Da Keith Haring ai giorni nostri: Napoli si racconta al PAN

Keith Haring Pan
Keith Haring Pan

In mostra al Pan gli scatti di Luciano Ferrara assieme alle opere di Roxy in the Box e Trallallà per celebrare Keith Haring.

Sirene, madonne, volti: corpi, corpi, corpi. Dallo scorso 2 dicembre, al PAN, c’è una mostra da non perdere che parte dalla Napoli degli anni ’80 e arriva fino a noi, attraversando forme, colori, modalità espressive che accostano Keith Haring, invitato a Napoli da Lucio Amelio nel 1983, a Roxy in the Box, una delle artiste più eclettiche del panorama napoletano, e lo street artist Trallallà. Dalla Napoli di Keith Haring ai giorni nostri (di cui vi avevamo già parlato qui) ha riscosso un successo tale da essere prorogata fino al 3 aprile 2022.

Come nasce la mostra ‘Dalla Napoli di Keith Haring ai giorni nostri’

Tutto è nato da un incontro tra il curatore Andrea Ingenito e Luciano Ferrara, fotografo che ha magistralmente immortalato la Napoli dell’arte, della politica e della strada negli ultimi trent’anni. “Avevo in mente di fare una mostra ripercorrendo gli anni ’80, mi piace fare racconti trasversali non antologici, per capire quali frutti ci sono, oggi, di quei semi lanciati in quel momento di così grande fermento artistico. Luciano Ferrara mi ha mostrato alcuni scatti, tra cui l’happening di Keith Haring, foto inedite, bellissime. Ho scelto Roxy perché è l’artista più brava e anche più celebre di questi anni, e Trallallà, che avevo visto solo sui social e che sta diventando un vero fenomeno”.

Luciano Ferrara

Luciano Ferrara ha seguito direttamente l’evolversi di quegli anni così vivi in cui Napoli era un laboratorio artistico e politico a cielo aperto. “Lucio Amelio invitò tantissimi artisti internazionali, un centinaio, dopo il terremoto dell’80. Una flotta enorme che arrivò in città e produsse Terrae Motus. La sua casa era la Modern Art Agency, una delle prime home gallery a via del Parco Margherita. Tutti sono passati di là, da Kounellis a Rauschenberg, mentre coltivava una serie di artisti nostrani come Paladino, Tatafiore. Keith Haring arrivò nel maggio 1983 ed espose alcune delle sue opere nella galleria a Piazza dei Martiri. Stava firmando i lavori, c’era anche una grande tela, davanti alla quale decise di fare il body painting su Marcello Pisani, figlio degli artisti Gianni Pisani e Mathelda Balatresi. Marcello si tolse la camicia. Io ero lì, c’erano circa cento persone, vidi cosa stava succedendo e capii che dovevo immortalare quella sequenza”.

Roxy in the Box

Quelle foto, oggi, ci raccontano un’epoca, così come i lavori di Roxy in the Box che, per l’occasione, ha deciso di allestire una piccola retrospettiva del suo percorso artistico degli ultimi venti anni, da fine ’90 ai giorni nostri.“Ho scelto delle opere che parlassero apertamente di Napoli, come la vedo io. Un taglio urbano, attuale, contemporaneo”. Come i sei protagonisti del Vascio art, persone comuni/martiri d’arte, affacciate alla finestra di casa, enorme installazione in bianco a sottrarre, matita su carta. O le Madonne enormi, l’Addulurata e la Mmaculata, opere del ’99 mai esposte prima, e, ancora, i due famosi santi di Roxy, San Gennaro e Santa Patrizia, per la prima volta in light box. Opere che parlano di come Napoli è percepita da chi la abita, come una installazione di lavatrici/rifiuti solidi parlanti, abbandonati dopo tanti anni di onorato servizio. “I rifiuti sono trattati come si fa con i vecchi, messi da parte. Napoli è una città che mette molto da parte i vecchi. Non sono lavori polemici, i rifiuti si denunciano da sé: io l’ho solo tradotto in visione”.  

Trallallà

Su diversi materiali lavora anche Trallallà, autore delle Sirene Ciacione che, da qualche anno, abitano molti muri e facciate del centro storico e non solo. Street artist sopraffino, le sue opere sono icone che ribaltano l’immaginario. “Ho iniziato vent’anni fa, con dei sacchetti di spazzatura stencil, durante la crisi dei rifiuti. La sirena è arrivata con uno studio sul corpo femminile non normato. Osservai alcuni soggetti, esplorai questo filone, l’immagine è arrivata da sola”. Napoli sirena Partenope, ma anche Femminiello, mezzo pesce e mezzo umano. Di ogni colore, formato, texture. “Alcuni lavori in vetro ce li avevo già, altri li ho fatti per la mostra, tra cui le grandi Sirene Ciacione con sfondo rosso che avrei voluto dipingere direttamente sulle pareti del PAN, per dare un’idea del lavoro per strada: quello restail mio luogo di riferimento”.

Una mostra di cui si sentiva il bisogno, fruibile a tutti, grandi e piccini. Ancora un mese per andare a vedere ‘Dalla Napoli di Keith Haring ai giorni nostri’: correte al PAN. 

© foto di Francesca De Paolis

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