Prosegue oggi il nostro viaggio delle Cronache di un Referendum, in cui si traccia il percorso elettorale che ha traghettato l’Italia verso la Costituzione, tenendo conto delle controversie storiche, la corsa ai consensi e le complicanze politiche di quei mesi. Per recuperare la precedente cronaca, clicca qui.
Napoli, 16 giugno
C’è calma e silenzio dopo i gravi fatti dell’assalto alla Federazione comunista. Martedì scorso (il 12) Umberto II – non mancando di sottolineare di essere ancora in attesa del pronunciamento della Cassazione, per poter decidere poi della sorte della sua dinastia – ha fortemente stigmatizzato i disordini di via Medina ed ha chiesto ai circoli monarchici (non solo di Napoli) di non procedere ad altre manifestazioni di piazza.
Poi, come un fulmine a ciel sereno, nel pomeriggio di giovedì 13 giugno ha comunicato l’improvvisa decisione, che moltissimi Napoletani non avrebbero mai voluto sentire, di voler lasciare il trono e partire per il Portogallo.
Alle 16 Umberto II – dopo essere passato a salutare i collaboratori più stretti al Quirinale – era all’aeroporto di Ciampino. Dopo qualche minuto il quadrimotore Savoia-Marchetti 95 era già in volo per Barcellona, città in cui il re aveva pernottato.
Quindi, il giorno 14 giugno, nuovo decollo per il Portogallo, dove l’ex “re di maggio” era arrivato a Lisbona, ricongiungendosi alla moglie ed ai figli, alle 13:18. Nelle strade di Napoli oggi ci sono molti capannelli. Si commenta, si racconta, si insinua. Umberto è rimasto nel cuore di gran parte dei Napoletani. Però il suo ricordo, nel giro di appena qualche giorno, è già più sfumato. I giornali non ne parlano più con l’intensità delle settimane scorse; i morti delle “giornate della fedeltà monarchica” sono alle spalle. Come alle spalle è il ricordo della stessa Monarchia e dei Savoia. Tra due giorni la Corte di Cassazione darà i risultati definitivi delle votazioni. Ma l’evento non riscuote grande interesse dall’opinione pubblica; la partita è ormai chiusa.
Ora è tempo di guardare al domani, alla neonata Repubblica Italiana, alla ricostruzione del Paese, all’implementazione delle possibilità lavorative, ai figli che crescono in una città che, nemmeno una settimana prima, ha visto proteste, minacce, sangue, assalti, feriti, morti in nome di una scelta istituzionale.
Monarchia o Repubblica? È stata una risoluzione perseguita per convinzione, per passione, per condizionamento? Menomale che è passato questo brutto periodo.
C’è di che parlare oggi: Giordano Cottur, un corridore triestino, ieri –vincendo la tappa di 185 km da Milano a Torino – ha indossato la prima maglia rosa al rinato Giro d’Italia. la squadra di calcio del Torino (con Bacigalupo, Mazzola e Gabetto) sta per vincere il suo terzo scudetto e nelle sale cinematografiche si proietta Sciuscià e già si annunziano le uscite di Notorius e La vita è meravigliosa.
Per le strade si fischietta il nostalgico motivo di Munasterio ‘e Santa Chiara. Eduardo (con Titina De Filippo) sta riscuotendo un travolgente successo con la commedia Questi fantasmi!
E di politica? Si discute poco, molto poco. In verità, durante i giorni dell’appena passata campagna elettorale, a Napoli si è molto parlato del fantasma di Benito Mussolini. Quest’ultimo ha contribuito ad agitare maggiormente il non sereno clima politico. Da un paio di mesi, infatti, la salma del duce era stata trafugata dal cimitero milanese del Musocco e fatta sparire. C’era stata solamente una rivendicazione da parte di un sedicente Partito democratico fascista. Poi, silenzio!
L’improvviso dissolvimento dei resti mortali del capo del fascismo, aveva dato forza ad una ridda di fantasiose ipotesi: “Mussolini è risorto”, “Il corpo del duce è in Inghilterra per volere di Churchill”; “Il corpo di Mussolini è su una mongolfiera”, “No, è adagiato su un barcone in riva al Po”.
Lungo tutti i mesi di campagna elettorale, in ogni caso, i resti mortali del duce non sono stati trovati.
Nonostante l’impegno profuso da Romita (Ministro dell’Interno), che, nell’intento di addivenire in tempi rapidi alla soluzione del caso, ha affidato le ricerche delle spoglie mortali del duce al Questore di Milano, Vincenzo Agnesina. Lo stesso che, ironia della sorte, il 25 luglio 1943 – a Villa Savoia – era il responsabile della sicurezza del duce.
Tuttavia, la sottrazione del feretro e la sua misteriosa e prolungata scomparsa non hanno inciso più di tanto sull’esito elettorale.


