domenica, 08 Dic, 2019 Espresso napoletano

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È di scena Luca Madonia e il suo nuovo album “La Piramide”

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Prima di entrare nel merito di questo nuovo bel lavoro, non possiamo che ringraziare Luca Madonia per aver riportato a galla la buona musica e restituito dignità al pop d’autore. Grazie per questo prezioso apporto musicale da gustare slowly, come direbbe un inglese, e sino in fondo, per due, anche tre volte di seguito e sorprendendosi ogni volta nello scoprire variegate e ricercate soluzioni melodiche e testuali. Dieci tracce in un disco, il cui titolo è chiaramente riferito alla piramide dei bisogni di Maslow, che tiene uniti a sé dieci singoli, dieci hit, privilegio riservato solo ai grandi del passato ma che qui Madonia lascia sgorgare lievemente, con autenticità e acrobatica eleganza creativa.

Un album che nasce dall’idea di riunire insieme un po’ di amici e che diventa pian piano un bellissimo viaggio cantautorale di duetti per i quali Luca incontra, in ordine, Enrico Ruggeri, Morgan, Mario Venuti (già suo compagno nella indimenticabile storia dei Denovo dei primi anni ’80), Carmen Consoli, Giada Colagrande, Mauro Ermanno Giovanardi, Patrizia Laquidara, Decibel, Brando Madonia e Franco Battiato.

ph. Giovanni Canitano

Un disco profondo e ironico, ma mai sarcastico, che racconta una contemporaneità senza tempo, priva di connotazioni limitanti e lucidamente ricca di un brillante passato, insomma un bel progetto capace di raccontare l’umanità.  Non c’è sempre bisogno di tante parole per definire un album poiché la buona musica non va spiegata, ma ascoltata, vissuta, sulla propria pelle e attraverso le proprie orecchie, ingoiata ognuno attraverso la propria bocca, per poi infine essere digerita come una autentica prelibatezza per restare appagati ma vogliosi di gustarla ancora.

È piuttosto inconsueto, o rarissimo, che in un album possa racchiudersi quell’armonia perfetta dell’equilibrio tra musica e parole, impreziosita dalla maestria degli arrangiamenti e delle soluzioni orchestrali, eppure, in questo caso, l’incantesimo è riuscito. La Piramide (Viceversa Records/ Audioglobe/ Believe), così come in uso nei lontani anni ’60, è stato concepito secondo un preciso filo tematico e interamente suonato con l’apporto di una grande orchestra, anacronistico forse, ma per questo estremamente moderno. Concordiamo con chi lo ha già definito il miglior disco di questi ultimi anni e ve lo raccontiamo, in anteprima, anticipandone l’uscita che sui principali store partirà solo dal prossimo 29 novembre. Ad aiutarci a farlo, però, è proprio lui, Luca Madonia.

“Quando ho iniziato a scrivere le singole canzoni, voce e chitarra, cercavo di lavorare sui testi, ovviamente, ma soprattutto sulle melodie che quasi da subito mi sono apparse convincenti. Poi, dopo mesi di lavoro, di messe a punto e rifacimenti, mi è venuta l’idea di coinvolgere Giada, della quale avevo ascoltato l’ultimo lavoro The Magic Doors, un disco diverso, a tratti esoterico, che peraltro mi era piaciuto molto e ho deciso di chiederle di provarci. Lei, con un po’ di iniziale ritrosia, alla fine mi ha detto sì. Il brano che cantiamo insieme è Le Conseguenze che non ti aspetti, il quinto dell’album, in cui si parla dell’importanza della conoscenza di sé e dell’altro, nel tentativo di riuscire ad apprezzare e valorizzare l’imprevisto; che dire, secondo me è venuto fuori proprio bene, poteva già essere il singolo. Poi via via si è pensato ad Allora Fallo cantata con Enrico Ruggeri, da cui poi il videoclip firmato The Registi ovvero Adriano Spadaro e Samir Kharrat. Il brano è scanzonato e divertente quando lo proposi ad Enrico gli piacque subito. ‘Sì, – mi disse – ricorda a tratti i Talking Heads’. Ho iniziato così pian piano a immaginare, dopo i primi consensi ottenuti dai vari artisti, a pensare ‘perchè no? E se facessimo tutti duetti?’ e così è stato. Ho sperato sin da subito nella buona riuscita della cosa, ci abbiamo lavorato tanto e la strada dei duetti non è così semplice come si può immaginare, poiché al di là di quello che ognuno di noi può scegliere di fare ci sono le case discografiche, le difficoltà logistiche, gli impegni di ognuno, ma ce l’abbiamo fatta”.

ph. Giovanni Canitano

Tu hai alle spalle una lunga storia musicale – parlo dai Denovo in poi – e hai al tuo attivo, da solista, ben nove album oltre a numerose collaborazioni che hanno fatto di te, nel tempo, un artista largamente apprezzato da pubblico e critica e non solo per la tua onestà intellettuale artistica e musicale ma soprattutto per la coerenza d’essere rimasto te stesso e piuttosto in disparte rispetto al dilagante presenzialismo commerciale. Come si fa a realizzare un disco così ben fatto, in un panorama così desolante?

“Grazie anzitutto per ciò che dici… Non so veramente, diciamo che devo un po’ a tutti quelli che hanno collaborato a questo progetto l’esito di questo album; con Denis Marino che ha scritto e diretto le orchestre abbiamo curato tutti gli arrangiamenti e con Morgan in particolare nel brano Io che non ho sognato mai. In realtà, sai, io non credo all’illuminazione del compositore, così, guidato da chissà cosa, o da quale buona stella, credo nel lavoro, quello vero, quello del musicista, quello di chi sente la musica, attinge a se stesso, alla sua storia personale e a ciò che scrive e non credo per niente a chi scrive un pezzo ‘perché funzioni’ o per piazzarsi in classifica, per poi diventare famoso per il numero di visualizzazioni o altro. Noi, in squadra, abbiamo deciso di stare alla larga da tutto questo, da questi meccanismi che ruotano intorno al ‘mercato’ della musica. Siamo diversi e abbiamo voluto navigare altre acque, vedremo…”.

I nove inediti (poiché Quello che non so di te cantato con Franco Battiato è del 2006 e qui è riarrangiato in una versione più minimale) sono tutte autentiche perle;  la ‘tua piramide’ (consentimi questa citazione) dice molto di più del modello di Maslow e può definirsi, veramente, un concept album. Tu, intanto, cosa ti aspetti da questa nuova avventura?

“Tanta gioia, stupore e autenticità. Spero di far partire presto il tour e toccare le principali città italiane, mi piacerebbe una versione acustica e immagino un concerto intimo, un’atmosfera raccolta, magari in teatro, per poter sentire il pubblico addosso e poter leggere sui loro volti la mia musica riflessa. Sarebbe bello. Sarà fantastico”.