Cravatte Napoli: l’essenza dell’eleganza

foto da @123rf

Fascino senza tempo, eleganza e qualità eccelsa. Sono queste le caratteristiche che contraddistinguono un accessorio come la cravatta e, in particolar modo, la cravatta sartoriale napoletana.

Non è un caso se molti personaggi di spicco del nostro tempo scelgano come souvenir proprio le cravatte di Napoli. Un semplice accessorio che, in questa città, tramanda storia e passione di un lavoro che è quasi un’arte. Ma come è nata la cravatta? E cosa sono le cravatte a sette pieghe di cui si sente tanto parlare?

Com’è nata la cravatta?

La paternità della cravatta è oggi attribuita ai croati, che l’avrebbero diffusa poi in tutto il mondo tra il 1618 e il 1648, all’epoca della Guerra dei Trent’anni. Questa paternità è comunque dibattuta. In un articolo del Corriere è infatti segnalato come in un libro di Cesare Vecellio (1530-1601) si facesse già riferimento alla cravatta. E come avrebbe potuto Eustache Deschamps, nella seconda metà del 1300, scrivere una ballata dal titolo “riannodare la sua cravatta” se questa non fosse già esistita? 

Certo è che le cravatte dell’epoca non erano come quelle che oggi conosciamo, ad esempio, come le cravatte di Napoli. Dalle sue origini, sicuramente più antiche, vediamo la sua prima manifestazione moderna nel 1850 in Inghilterra. Più precisamente a Macclefied, nel Surrey. 

Ma come siamo arrivati alle “cravatte Napoli”? 

Da quel 1850, la cravatta si è poi rapidamente evoluta e diffusa nell’accessorio che oggi indossiamo. Non stupisce dunque che, una volta incontrata l’eccellenza della sartoria napoletana, questa l’abbia resa quasi un oggetto di culto. Personaggi politici, dello spettacolo, membri di casate reali: oggi quando si cerca “cravatte Napoli” si viene subito rimandati a immagini che immortalano certe personalità con al collo questi simboli di qualità sartoriale napoletana. Ma ce n’è un tipo che racchiude l’essenza di quest’arte. 

Cosa sono le cravatte a sette pieghe? 

Ne avrete sicuramente sentito parlare. Ad oggi è uno dei tratti distintivi delle cravatte di Napoli. Si tratta di una cravatta il cui tessuto, prima di essere completato dalla cucitura finale, viene ripiegato su se stesso. Ciò che ne viene fuori è una cravatta più spessa, e per questo più “salda” e meno soggetta ad allentamenti.

Dopo un primo boom agli inizi del 900, le cravatte a sette pieghe vennero messe da parte, per via del loro processo produttivo. Questo richiedeva generalmente molto più tempo per essere completato. Nel secondo dopoguerra i sarti dovettero fare, come si suol dire, di necessità virtù e, seppur più laborioso, questo sistema permetteva di sfruttare tutto il tessuto disponibile. Diventeranno dunque molto in voga, soprattutto grazie alla sartoria napoletana, tra gli anni ’60 e ’70. Tanto che oggi, quando si cerca “cravatta Napoli” sui motori di ricerca si da spazio fin da subito alla cravatta a sette pieghe. 

Cravatte Napoli e cravatte Marinella 

E quando si dice cravatte napoletane, la mente corre subito al nome Marinella. Un’istituzione in città ma apprezzato anche all’estero, nata da Eugenio Marinella più di cento anni fa, nel 1914. Ne scriverà Matilde Serao, dell’intenzione del suo proprietario di ricreare un angolo di Inghilterra a Napoli. E dagli anni ’60 ad oggi, le cravatte Marinella adornano il collo di presidenti della Casa Bianca, del Re Carlo III del Regno Unito. Un successo che porterà all’apertura di negozi in giro per il mondo, da Tokyo a New York fino a Parigi. E nel 2017 le opere, perché ormai di questo possiamo parlare, faranno mostra di sé al MoMA di New York nella mostra “ITEMS: Is fashion modern?”

 

 

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