Don Peppe Diana. La semplicità e il sacrificio

Don Peppe Diana
Don Peppe Diana
don Giuseppe (o Peppe) Diana, olio su tela di G. Guida, 2010

Don Peppe Diana era nato a Casal di Principe, nell’Agro Aversano, nel 1958. E per il popolo casalese alzò forte la sua voce contro la camorra.

Forse perché “casalese”, un giorno, non indicasse più un clan di camorra, ma un’appartenenza geografica da sentire nel sangue con orgoglio, un popolo, appunto, una gente. In quegli anni il clan di Francesco Schiavone, “Sandokan”, stritolava e toglieva il respiro alla vita quotidiana e all’economia di quelle terre. Non solo traffici illeciti, ma anche l’ingresso prepotente nell’economia legale, seguendo l’iter delle camorre imprenditrici. Don Peppe Diana morì perché i giovani di Casale potessero respirare un’aria pulita, diversa.

Fissando le foto di don Peppe Diana ciò che risalta è la mitezza dello sguardo. Una estrema semplicità gli illumina il volto, che diviene come il punto di diffusione di una luce calma. Forse la semplicità è il contraltare assoluto del narcisismo in cui per natura siamo invischiati tutti. E allora la propria esistenza non è più il centro assoluto, e si riesce a rischiare di perderla. Don Giuseppe fu assassinato il 19 marzo del 1994, il suo onomastico, nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe, poco prima di celebrare messa. Quest’uomo semplice era coltissimo: era laureato non solo in Teologia, ma anche in Filosofia, alla Federico II di Napoli.

Una vita in mezzo ai giovani

Don Peppe aveva compiuto gli studi classici nel seminario di Aversa, e poi quelli teologici e filosofici, come detto, a Napoli. Dopo gli studi, la sua esistenza appare, in ogni sua piega, come un camminare con gli altri, in mezzo agli altri, senza tenere mai la sua vita per sé. Nel 1978 era entrato nell’AGESCI, l’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani. Lo scoutismo era una parte importante della sua esistenza. Insegnò, poi, lettere presso il liceo del seminario Francesco Caracciolo, e religione al Professionale Alberghiero di Aversa. Una vita davvero spesa e consumata, come un tizzone che brucia, nella compagnia degli altri. E, di conseguenza, nell’essere per i più piccoli guida e maestro in un mondo terribilmente difficile da vivere e da interpretare. Tutto questo senza mai sentirsi neanche un gradino sopra gli altri. Don Giuseppe girava in jeans per Casale, ed era chiaro e ficcante nelle omelie.

Le lettere dell’amore e del coraggio

Il ’91 è l’anno del coraggio e delle scelte radicali, rischiose, fondamentali. Il 21 luglio 1991 viene ucciso, “per caso”, Angelo Riccardo, un giovane di vent’anni di Casapesenna, un paese limitrofo di Casal di Principe. Don Peppe diffonde un primo volantino dal titolo duro e esplicito, “Basta con la dittatura armata della camorra”. Non sembri banale l’uso dei termini “dittatura” e “camorra”, in un paese che non aveva ancora tratto dall’impronunciabilità neanche il linguaggio della mafia. Nell’ottobre del ’91, poi, il clan Schiavone mette in atto una dimostrazione violentissima di potere, una parata militare contro il clan rivale. Una processione di uomini armati attraversa i paesi dell’Agro, chiamando e minacciando di morte ad alta voce gli avversari, di casa in casa. Don Diana scrive e diffonde “Per amore del mio popolo”. Il suo amore sarà ricambiato con la morte. La vita fu strappata, ma non la mitezza luminosa di quel volto.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on telegram

La nostra rivista
La nostra
rivista
L’Espresso Napoletano diffonde quella Napoli ricca di storia, cultura, misteri, gioia e tradizione che rendono la città speciale e unico al mondo!

SCELTI PER TE