Cronache di un Referendum: 15 maggio

Cronache di un referendum: 16 giugno
Cronache di un referendum: 16 giugno

Prosegue oggi il nostro viaggio delle Cronache di un Referendum, in cui si traccia il percorso elettorale che ha traghettato l’Italia verso la Costituzione, tenendo conto delle controversie storiche, la corsa ai consensi e le complicanze politiche di quei mesi. Per recuperare la precedente cronaca, clicca qui.

Napoli, 15 maggio

Il gruppo è molto numeroso e proviene dalla zona dei Vergini, dove si è tenuto un comizio a favore della monarchia. Oratore ufficiale è stato il maggiore degli Arditi, Alfonso Ciavarella, scarcerato da appena qualche giorno!
In via Duomo, tra slogan e provocazioni contro i passanti, molti sostenitori del re decidono di fermarsi davanti alla sezione comunista Stella, già devastata da una teppaglia monarchica, il 2 aprile scorso. Tentano di assalirla, come da manuale squadrista. Anzi, questa volta hanno altre intenzioni, vogliono distruggerla e, perciò, cercano di provocare anche un incendio. Non c’è da meravigliarsi.

I cosiddetti “lazzaroni del re” amano imporre il loro punto di vista con la prepotenza e la violenza. Non per caso, il comizio dei Vergini è stato organizzato dai fratelli Fofò Esposito e Luigi Campolongo, noti pregiudicati che hanno entrambi conti aperti con la giustizia. L’atto di sfida ha avuto inizio con la parola d’ordine: “Viva il Re e abbasso la Repubblica”. Subito dopo si è passati al lancio di pietre e bastoni, che hanno danneggiato anche il negozio di un vicino fruttivendolo. I comunisti, vista l’impossibilità di contrastare l’agguerrita orda, hanno guadagnato subito l’interno della sezione e vi si sono asserragliati. Un solo sfortunato compagno non è riuscito a tenere il passo dei fuggitivi ed è rimasto incastrato tra la spinta dei tumultuanti e la porta della sezione ormai serrata.

Non ne è uscito bene, avendo preso – lui per tutti – sputi, schiaffi e calci. Intanto, coloro che si erano rinchiusi nelle stanze del piano di sopra, dalla finestra hanno lanciato, per difendersi, due bombe a mano. Hanno procurato 23 feriti tra i monarchici, di cui tre bisognevoli di ricovero in ospedaliero. Quando è intervenuta la polizia non ha potuto che constatare i danni della devastazione e mettere a verbale che l’incendio è stato volontariamente provocato dallo spargimento di liquido infiammabile. Ne è stata testimonianza il rinvenimento delle taniche, che contenevano la benzina prelevata dal deposito monarchico di Porta Capuana.

Quello di oggi non è l’unico episodio di intolleranza repubblicana. Da molte zone del sud rimbalzano episodi, che hanno come protagonisti i lazzaroni del re. A Bari, per esempio, c’è stato un episodio più o meno simile all’assalto alla sezione di via Duomo. A San Giorgio Jonico, in provincia di Taranto, un gruppo di facinorosi monarchici (con l’aggiunta anche di qualche simpatizzante dell’Uomo Qualunque) ha addirittura assalito l’abitazione del sindaco – il socialista Gennaro Cosenza – bastonando sia i familiari presenti che coloro che sono accorsi in difesa.

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