Cultura da premiare… anche a Napoli!

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In questi giorni il Presidente Mattarella ha ricordato il valore della cultura. In occasione delle celebrazioni per gli 800 anni dell’Università di Padova, ha raccomandato ai giovani di ‘coltivare sempre il dubbio e lo spirito critico.

‘La cultura – dice Mattarella – è l’antidoto alla superbia, alla prepotenza, all’arroganza, alla violenza’. In piena sintonia, condividiamo che i mali dell’individualismo egoista possano essere arginati grazie all’atteggiamento del pensiero critico che muove dal dubbio e si pone in una condizione di messa in discussione di sé.

Il bene immateriale dell’eredità culturale 

Nel 1222 l’università di Padova vide gli albori grazie all’ardire di studenti mossi dalla ricerca dell’autonomia e dell’indipendenza nei processi di studio. Un moto verso l’indipendenza di pensiero ricettivo di lingue, culture, religioni diverse; in relazione ai tempi che hanno segnato significative evoluzioni nella storia del pensiero, è dall’antica Grecia che abbiamo ereditato il bene immateriale più importante, quello che saggi e filosofi ci hanno consegnato, quella paideia che si fa strumento attraverso cui possiamo conoscere il mondo in maniera più oggettiva, ma non in senso assoluto, andando oltre l’effetto limitante della visione soggettiva; quella cultura, ma anche educazione, che venivano insegnate leggendo passi dell’Iliade o dell’Odissea, studiando Eraclito e Zenone. 

Le anguille: da Aristofane alla Pietrasanta

Ma le letture, in ogni tempo formativo, si sono avvalse anche del genere della commedia. Per restare nella classicità greco antica, guardiamo agli ‘Acarnesi’ di Aristofane. Quel genere letterario, la commedia, che attraverso un coinvolgente realismo e la concretezza di casi di esperienze di vita, fin dalla classicità dunque, ha espresso finalità politiche e paideutiche, promuovendo ad un tempo appelli antibellicisti.

Un passo conclusivo del testo della commedia evidenzia che, a causa della guerra, lustro dopo lustro gli ateniesi venivano esclusi dal mercato delle anguille del lago di Copaide e che l’acqua sia nelle vite di Partenope città e Parthenope Sirena, elemento simbiotico è paradigma assunto. Che le anguille siano presenti nel genere letterario nobilitato da Aristofane apre un’ampia riflessione su questa specie ittica. Ripercorriamo insieme quale significato, quale funzione le anguille avessero ‘illo tempore’ e nella storia dell’acqua in tutte le vite di Partenope.

L’agorà di Atene è luogo privilegiato per il teatro della commedia attica. Vi si poteva trovare tutto ciò che veniva prodotto anche oltre i confini del Mediterraneo. E qui le genti di Atene parlavano del pesce, anche di quello che abitava le cisterne.  Le cisterne, diverse per dimensioni, erano popolate dalle anguille ma vi venivano riposte anche pietre. Essendo l’acqua piovana priva di minerali, si trovò rimedio aggiungendo una pietra calcarea che potesse rilasciare, seppur in minima quantità, una certa dose di calcio.

Tale specie ittica dal tipico corpo serpentiforme allungato, cilindrico e schiacciato verso la coda, aveva tre funzioni: si cibava di vermetti e moscerini preservando la cisterna pulita; nuotando ossigenava l’acqua che quindi non stagnava; alla fine dell’anno il pesce ben messo e cresciuto nell’oscurità si pescava e se ne faceva l’ingrediente principe del famoso pasticcio d’anguilla servito per Natale a riecheggiare, senza distinzione di tempo, la tradizione partenopea del capitone. 

Ma non si lasciava mai la cisterna senza il suo guardiano; quindi, tolta un’anguilla se ne liberava subito un’altra. L’acqua era potabile perché i fanghi e i sedimenti prodotti dal pesce andavano a finire in un pozzetto atto a raccogliere le parti pesanti, ovvero nella parte finale della cisterna detta “a morta”. E la ‘cisterna delle anguille’ è una delle due cisterne che caratterizza il Museo dell’acqua alla Pietrasanta.

E dunque un sito archeologico come quello della ‘cisterna delle anguille’, o della ‘cisterna del principe’, nel sottosuolo della Pietrasanta ha tanto da far conoscere ai suoi fruitori. Il percorso che si snoda attraverso cunicoli e pozzari del sottosuolo della Pietrasanta è espressione prioritaria dell’acquedotto della Bolla sebbene interessanti articoli aprano la valutazione, tutta da approfondire, che anche l’acquedotto Augusteo sia tracciato nel tempo nelle aree viciniore alla Pietrasanta. 

Cultura genera cultura 

Si è tenuta sabato 21 maggio la cerimonia di assegnazione del premio Megaris nella splendida cornice del Circolo Posillipo. Per la sezione cultura, il premio è andato a Raffaele Iovine, presidente dell’associazione Pietrasanta Polo Culturale Onlus, promotore di alleanze territoriali che si rinnovano nella rete di collaborazioni con istituzioni culturali di rilievo nazionale a testimonianza del dialogo, unico modo finalizzato al perseguimento di traguardi e obiettivi di ‘bene comune’, necessario tra quelle componenti culturali che insieme possono fare la differenza.

La sua produzione scientifica, divulgata grazie ad articoli pubblicati sulla carta stampata e on line, apre valutazioni sulla contemporaneità e analisi storico-artistico – filosofiche, che disvelano in modo chiaro come la storia del pensiero possa costituire lo strumento per la disamina critica del presente finalizzata alla ricerca delle soluzioni più idonee rispetto ai temi critici quali disuguaglianze sociali, crisi umanitarie, divari economici.

L’educazione, strumento del progresso umano, credo condiviso pienamente con Iovine, è anche quella che, partendo dalle Olimpiadi dei Saperi Positivi e approdando all’Acropoli dei Saperi, stiamo promuovendo, e riprendiamo sue espressioni rese nell’articolo pubblicato sul Corriere del mezzogiorno venerdì 20 maggio 2022 “Salvador Dalì tra narcisismo e modernità”, in una “collaborazione democratica” di “intelligenze equilibrate”!

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