Dialogo su Spaccanapoli. La musica del popolo

Attraversando la strada più famosa di Napoli, famosa quanto la cartolina del golfo, tra arte presepiale, pizzerie storiche e folklore in ogni angolo, improvvisamente vieni investito da suoni, musica e parole della storica canzone napoletana. Mi era già successo una volta ed ho voluto portare mio nipote in quelle zone sperando di ottenere lo stesso risultato… ed è accaduto. Passando di fronte alla pizzeria Sorbillo e resistendo ai richiami della fame, una voce intona la canzone “Indifferentemente”. Mio nipote si guarda intorno e non trova la fonte di quella voce.

Zio, ma chi è che canta?

Faccio finta di non sapere. Mio nipote guarda nella pizzeria pensando che la musica venga da lì, ma nulla. Agli angoli della via non vede artisti di strada?

Zio… ma non è che è la musica della città… cioè: che esce fuori dalle mura?!

Più o meno…

Non rido del commento ingenuo di mio nipote, ma anzi sorrido perché c’è molta poesia dietro la sua domanda.

E allora chi è che canta?!

Ora ti faccio vedere…

Accompagno mio nipote un po’ più avanti, subito dopo la pizzeria Sorbillo c’è una piccola viuzza, via Atri, e lì su un balconcino addobbato con grappoli di aglio e di limoni, un uomo di mezza età con un impianto audio arrangiato canta le canzoni della Napoli che fu. Dal balcone pende il famoso “panaro”, ovvero il paniere, con il quale l’uomo raccoglie le offerte per la sua arte di strada… pardon, di balcone.

Mio nipote lo guarda divertito.

Vedi, la musica napoletana resterà sempre una risorsa. Ti ricordi quando la scorsa settimana mi hai detto che sarebbe importante poter trarre sempre sostentamento da questa città? Ecco, l’arte, la musica sono il cibo del popolo. Troverai sempre qualcuno che a Napoli canticchia e fischietta. Sai quanto non credo nei luoghi comuni, ma che a Napoli tutti cantano… questo è vero!

Nel frattempo l’uomo sul balcone intona “Lazzarella” e una volta finita la canzone dà appuntamento al pomeriggio per un altro piccolo concertino. Prima che possa andare via del tutto però mio nipote corre a mettere qualche monetina nel “panaro”.

Hai fatto bene… gli abbiamo fatto delle foto, è giusto che gli lasciamo una monetina…

Non è per questo… è che se vogliamo che questa città ci dia da mangiare, poi dobbiamo ricompensarla… non sfruttarla e poi dimenticarcene… no?

Credo che se i bambini sono il futuro e qualcuno la pensa come mio nipote, forse possiamo stare tranquilli!

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