sabato, 18 Set, 2021 Espresso napoletano

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Dalle lampadoforie alle Olimpiadi… Fiat lux sui Saperi!

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La sfida consisteva nel non far morire il fuoco sulla fiaccola che ciascun corridore recava in mano mentre attraversava, con agonistica velocità, plateiai e stenopoi dell’articolato labirinto del centro storico di Napoli: erano le lampadoforie, antiche competizioni che ci riportano alla grecità del tempo in cui si perpetuavano. Grecità propria anche della divinità femminile che ha condiviso lo scettro delle antiche competizioni con quella Parthenope, ‘regina delle Sirene’ che ha segnato il volto di Napoli: parliamo di Demetra, la dea associata a tutto quanto è nascita e rinascita, ma anche la dea legata alla genesi delle Sirene.

A chi erano dedicate le lampadoforie? Alla dea Demetra o alla Sirena Parthenope? Di fatto, Parthenope stessa ci riporta a Demetra… Anzi da essa prese forma, secondo una delle leggende che la riguardano, quella forma originaria che vedeva la dea plasmare le Sirene, quelle della mitologia greca, in esseri dal corpo di uccello e dalla testa di donna. Ovidio invece riteneva che le stesse ancelle ne avessero fatto richiesta per poter meglio cercare la figlia della dea. Ma ripercorriamo i noti passaggi essenziali delle leggende reali: le sirene erano state fanciulle molto vicine a Persefone, la bellissima figlia di Demetra, rapita da Ade, il signore degli Inferi. L’ira di Demetra per la scomparsa di Persefone è alla base della trasformazione di quelle donne nelle Sirene greche che hanno di fatto preceduto l’iconografia che ha attribuito loro la coda di pesce. E Demetra, attraverso una sua ricca stipe votiva, è stata custodita nella bellezza suggestiva della Chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta: 3.000 reperti tra busti e teste femminili in terracotta, risalenti ad un periodo compreso tra il V e il III sec a. C. che ci consegnano il convincimento di un tempio dedicato a Demetra e a Persefone nell’area del centro storico. Bellezza storica della Pietrasanta che ci consente di leggere i frammenti delle vite precedenti che si intrecciano con le nostre: la scacchiera graffita su un vaso di calcare murato nel campanile della Basilica è traccia della dignità di città della Magna Grecia che ha sempre distinto nel tempo Neapolis. Eppure la corsa delle fiaccole, quelle passate al compagno di squadra sempre pronto allo slancio, resta prioritariamente legata alla fondazione della greca Parthenope: l’accensione della fiamma olimpica ci ripropone uno dei culti più distintivi della antica città greca di Neapolis, quello della dea Parthenope che divenne la divinità eponima della città. E Demetra? Anche la “dea mater” si esprime ancora oggi, attraverso il valore delle radici, nella diversità delle denominazioni e sfaccettature a lei riconosciute: facciamo riferimento all’aneddoto sul figlio del re Celeo che a Eleusi nell’Attica diede ospitalità alla dea che vagava alla ricerca della adorata Persefone. Andato vano l ‘intento di dare l’ immortalità al piccolo Demofonte che Demetra accudiva sotto le celate vesti di una semplice vecchietta, la dea si dedica ad offrire gli strumenti della conoscenza dell’arte dell’agricoltura all’altro fratello, Trittolemo, protagonista inconsapevole dell’ origine dei riti eleusini. Letture interpretative e critiche di questo passaggio hanno derivato l’impegno etico di diffondere la conoscenza per il bene della comunità andando oltre la tentazione di cedere a ogni egoistico individualismo. E la torcia che ha accompagnato Demetra come simbolo della luce per la ricerca di Persefone ci riporta alla fiaccola accesa nell’eccelso luogo simbolico della Pietrasanta per le competizioni sui Saperi, le nostre Olimpiadi, che stanno  coinvolgendo chi sceglie di mettersi in gioco nella consapevolezza che il patrimonio culturale tutto ci arricchisce ogni giorno con verità foriere di insegnamenti per gestire la complessità del reale attraverso il principio di reciprocità come la finalità di una vera comunità educante richiede. Ma anche Parthenope veglia sulla accensione perenne della fiaccola serbando ricordo  di quei giochi isolimpici che celebravano Roma e il suo imperatore Augusto ispirandosi proprio alla tradizione ludica e atletica connessi allo stesso mito della città rimasta greca nelle radici e in ogni contemporaneita’.. E Parthenope veglia dall’eternità del luogo terreno che la custodirebbe, luogo che ha portato ulteriori confronti tra quegli studiosi dell’epoca moderna a noi cari: Sannazaro e Pontano come pure Carlo Celano in relazione al quarto libro delle ‘Notizie del bello, dell ‘antico e del curioso della città di Napoli’ .. Ne riparliamo!