Coviello, Scaramuccia e Tartaglia, le altre maschere

Le maschere di Carnevale regionali nascono dal teatro dei burattini, dalla Commedia dell’arte o da tradizioni ancora più antiche delle nostre regioni. Alcune sono rimaste famosissime ancora oggi, simboli indiscussi di una città o di un intero popolo, altre invece nel corso dei secoli hanno perso progressivamente celebrità.

Se Pulcinella, ad esempio, non ha bisogno di presentazioni, lo stesso non si può dire di altre maschere napoletane famosissime tra il XVII e il XVIII secolo come Coviello, Scaramuccia e Tartaglia.

Coviello

Le prime tracce di questa maschera si hanno sul finire del Cinquecento, il termine “Coviello” deriva da Iacoviello, ossia “Giacomino”. Coviello non ha un ruolo ben definito e il suo carattere varia a seconda delle esigenze teatrali. Indossa una maschera dal naso lungo e ha sempre con sé un mandolino. A renderlo noto fu soprattutto Salvator Rosa, che lo caratterizzò come un personaggio furbo e spaccone. Compare anche nella commedia Il borghese gentiluomo di Molière.

Scaramuccia

Scaramuccia è invece una maschera che deriva direttamente dalla più antica del Capitano, con cui condivide molti tratti caratteriali. È vanaglorioso e si vanta di imprese in realtà mai compiute. Nacque a Napoli con il nome di Scaramuzza, assumendo la nuova denominazione nel corso del Settecento in Toscana. Il suo abbigliamento è completamente nero secondo l’uniforme degli spagnoli di stanza a Napoli e la sua popolarità si deve per lo più all’attore Tiberio Fiorilli, che lo rappresentò anche in Francia con grande successo.

Tartaglia

Tartaglia nasce in realtà a Genova ad inizio Seicento, ma divenne popolarissima a Napoli sul finire del secolo grazie all’interpretazione dell’attore Carlo Merlino. Deriva dalla più antica maschera del Dottore e il suo costume è costituito da un abito e un mantello verdi a strisce gialle, un collare bianco e occhiali verdi. Fortemente miope, il suo nome deriva dalla balbuzie di cui è afflitto. È una maschera prevalentemente comica che non denota mai uno spessore caratteriale rilevante.

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