Dialoghi con il territorio, tra libri e confini

Dialoghi con il territorio
Dialoghi con il territorio

È ripartito nel mese di ottobre il ciclo dei  ‘Dialoghi con il territorio’ dell’Acropoli dei Saperi di questo nuovo anno formativo da poco avviato.

‘Mediterraneo, crocevia in ogni tempo di migrazioni, scambi, culture’. Questo il titolo del dibattito promosso all’interno del ciclo dei  ‘Dialoghi con il territorio’ negli spazi della Basilica della Pietrasanta, dibattito animato che ha aperto nuovi interrogativi nei giovani partecipanti.

Pensiero fluido

La formula di quest’anno intende arricchire i Dialoghi con il territorio grazie ai contributi di altri uomini e donne, altri nel senso di persone distanti dalla realtà che viviamo, di altri tempi o di altri paesi. Di paesi che guardano il Mediterraneo dall’altra parte rispetto a quella da cui la guardiamo da Napoli.

Ci interessa promuovere infatti una riflessione aperta, libera e critica sul significato storico, culturale e sociale di quel mare che ha attraversato e continua ad attraversare la storia pur restando ‘immobile’, di quel luogo così delimitato eppure così fluido da essere perennemente dinamico nella sua apparente staticità.

Il Mediterraneo, oggi e nella storia

Perché il Mediterraneo? Perché l’emergenza globale contemporanea ci spinge a riflettere sul tema dell’acqua in generale in tutte le sue forme e in tutte le sue valenze, tra esigenze ed emergenze, e le attività culturali promosse in cooperazione con la Onlus Pietrasanta gravitano proprio sulle ‘Acque di Partenope’ sia dolci sia salate…chi scrive cerca di promuovere con intento divulgativo flussi di pensiero tra i giovani perché possano attingere ad una pluralità di approcci e punti di vista per una personale ed elaborata posizione personale libera nel suo costituirsi.

E veniamo allo strumento che ci ha consentito approcci trasversali e interattivi, quello strumento, dal valore immanente, che cura la relazione interpersonale a partire dal dialogo tra sé e sé: il libro. Nell’incontro sucitato infatti due sono stati i libri protagonisti di riflessione critica.

‘Terra e mare’ di Carl Schmitt e ‘Io sono confine’ di Shahram Koshravi.

‘Terra e mare’

Nel 1942, in una Berlino in guerra, Schmitt scrive un saggio in forma narrativa in cui tutta la storia viene riletta alla luce del rapporto ‘oppositivo’ tra terra e mare, elementi naturali si, ma in particolare componenti di uno dei motori della storia, tra i più segreti. Profonde come le acque del Mediterraneo stesso le riflessioni proposte dall’autore. L’uomo dove si colloca?

 Tra miti e leggende la terra è riconosciuta come la Grande Madre degli uomini. Se l’uomo si trova su una costa guarda spontaneamente dalla terra verso il mare aperto. Ma accade l’osservazione inversa? L’acqua e il mare per gli uomini rappresentano il misterioso fondamento originario di ogni vita. E i nati dal mare? Afrodite, la dea della bellezza femminile, è sorta dalla schiuma del mare. Goethe nel Faust, continua Schmitt, scrive: “Tutto è sorto dall’acqua/grazie all’acqua ogni cosa vivrà/ Serbaci la tua eterna opera, Oceano”. Dunque siamo figli della terra o del mare? Questa domanda lascia aperte entrambe le possibilità secondo l’autore. A ciò si aggiunge che l’uomo è un essere che non si riduce al suo ambiente, ha la forza di conquistare storicamente la propria esistenza e la propria coscienza, gode della libertà di azione, può scegliere addirittura un elemento quale nuova forma complessiva della sua esistenza storica.

‘Io sono confine’

E qui veniamo all’altro libro ‘Io sono confine’ di Shahram Khosravi, che, come indica il titolo originale, è un’«auto-etnografia delle frontiere». Un’esperienza personale che passa attraverso gli istanti infiniti e drammatici della traversata per il Mar Mediterraneo, in balia di quell’elemento naturale foriero tanto di vita quanto di morte e dei flutti che mutano a seconda di presunti e presumibili confini sanciti da norme più che da diritti. Shahram Khosravi, iraniano, è oggi professore di antropologia sociale all’Università di Stoccolma. Il libro proposto nell’incontro  ‘Mediterraneo, crocevia in ogni tempo di migrazioni, scambi, culture’ si pone come una disamina su più livelli di quei concetti non sempre e niente  affatto soltanto fisici di barriere e confini.

L’importanza della parola

Eppure l’analisi linguistica non comporta priflessioni dubitative. Il prefisso “con-” prima di fine implica unione. Unione tra chi sta nelle parti delle delimitazioni che il termine stesso genera, siano esse fisiche, culturali, di costumi o di altra natura. Il con prima di fine dovrebbe creare potenzialità aggreganti ed essere concetto di fatto inclusivo, perché permette connessioni tra individualità rispetto a barriere che possono essere fisiche, ideologiche completamente infondate o base per con fronti di crescita civile nel rispetto delle inevitabili differenze. Ma la storia del pensiero e delle civiltà ci ha insegnato altro sebbene la testimonianza di Khosravi abbia messo in discussione proprio l’inviolabilità dei confini.

Prossimamente per i dialoghi con il territorio…

Il prossimo incontro sul Mediterraneo, previsto per il 23 novembre 2022 sempre nella inclusiva Basilica della Pietrasanta, riguarderà la contaminazione tra scienza ed arte per la ricerca della bellezza del confronto e del dialogo tra gli uomini! E per la promozione dell’«osservazione inversa» quella a cui giungono su piani diversi gli autori di “Terra e mare” e di “Io sono confine”!

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