

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Dopo l’ennesimo Dpcm sulla gestione dell’emergenza covid da parte del governo, la situazione del paese non sembra affatto migliorare. Anzi! Tanta confusione!

Solo recentemente sembra essere emersa la buona volontà, peraltro tardiva, manifestata dall’attuale maggioranza nel ricercare soluzioni condivise.

Eppure, reiterate esortazioni da tempo sono state rivolte dal presidente Mattarella, finalizzate a coinvolgere le forze in campo nell’interesse esclusivo del paese. Esse andavano recepite subito, mettendo da parte protagonismi ed ideologie, dannosi per tutti.

L’interesse nazionale, infatti, va sempre considerato prioritario, soprattutto in presenza di gravi calamità.

La situazione è ormai notoriamente difficile, come confermato dalle numerose proteste in piazza, peraltro strumentalizzate da delinquenti di diversa matrice che stanno cercando di cavalcare il disagio di tanti cittadini onesti. Si tratta di un malessere gravissimo che sembra destinato a crescere a causa dell’inadeguatezza dei provvedimenti sinora adottati o solo annunciati per ‘ristorare’ le consistenti perdite di attività congelate in tutto o in parte da lockdown più o meno estesi. Come sappiamo, gli interessati dei vari settori non chiedono assistenzialismo, peraltro inutile, ma chiedono di continuare a lavorare per fronteggiare spese altrimenti non più sostenibili. In sintesi, si rischia il totale fallimento di migliaia di aziende, in parte già avvenuto, con il conseguente licenziamento di milioni di persone con famiglie da mantenere e mutui da pagare.

È il collasso della società. La disperazione delle famiglie!

Gli interessi in gioco sono molteplici e la macchina è così complessa da non essere facilmente gestibile, soprattutto se mancano le indispensabili professionalità nei diversi settori.

Ma niente arriva per caso. E niente si inventa nella vita.

Tanti si domandano: questa situazione poteva essere evitata con interventi mirati subito dopo la prima fase dell’emergenza, tenuto conto che era noto un verosimile ritorno del contagio da virus?

Non scendiamo sulle polemiche emerse per la mancanza di iniziative sul piano strutturale che avrebbero potuto e dovuto limitare i danni rendendo possibile una maggiore prevenzione, senza penalizzare pesantemente lavoratori, imprese e famiglie.

Ma non si può non considerare che un’azione più tempestiva ed efficace in settori comunque prioritari, come quelli della sanità e dei trasporti, o anche della scuola, forse avrebbe evitato il ricorso a successivi drastici provvedimenti a danno dell’economia.

È evidente che la tutela della salute rappresenta un diritto/dovere assolutamente prioritario.

E in merito, senza considerare le pregresse disastrose gestioni della sanità pubblica, a fronte di una non occasionale crescita di strutture private, ci domandiamo cosa sia stato fatto per migliorare la situazione, in particolare nel centro-sud, con ospedali fatiscenti e carenti di personale, mezzi e risorse.

Non a caso moltissimi cittadini con delicate patologie continuano ad andare al nord per avere un’assistenza più qualificata, trovando, peraltro, bravissimi medici di origine meridionale.

Ed oggi, perché molti, avendo la necessità di fare il tampone con urgenza, sono di fatto costretti a rivolgersi a studi privati, ovviamente a pagamento? E chi non ha disponibilità?

E perché si ignorano da tempo i numerosi casi – di gran lunga superiori a quelli del Covid – di decessi causati da altre gravissime patologie che probabilmente non hanno più la necessaria attenzione negli ospedali riservati in parte all’emergenza in atto?

Le criticità dei trasporti e della scuola sono ampiamente note a tutti. Perché non sono state avviate iniziative concrete per tempo per evitare problemi di contagio? E cosa dire delle aziende in crisi da anni senza soluzioni per migliaia di operai destinati a restare senza lavoro?

Stupisce che gli organi di informazione non diano la giusta rilevanza a problematiche ormai incancrenite del mondo del lavoro, stranamente dimenticate sebbene irrisolte.

E cosa dire, infine, del settore dei lavori pubblici, praticamente fermo da anni, senza progetti e senza una attenta manutenzione delle strutture già esistenti?

Il nostro paese è in uno stato comatoso causato da un’atavica gestione politica del tutto inadeguata, poiché lontana anni luce dai problemi reali del territorio e della popolazione.

Nel quadro non certamente esaltante appena descritto, seppure genericamente, preoccupa molto la confusione che emerge nei rapporti istituzionali tra il centro e la periferia, per iniziative unilaterali talvolta contrastanti che originano non poca confusione con un generale disorientamento dei cittadini.

Va sottolineato che la continua successione di provvedimenti diversi in brevissimo tempo non consente di programmare attività imprenditoriali che, invece, richiederebbero tempi medio/lunghi per essere sviluppate.

È la paralisi!

Ormai manca la fiducia. Niente più investimenti, neanche stranieri. Questo ed altro stanno causando una crescente crisi economica con tensioni sociali pericolosissime.

I danni nei vari settori vengono calcolati in numerosi miliardi, certamente non compensati dai cosiddetti fondi europei, se e quando arriveranno. Comunque in tempi non brevi!

E ci domandiamo perchè non prendere il prestito europeo per la sanita, attestata l’esigenza di fare interventi urgenti nel settore? Pochi milioni di interessi non giustificano tale inerzia!

Non è accettabile che divergenze ideologiche nella stessa maggioranza stiano portando a trascurare una concreta possibilità di risanamento di un settore così indispensabile proprio per la tutela della salute pubblica. Siamo già in ritardo! E non possiamo trovare conforto nelle analoghe criticità di altri paesi non solo europei, asserendo che comunque noi saremmo stati piùù bravi nel fronteggiare l’emergenza. Ma è vero? Ne dubito.

Osservando la situazione internazionale, emergono non poche perplessità nel registrare che l’ unico paese in condizioni quasi ottimali sul piano sanitario ed economico sarebbe proprio la Cina, da dove, come noto, sarebbe partito il virus.

Casualità? Maggiore capacità di gestione? Disinformazione? Altro?

Non si saprà mai! Ma intanto sembra che la Cina stia acquisendo strutture portuali importantissime nel mediterraneo per lo sviluppo di rilevanti attività commerciali. Sarà vero? Dove?

Di fronte a notizie comunque incerte, ci asteniamo dal fare inopportuni commenti. Ma restano preoccupanti dubbi.

La verità è una: stiamo vivendo la peggiore crisi socio/economica dal dopoguerra ad oggi. E non è un caso.

Si avverte sempre più la necessità di avere un paese coeso, con una capace gestione condivisa. Si richiedono grande competenza ed altrettanto senso di responsabilità, senza assistenzialismo a pioggia che non produce futuro.

Chi pagherà i debiti contratti senza investimenti? I nostri figli?

Le abitazioni ed i risparmi sono, nella generalità dei casi, frutto di lavoro, responsabilità, mutui e sacrifici. Sarebbe ingiusto e immorale colpirli con altri prelievi per coprire debiti causati da un’azione politica del tutto inadeguata. Miliardi spesi malissimo! Si premia solo chi ha lavorato in nero.

Le speranze del paese restano nella saggia guida del presidente Mattarella, sicuro ed unico riferimento per arrivare a soluzioni concrete ed efficaci nel contesto di un’Europa che si auspica più unita in un momento storico così difficile per tutti. Ma quando? Questo è il punto!