martedì, 01 Dic, 2020 Espresso napoletano

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Diritti e doveri, tutele in Italia e in Europa

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In un precedente articolo abbiamo già ricordato che la Costituzione contiene diverse norme che trattano dei principi fondamentali della nostra democrazia, con particolare riferimento ai diritti e ai doveri dei cittadini. Abbiamo, tra l’altro, sottolineato che la sovranità appartiene al popolo, il quale la esercita nelle forme fissate dalla stessa Carta Costituzionale, e che uno dei pilastri del nostro sistema è quello della separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), fondamentale per garantire libertà e valori democratici, come a suo tempo sottolineato da Montesquieu nel libro XI de ‘Lo spirito delle leggi’ (1748). Purtroppo, cronache di questi giorni denunciano che nel nostro sistema da anni si starebbero registrando gravissime interferenze che di fatto avrebbero minato e potrebbero minare un principio così importante per la sopravvivenza di uno Stato che si professa democratico-liberale. Sarebbe in gioco la libertà dei cittadini e delle stesse istituzioni, la cui funzionalità può essere garantita soltanto se coloro che le rappresentano vengano tutelati nell’esercizio delle loro funzioni senza pericolosi condizionamenti.

Evitiamo di entrare nel merito del discorso per un doveroso rispetto istituzionale soprattutto nei confronti di quella magistratura non politicizzata, costituita da onesti magistrati che lavorano con grande professionalità, impegno e sacrificio. La maggioranza. Per questo ci limitiamo a dire che si tratta di fatti molto gravi che non possono, né devono essere ignorati nelle competenti sedi istituzionali proprio a tutela dei predetti magistrati. Peraltro – come ha scritto affettuosamente un carissimo amico – non vorrei fare l’immeritata parte de ‘l’idiota’ di Dostoevskij, che, sappiamo, aveva un’intelligenza superiore agli altri, poichè amava riflettere, pur consapevole di essere considerato ’idiota’. Io non ritengo di essere all’altezza di un così nobile personaggio, ma come lui amo riflettere sulle situazioni rilevanti per il Paese, perchè di sicuro interesse per i cittadini, memore peraltro del cogito ergo sum cartesiano.

Tornando al nostro tema, nel Dopoguerra i vecchi politici dell’epoca, la cui spiccata personalità istituzionale era frutto di non casuali percorsi formativi – vissuti sul campo – e di tanta saggezza, si resero conto della necessità di dare alla sorgente Europa organismi condivisi, capaci di esprimere una comune volontà nella tutela del diritto e dei valori da riconoscere in ogni contesto. Capirono, infatti, che non erano sufficienti le forme di tutela contenute nelle Costituzioni dei singoli Stati, anche perché espressamente riferite a norme interne che potevano non coincidere con quelle di altri Paesi. Fu così che al termine di un non facile cammino, i tredici stati allora membri del consiglio d’Europa (compresa l’Italia), il 4 novembre 1950, firmarono a Roma la ‘Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali’, comprensiva di 59 articoli, avente un ‘carattere sussidiario’ ai sistemi nazionali. Essa, di fatto, entrò in vigore il 3 settembre 1953, in Italia il 10 ottobre 1955. Oggi, i 47 paesi che formano il consiglio d’Europa fanno parte della Convenzione.

Tra le diverse forme di tutela troviamo il diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8); la libertà di pensiero (art. 9); la libertà di espressione (art. 10); la libertà di riunione e di associazione (art. 11). Ed altre ancora. L’articolo 19 prevede poi l’istituzione della ‘Corte europea dei diritti dell’uomo’, organo giurisdizionale internazionale costituito nel 1959 a Strasburgo, proprio con la finalità di tutelare le suddette libertà da eventuali violazioni dei paesi aderenti. Chiunque può agire contro lo Stato che dovesse lederne un diritto presentando ricorso alla Corte con un formulario che può essere inviato anche senza assistenza legale.

La Convenzione e la Corte vengono pure indicate con la dizione ‘CEDU’, da non confondere con la ‘Corte di Giustizia dell’Unione europea’, che ha sede in Lussemburgo, ed è organo della stessa UE. Queste poche ma interessanti nozioni ci fanno capire che qualora uno Stato dovesse violare i diritti tutelati nella Convenzione tutti possono ricorrere alla Corte di Strasburgo con una procedura semplice e, se vogliono, con il gratuito patrocinio. Abbiamo così ‘aperto una finestra’ importante in relazione alle tante perplessità emerse sulla legittimità o meno di provvedimenti limitativi delle libertà adottati nella gestione dell’emergenza Covid-19, come peraltro sostenuto da autorevoli esponenti del mondo giuridico e della stessa Corte Costituzionale.

Uno dei problemi ancora irrisolti è quello della chiusura/apertura dei confini regionali, aspetto alquanto discutibile che rischia di compromettere la già critica situazione economica del Paese. Anche su questo delicato argomento ci asteniamo dal muovere critiche, seppure con tante perplessità sulla legittimità e sulla opportunità di chiudere una o piu regioni con inevitabili danni. Isolare le cosiddette ‘aree rosse’ può avere una giustificazione, ma comunque per il tempo indispensabile, evitando dannosi provvedimenti originati da non sempre convincenti motivazioni. Qualcuno parla di protagonismo mediatico. Naturalmente non entriamo nel merito, doverosamente convinti della buona fede di coloro che prendono decisioni non facili.

È evidente che a fronte di ciò, i cittadini hanno il dovere di osservare le prescrizioni necessarie per scongiurare contagi. La sana convivenza civile richiede senso di responsabilità e rispetto reciproco, soprattutto da parte dei giovani, non sempre bene orientati nell’osservare regole finalizzate a tutelare tutti. Spesso ci troviamo di fronte a stupide leggerezze comportamentali che evidenziano piena immaturità, tipica del Pinocchio che, a fronte delle sagge raccomandazioni di Geppetto, ignorava le gravi conseguenze della sua disobbedienza. Siamo nella patologia comportamentale, legata a problemi di formazione spesso carente e di assoluta mancanza di educazione. È noto che le famiglie, la scuola ed i contesti sociali non sempre riescono ad assolvere la loro funzione educativa in modo efficace. Non a caso si parla tanto della necessità di riportare l’educazione civica sui banchi di scuola e non solo.

A Napoli si dice che il pesce puzza dalla testa, per sottolineare che nella vita è indispensabile dare l’esempio dall’alto, altrimenti gli insegnamenti non servono a niente. Le regole – purché frutto di buonsenso, essenziali e necessarie, e dettate con semplicità e chiarezza – vanno rispettate, ma senza condizionamenti che offendono la dignità delle persone. Non sono certamente tollerabili app e braccialetti per bambini! Le Convenzioni per la tutela dei diritti richiedono in ogni caso una maturità dei cittadini, tenuti ad osservare i doveri previsti.

Altrettanto, ovviamente, si richiede a coloro che rappresentano le istituzioni, avendo un preciso dovere morale: essere credibili e di esempio a tutti. L’etica è la conditio sine qua non per quanti hanno il privilegio – peraltro ben remunerato – di gestire la res publica.