martedì, 02 Giu, 2020 Espresso napoletano

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Doppia Mostra dell’artista Romualdo Schiano per il bimillenario della morte di Augusto

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Quando un Imperatore, o “L’Imperatore” per eccellenza, viene riavvicinato, o, dopo duemila anni, rivisitato, come si usa dire oggi, certamente, occorre avere coraggio. Forse soltanto un artista, un poeta del pennello, dello scalpello, della fotografia particolare poteva farlo, senza porsi in un confronto o, più delicato ancora, in una competizione politico-storica che, certamente non avrebbe potuto non tenere conto o del “qui ed ora” oppure dell’annullare non secoli ma millenni.

Sarebbe stato possibile? Dunque prima a Nola, Chiesa dei SS Apostoli, poi a Napoli, in quel tempio dell’ipotesi del Mito e delle tesi della Storia, in quel Castel dell’Ovo, da cui sembriamo discendere tutti, Virgilio a farci da mentore, il mare, il vento, la risacca a condurci lungo il coraggio di osare, Romualdo Schiano, artista poliedrico, ha, ancora una volta, osato. Con successo.

artista fuori il castello

Oltre a Nola, fulcro di ricerca storico-archeologica sulle sorti di Ottaviano Augusto che morì il 14 d.C. “apud Nolam”, Schiano sembra, senza Tempo e fuori dalle mode, far tesoro delle sue tante vicende artistiche, soprattutto quelle dette della “Pittura attraversata”, inizio anni ’90, ove ogni fermento s’incrocia, oggi riproposto ove, più che alle soluzioni, porta alla luce i problemi, forse detti tout court “esistenziali”. E s’ispira, ora, ad Augusto che difese i pericoli della corruzione venuta dai culti orientaleggianti.

Condotto, Schiano, da uno stesso scritto dell’Imperatore, l”Index Rerum a se gestarum”, “Indice delle azioni da lui stesso compiute”, scoperto nel 1555 sulle pareti di un tempio di Ankara, esso risulta un compendio di 35 “capitoli” in cui Augusto ricorda le sue imprese dal 44 a.C. al 14 d.C.

Nelle “Sale delle Terrazze”, a Castel dell’Ovo, molti gli stranieri interessatissimi alla sua pittura, Schiano, lungo le sue venti tele a tempera, non intende “celebrare Augusto ma, quasi una sfida di Davide a Golia, intende percorrere- come sempre lungo la mia vita, dice – stimolare una riflessione che suoni anche come protesta. Le leggi modernissime del periodo augusteo, oggi vengono ignorate. E, forse, cerco di conservare la memoria che, attraverso le fratture della Storia, meglio, della vita, facciano emergere gli eventi della Natura”.

opere in mostra

Sorta di elevazione verso il Cielo, sorta di ottimismo risorgente; eppure, nel contempo, le sue tele raccontano il tramonto dell ‘Impero, l’esplosione, la consunzione, fino ad arrivare al ritratto dalla tragica fisionomia. “Sì, leggi giuste, ma, poi…lui era un dittatore, salvo per la ‘Pax augustea’. Ma sono davvero trascorsi questi duemila anni? Quando, se non oggi, siamo tutti così profondamente divisi?”.

L’esposizione propone opere su tela d’Olanda dipinte con pigmenti e polveri naturali, mentre ogni colore che ne risulta assume una valenza simbolica. Il nero come la lava e la morte; il giallo che sbeffeggia e accarezza il tufo che, malgrado tutto, regge i nostri destini; il rosso pompeiano con la morte delle vittime e, poi, della ‘ripresa della vita’ a Pompei, il celeste con l’idea della speranza.

opere in mostra

Dunque mito e storia, ma percorsi dal fremito dell’oggi, quasi ogni tela diventi sorta di “trampolino” per lanciarsi non verso l’ignoto , ma per farsi viatico di possibilità… E non poteva che essere tale l’iter che continua di Schiano che, “iniziando a fare arte a ridosso del ’68, scrive di lui Aniello Montano, vive in pieno il sussulto di ribollente fantasia che irruppe negli schemi ripetitivi e ritualizzati ancora operanti nelle forme linguistiche, nelle etiche comportamentali e nei rapporti civili e politici”. E mentre presso Roma (a Gabii) si riscoprono proprio in questo periodo le Terme dell’Imperatore, panacea per la cura delle malattie biliari, all’Università Federico II, s’incontrano storici da tutto il mondo per “un’analisi in termini diacronici e nelle sue diverse declinazioni in ambito politico, istituzionale, letterario, a dispetto della straordinaria – e forse mai più ripetuta – incidenza esercitata da un singolo Uomo fino all’evo contemporaneo”. E all’Archeologico scrittori, poeti, pittori, prendono a modello il divino Augusto per “una rappresentazione”, come disse della sua vita, l’Imperatore, in punto di morte.

opere in mostra

Forse, sintesi di ogni ipotesi ideologica, Schiano che ha scandito i Tempi della Storia senza farsene vanto, ma con la certezza che “Il tempo della protesta è sempre”, come ha scritto di lui Eleonora Puntillo, “non rinuncia tuttora a dire che non si riconosce in una società che ha distrutto il rispetto e dimenticato la civile convivenza”. E, dopo quarant’anni di regno di Augusto, in Schiano la sua mano alzata contro il mondo, ahimé ci fa pensare che nulla muta in meglio sotto il sole, se noi non lo vogliamo.