Prosegue oggi il nostro viaggio delle Cronache di un Referendum, in cui si traccia il percorso elettorale che ha traghettato l’Italia verso la Costituzione, tenendo conto delle controversie storiche, la corsa ai consensi e le complicanze politiche di quei mesi. Per recuperare le precedenti cronache, clicca qui.
Napoli, 10 maggio
Manca meno di un mese alla data fissata per il referendum. Ieri il re Vittorio Emanuele III, che è a Villa Rosebery (dal 1934 è stata ribattezzata Villa Maria Pia), sul mare di Posillipo, ponendo la sua firma su un foglio di carta bollata da £.12, ha ufficialmente abdicato in favore del figlio Umberto II. È stato l’ultimo, l’atto del re (fascista), che già il 12 aprile 1944, con la formula della luogotenenza, aveva passato i pieni poteri al figlio Umberto. Sul documento firmato ieri Vittorio Emanuele III ha sbagliato anche la data, scrivendo 6 anziché 9 maggio. Apportata la correzione, ha scritto:
Abdico alla Corona del Regno d’Italia in favore di mio figlio Umberto di Savoia, Principe di Piemonte
Questa è la stessa formula usata dal suo avo Carlo Alberto, quando abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II.
La primizia dell’abdicazione è stata comunicata ieri sera, da parte del Ministro della Real Casa, Falcone Lucifero, al presidente del Consiglio De Gasperi. Quest’ultimo, di buon mattino di oggi 10 maggio ha incontrato Umberto e, di conseguenza, anche Pietro Nenni, Giuseppe Romita e Palmiro Togliatti.
In verità da circa un mese circola voce di un Vittorio Emanuele poco lucido. Si racconta che si sia fatto portare su una sedia a rotelle in riva al mare e vi sia rimasto per lungo tempo assorto. Molti sono convinti, però, che il re ha recitato un cliché da consumato attore, che più volte l’ha salvato in situazioni difficili quando, ricorrendo ad una contadinesca furbizia, di fronte a difficili decisioni, sorrideva, restava in silenzio, mostrava vaghezza.
Comunque nella giornata di oggi nella villa c’è un insolito andirivieni. Alle 12, 45 è arrivato Umberto, che si è intrattenuto a lungo col padre. Alle 16,30 è passato il contrammiraglio americano Ellery Wheeler Stone, capo della commissione alleata di controllo per l’Italia. Intanto, a bordo dell’incrociatore Duca degli Abruzzi, da alcuni giorni attraccato al molo San Vincenzo, c’è grande animazione. L’unità navale era in attesa di salpare alla volta di Porto Said, per imbarcare degli ex prigionieri italiani. Poi il comandante ha ricevuto l’ordine di sospendere i preparativi della partenza e tenersi, invece, pronto per una missione speciale.
Da quel momento è stato tutto un rincorrersi di interventi particolari: lucidature, verniciature, rivitalizzazione di arredi. A poca distanza dall’incrociatore sono ancorati due caccia: l’Artigliere ed il Granatiere. Nel tardo pomeriggio di ieri le tre unità navali hanno lasciato il molo e si sono portate nello specchio d’acqua davanti alla Villa Maria Pia di Savoia. Gli equipaggi, da alcune ore, sono in tenuta di parata! Qualcosa di particolarmente importante sta per accadere. Anche perché al molo San Vincenzo sono stati imbarcati ben 50 grossi bagagli.
Ore 19,45: il re Vittorio Emanuele e la regina Elena di Montenegro, ora conti di Pollenzo, a bordo di due motoscafi – dopo un freddo saluto con Umberto e tutta la sua famiglia – raggiungono l’incrociatore Duca d’Abruzzi, che alle 20:00 in punto (l’ora della partenza, così come la data, era stata stabilita dagli alleati) salpa in direzione Bocche di Capri e poi verso l’Egitto. I Savoia saranno ospitati, infatti, a Villa Jela nella città di Alessandria d’Egitto, una residenza messa a disposizione da re Farouk. Il comandante dell’incrociatore, capitano di vascello Luciano Bigi, intanto, conoscendo le simpatie repubblicane della maggior parte del suo equipaggio, ha chiesto di trattare l’ex re alla stregua di un normale passeggero. E così è fatto: nessuno si è curato di lui!
A Napoli intanto, dappertutto si commenta l’epilogo infausto di casa Savoia. I monarchici sembrano soddisfatti della decisione presa da Vittorio Emanuele; il figlio Umberto sembra più presentabile, meno invischiato nelle decisioni politiche paterne e, perciò, di buon auspicio per la vittoria al referendum.
Molti leggono e commentano quanto pubblicato dalla stampa d’opposizione, che non si è lasciata intenerire da vicende familiari e nostalgiche della corona sabauda. Il giornale azionista Italia Libera ha scritto:
Il re fascista abdica e fugge all’estero per sottrarsi al giudizio popolare del 2 giugno;
l’Unità ha aggiunto che l’abdicazione è
L’ultima fellonia di una casa regnante di fedifraghi
l’Avanti! ha concluso:
Il re fascista ha abdicato, gli succede per 23 giorni il principe fascista.


