martedì, 26 Gen, 2021 Espresso napoletano

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Crollo arco borbonico: tra flash mob e rifacimento

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Il 2 gennaio, appena ripresi dai festeggiamenti di un Capodanno per certi versi inusuale, Napoli ha dovuto fare i conti con un pezzo di storia che se ne è andato, forse per sempre. L’arco borbonico risaliva al ‘700 e nacque come approdo per i pescatori che venivano da Santa Lucia e, successivamente, trasformato come terminale di scarico fognario.

Un disastro annunciato

Per anni il monumento era stato abbandonato all’incuria del tempo e della sorte. Coperto di erbacce, ogni anno qualche frammento finiva in mare. Solo da qualche tempo si era presa la decisione di puntellarlo con dei tubi di ferro, promettendo “imminenti lavori di riqualificazione”. Lavori che, come sappiamo, non sono mai arrivati. La mattina del tre gennaio, con gli ultimi resti dell’arco che aveva resistito una notte intera alla terribile mareggiata, qualcuno ne accendeva qualche lumino in ricordo, mostrando rabbia e sconforto.

C’è chi non si rassegna

Non si fanno sconti sulle dure accuse rivolte alla burocrazia del capoluogo che poco ha fatto per impedire quanto accaduto, giudicata farraginosa e incapace di intendere una vera e propria mediazione tra l’incuria in cui certi monumenti versano e le azioni necessarie per tutelarli. Pochi giorni fa un folto gruppo composto da associazioni civiche e movimenti identitari si è prodigata in un flash mob con due richieste, una più urgente dell’altra: il recupero dei frammenti dell’arco borbonico finiti in mare e l’istituzione di una figura di Garante dei Beni Culturali, capace di operare in quella mediazione necessaria, su cui spesso la realtà istituzionale è stata manchevole. Più precisamente, gli autori del flash mob sono stati Progetto Napoli, Cambiamò, Insieme per Napoli, Comitato Civico Portosalvo, Casa del Consumatore e Identità Meridionale.

Gli interventi urgenti

Il recupero immediato dei frammenti del molo finiti in mare è espressione della nostra cultura che non vuole salvaguardare solo l’estetica del monumento storico, ma è legata alla materialità e alla storicità dello stesso. Si potrebbe ricostruirlo “com’era e dov’era”, come fu per il campanile di San Marco a Venezia, ma a giusta ragione non sarebbe la stessa cosa. Ma non è l’unica azione che si vede necessaria, benché sia la più urgente. La mareggiata ha danneggiato ampiamente anche la scogliera, già usurata. E’ ormai quantomai necessaria un’attenta opera di rifacimento, per evitare che un tale evento possa ripetersi.