Prosegue oggi il nostro viaggio delle Cronache di un Referendum, in cui si traccia il percorso elettorale che ha traghettato l’Italia verso la Costituzione, tenendo conto delle controversie storiche, la corsa ai consensi e le complicanze politiche di quei mesi. Per recuperare le precedenti cronache, clicca qui.
Napoli, 22-26 maggio
Da un paio di giorni Umberto II è a Napoli. L’hanno accolto centinaia di migliaia di ferventi monarchici e suoi sostenitori personali. Piazza del Plebiscito è in delirio, quando Umberto si affaccia, per salutare e ringraziare, da un balcone di Palazzo Salerno. Circola un forte entusiasmo, che quasi dà certezza di vittoria al referendum. Anche se, forse, è auspicabile pensare al rinvio delle elezioni.
Umberto sente il calore della folla monarchica. Stringe mani, riceve il saluto personale di quaranta Senatori del Regno d’Italia e dello stesso Presidente del Senato, Pietro Tomasi della Torretta. Accoglie l’omaggio del figlio di Giorgio Cini (potente finanziere), dell’ambasciatore spagnolo e del Presidente della Croce Rossa Italiana, Umberto Zanotti Bianco. Sul fronte opposto oltre 130.000 persone hanno invaso le strade della città, in una imponente manifestazione a favore della Repubblica. È stata la risposta del socialisti, dei comunisti, degli azionisti, dei repubblicani, degli iscritti alla Camera del Lavoro alle continue provocazioni dei monarchici.
Tutte le strade cittadine – dal Rettifilo a piazza Municipio, via Roma, piazza Dante, piazza Cavour – hanno visto sfilare un corteo foltissimo, che, solo per sciogliersi, ha impiegato oltre tre ore. Il saluto conclusivo ai manifestanti è portato dal segretario della Camera del Lavoro, Clemente Maglietta. Quando Maglietta si è affacciato da un balcone in Piazza Cavour, c’erano Giorgio Ammendola, Maurizio Valenzi, Lelio Porzio, Scipione Rossi, Costantino Sciucca, Giovanni Lombardi, Emilio Sereni e Vincenzo Dattilo.
Per sciogliere la manifestazione e salutare in nome di Napoli e del lavoro, c’è stato un tripudio di applausi, di “viva la Repubblica!”, di sventolio di bandiere tricolori senza lo stemma sabaudo. È filato tutto liscio, tranne qualche piccola provocazione. Da una finestra dell’Università uno sparuto gruppo di studenti monarchici ha scandito qualche insulto all’indirizzo dei manifestanti. A piazza Dante una mano dissidente, invece, è riuscita a strappare una bandiera penzolante da un camion.
La risposta monarchica all’imponente manifestazione repubblicana è arrivata dopo poco. Sono state inviate, infatti, numerose lettere, attribuite falsamente ai comunisti ed ai socialisti. Con quelle si davano istruzioni contro la religione, la patria, la famiglia e le autorità. È stato fatto affiggere anche un (falso) manifesto elettorale, che esalta la vita in Russia e, al contempo, consiglia ai giovani di osteggiare il matrimonio e la famiglia.
Continua, intanto, nel popoloso quartiere Mercato – dove si presume possa esserci una buona affermazione repubblicana – il ricorso a minacce ed a violente offese da parte dei sostenitori la Monarchia contro tutti coloro che manifestano differente intenzione di voto.


