Prosegue oggi il nostro viaggio delle Cronache di un Referendum, in cui si traccia il percorso elettorale che ha traghettato l’Italia verso la Costituzione, tenendo conto delle controversie storiche, la corsa ai consensi e le complicanze politiche di quei mesi. Per recuperare le precedenti cronache, clicca qui.
Napoli, 12 maggio
Si ha notizia da Roma che il Presidente del Consiglio dei Ministri, Alcide De Gasperi, l’altro ieri ha ricevuto tre lettere da casa Savoia. La prima è l’atto, redatto dal notaio Nicola Angrisano, nel quale sono presenti il tenente colonnello Brunoro de Buzzaccarini e il generale Paolo Puntoni, col quale l’ormai ex re Vittorio Emanuele III dichiara di abdicare a favore di Umberto II.
La seconda missiva autografa, dal valore di circa cento milioni di lire, è a firma dell’ex re, che comunica:
All’atto della mia abdicazione desidero donare allo Stato la mia raccolta di monete italiane
La terza ed ultima lettera è a firma di Umberto II:
Signor Presidente, l’abdicazione di mio padre, mi ha portato ope legis alla successione; quest’atto non muta in nulla i poteri costituzionali da me esercitati in qualità di luogotenente, né modifica in alcuna maniera l’impegno da me assunto nei confronti del Referendum e della Costituente, certo che il governo vorrà collaborare ancora con me nell’interesse del Paese fino alla decisione della consultazione popolare. Le invio, Signor Presidente, il mio cordiale saluto.
Ci sono altre due notizie che riguardano Umberto II. La prima è diffusa dalla stampa monarchica e riguarda un presunto affido al re, perché prepari un provvedimento d’amnistia politica, militare ed amministrativa (peraltro già adottato dal governo democratico, l’anno scorso), per i reati di minore entità. L’atto di clemenza appare come un colpo di spugna su passate responsabilità, se non proprio una sorta di captatio benevolontiae in vista delle lezioni del 2 giugno. Si vuole, forse, ripetere l’indulgente gesto di clemenza dell’ex re Vittorio Emanuele III nei confronti dei fascisti colpevoli del delitto Matteotti? Se ci dovranno essere atti di remissione delle pene, meglio è aspettare l’ormai vicina scelta istituzionale del popolo; così come affidarsi alle decisioni, che non avrebbero, a questo punto, alcun marchio di illegittimità.
La seconda notizia è un comunicato del Ministero dell’Interno:
Si comunica che è completamente destituita da qualsiasi fondamento la notizia apparsa su un quotidiano della sera relativa alla scoperta di un complotto organizzato per attentare alla vita del re. Con l’occasione si avverte che, per l’avvenire, saranno adottati severi provvedimenti a carico dei responsabili della divulgazione di notizie del genere che risultino tendenziose e false.
Intanto si apprende del perché il vecchio re Vittorio Emanuele – che all’alba del terzo giorno di navigazione è di fronte alla costa di Porto Said – abbia scelto di andare a risiedere in Egitto. In quel paese potrà disporre liberamente di beni precedentemente depositati. L’ex re di casa Savoia, infatti, si era preoccupato di chiedere preventivamente il permesso, che gli era stato accordato, al governo britannico di soggiornare proprio in Egitto. Qui potrà condurre giorni sereni (dal punto di vista economico), pensando di fare ormai parte della più lunga collezione di re senza corona che la storia d’Europa ricordi. Come sono stati Leopoldo di Belgio, Carol di Romania, Pietro di Jugoslavia, Zogu d’Albania e Giorgio di Grecia.
Dal giornale inglese Daily Telegraph si apprende anche che il gabinetto britannico è il responsabile dei beni privati del re sabaudo. Così che, solo dopo qualche giorno, Vittorio Emanuele potrà tranquillamente mettere mano alle sue ingenti disponibilità in sterline e far fronte alle necessità economiche di un re in esilio. Sempre il Daily Telegraph riferisce che Vittorio Emanuele dispone di considerevoli investimenti finanziari in molti paesi europei.


