Daniel Oren al San Carlo con “Adriana Lecouvrer”

Daniel Oren ritorna al Teatro di San Carlo con “Adriana Lecouvrer”, capolavoro di Francesco Cilea, il compositore calabrese di cui quest’anno si festeggia il 150esimo anniversario della nascita. Tredici anni fa, nel 2003, l’ultima rappresentazione dell’opera al Massimo napoletano, che vide applauditissima, nei panni della protagonista, Daniela Dessì, recentemente scomparsa.

La prima recita è in programma domenica 16 ottobre alle ore 17, ci saranno poi sei repliche, fino al 23 ottobre (per il programma completo consultare il sito internet www.teatrosancarlo.it) . Rappresentata per la prima volta al Teatro Lirico di Milano nel 1902, “Adriana Lecouvrer” fu composta da Francesco Cilea su sollecitazione dell’editore Sonzogno, su libretto di Arturo Colautti.

L’opera giunse a Napoli nel 1903, e da allora, fino all’ultima rappresentazione del 2003, è andata in scena in città 22 volte, con grandi interpreti per i ruoli principali che si sono alternati sul palcoscenico del teatro, da Beniamino Gigli a Renata Tebaldi, a Josè Carreras, solo per citare alcuni nomi. Il libretto del Colautti si ispira a personaggi realmente esistiti, in particolare la protagonista, Adriana Lecouvreur, fu una delle attrici più importanti della Comédie Française, vissuta tra il 1692 e il 1730, grande interprete dei testi di Racine e Corneille  e amica di Voltaire (che l’amava), che morì in circostanze misteriose.

Francesco Cilea, per rendere più teatrale la vicenda, raccontò di una morte per avvelenamento, avvenuta per mano della sua rivale in amore; quel che è certo è che Adriana (la vera Adriana) non poté essere seppellita in terra consacrata, ma finì in una fossa comune, sorte che toccava all’epoca a tutti gli attori, che svolgevano una professione ritenuta “indegna”.

La donna aveva ricevuto un’educazione cattolica, ed era sempre molto rispettosa nei confronti dei religiosi, ma nonostante ciò al momento della sepoltura per lei non ci furono sconti: solo chi rinnegava in punto di morte la sua professione di attore poteva ottenere infine di essere sepolto in terra consacrata. La bellezza e la bravura di Adriana divennero leggendarie, e la sua fama si è naturalmente accresciuta grazie all’opera del Cilea.

La rappresentazione alterna i modi leziosi tipici dell’opera settecentesca a momenti di struggente malinconia, che hanno il sapore del decadentismo del primo Novecento; gli interpreti si esibiscono in arie eroiche alternate a brani di pura recitazione, nei quali fioriscono numerose le citazioni dotte, tratte dal grande teatro francese di fine Seicento o dalla mitologia.

Per i quattro atti dello spettacolo, in un crescendo drammaturgico, lo spettatore finisce dunque per trovarsi in una sorta di teatro nel teatro, che mescola generi, musiche e parole, in un allestimento che vede impegnati Lorenzo Mariani alla regia e Michele Merola alla coreografia, e tra gli interpreti principali Barbara Frittola (nel ruolo di Adriana, in alternanza con Svetla Vassileva) e Marcello Giordani (nel ruolo di Maurizio, in alternanza con Gustavo Porta).

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