La poesia trova modi sempre nuovi per entrare nella vita delle persone, grazie a iniziative come quelle indette da Diverbio Poetry, una realtà nascente sul territorio di Aversa.
Il collettivo organizza incontri di Poetry Slam, gare in cui i poeti recitano i loro versi e vengono valutati da una giuria estratta a sorte nel pubblico. Dietro alle quinte ci sono Roberta Fonderico, Nicola Barbato, Francesco Conte, Andrea Gaio, Dario Ferrara e Bruno Cassandra.
Quando e perché nasce il progetto “Diverbio poetry”?
Il progetto Diverbio nasce come conseguenza alle finali nazionali di poesia performativa di Rimini nel settembre 2023. Dopo essere tornati ad Aversa da quella esperienza, volevamo fare il nostro: creare una nuova piattaforma che spingesse al Poetry Slam, in particolare farlo sul nostro territorio cosicché un poeta o una poeta delle nostre zone non si senta più costretto a spostarsi per chilometri e chilometri. E poi sì, nel nome c’è tutta la pregnanza semantica di cosa siamo: “Diverbio” perché siamo fatti di parole e di scontro, che è sempre necessariamente un incontro.
Per voi cosa vuol dire, al giorno d’oggi, fare poesia?
Spesso se ne parla come termine astratto, invece la poesia innanzitutto si fa. Perché farla? Perché è quello strumento senza asservimento: non viene mai servita. Anzi, la poesia viene offerta. Si costruisce un discorso sociale, politico che mette in discussione certe dinamiche. In questo modo, si può accendere la luce su quelle problematiche che non scorrono nella giusta direzione. Si creano spazi di comunanza e di socialità vissuti da persone che si rendono conto quanto sia fondamentale dialogare. La poesia è uno specchio e, soprattutto, un grande megafono.
In quanto associati alla Lega Italiana di Poetry Slam (LIPS), che significato date alla poesia slam e come vi sentite nella gestione delle gare che porteranno alle regionali?
Il circuito LIPS è una realtà molto seria e ben strutturata. Far parte di questo circuito più grande di noi ci fa sentire un senso di responsabilità che cerchiamo di assecondare nel migliore dei modi. La poesia performativa ha questa carica eversiva immediatamente riscontrabile: si consuma e si ricarica dall’esibizione e porta con sé una maggiore esplosività di quello che è il veicolo della parola. Una parola che viene quasi buttata in faccia al pubblico mentre la poesia unicamente scritta va ricercata da chi la legge. Sarebbe bello lavorare sempre più per una maggiore vicinanza tra questi due mondi.
Dall’idea che sta alla base del poetry slam, l’intimità della poesia si trasforma in una performance sul palco; quindi, in che modo considerate importante il rapporto con chi vi ascolta?
Il rapporto con lo spettatore è indispensabile. Lo spettacolo, infatti, non è solo di chi lo fa o di chi lo presenta. Lo sguardo del pubblico pone il poeta in una garanzia di responsabilità perché ciò che viene detto è immediatamente riscontrabile. Citando Andrea Fabiani, il Presidente della LIPS: nello slam tutti partecipano attivamente: la giuria, i poeti, gli MC, cioè i Maestri di Cerimonia che chiamano a intervenire con un “bu!” o con un applauso. Senza lo spettatore, lo slam non regge. Si crea allora un cerchio di energia che parte dal palco, attraversa gli MC fino ad arrivare al pubblico ma non finisce lì. Il flusso resta in circolo fino ai saluti finali.
Sui vostri canali social, troviamo la dicitura “poeti a tratti” e il simbolo del collettivo è un ratto. Un animale che sta negli anfratti, in luoghi bui, dove di solito nessuno va mai. Che storia ha questo simbolo e perché “poeti a tratti”?
«Poeti a tratti» è un’idea di Andrea Gaio, membro del collettivo, ed è subito collegata all’immagine del ratto. Sia per il gioco di parole, perché c’è la parola ratti al suo interno, e sia perché riduce quell’immagine santifica del poeta rinchiuso nella sua bolla. Al contrario, questa figura è immersa e attratta continuamente dalla vita. L’immagine del topo è un progetto grafico a cura di Roberta Fonderico; rappresenta in pieno un simbolo del sobborgo e del periferico perché è lì che innanzitutto ci sono questioni sociali su cui tutti quanti noi siamo chiamati a far luce. E poi c’è lo sporco e l’andare dove nessuno andrebbe che il ratto richiama. Questo lo si vede con chiarezza nel creare iniziative in una città centrale, come quella di Aversa, che troppo spesso diventa periferia di sé stessa.
Avete altre iniziative in programma?
Il 30 dicembre ci sarà un Open Mic, aperto a tutti coloro che vorranno mettersi in gioco presso l’Art- Gallery Civico103, sempre sul territorio aversano, che accoglie molte delle nostre iniziative. A gennaio poi riattiveremo un nuovo torneo che porterà un secondo poeta alle gare regionali della Campania. Cerchiamo poi di tessere nuove connessioni con altri collettivi del napoletano perché siamo chiamati tutti, in qualche modo, alle nostre responsabilità. Stiamo lavorando perché vorremmo portare qui slammers da altre città d’Italia e diventare così una nuova frontiera. Una costellazione nazionale.
E proprio attraverso questi progetti di connessione, come è quello di Diverbio Poetry, che il dialogo si fa largo nei nostri territori. Si aprono nuove finestre, donando l’occasione di condividere così prospettive trasversali e riscoprire insieme la potenza della parola.


