Emma Dante torna allo Stabile di Napoli con ‘Pupo di Zucchero’

Emma Dante
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La morte, il rito, la vita, il cunto in Lingua, la bellezza, il mistero. La coesistenza tra la vita e la morte. Emma Dante è il teatro.

E il legame di Emma Dante con Napoli, con i suoi vicoli, i suoi suoni, le sue stratificazioni secolari di cultura sacra e profana, è indissolubile, fin dagli esordi della sua lunga carriera. Da Napoli spesso parte e a Napoli approda nella e per la costruzione dei suoi lavori che cuciono antico e modernissimo, e scavano dentro al tempo e alla memoria, in un perenne movimento circolare che mette in relazione il presente e la presenza di chi non c’è più.

Dopo l’anteprima al Teatro Grande di Pompei della scorsa estate nell’ambito di Pompeii Theatrum Mundi, “Pupo di Zucchero” torna in scena allo Stabile di Napoli che l’ha co prodotto. Ispirato a un cunto di Giambattista Basile, Pupo di Zucchero è una “festa dei morti”. Una festa di vita e poesia, che unisce la cultura partenopea del culto delle anime purganti alla tradizione palermitana dei “pupi di zucchero” che s’impastano per il 2 novembre. Anime ortesianamente “ritornanti” che abitano e interrogano il nostro presente sempre veloce e meno in ascolto di chi ci ha preceduto e che continua a parlarci. Le repliche, posticipate per un caso covid, riprendono da martedì 10 maggio fino a domenica 15.

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La “festa dei morti”

Scrive Emma Dante nelle note:

Il 2 novembre è il giorno dei morti. Un vecchio ‘nzenziglio e spetacchiato, rimasto solo in una casa vuota, prepara una pietanza tradizionale per onorare la festa. Con acqua, farina e zucchero il vecchio impasta l’esca pe li pesci de lo cielo: il pupo di zucchero, una statuetta antropomorfa dipinta con colori vivaci. In attesa che l’impasto lieviti richiama alla memoria la sua famiglia di morti. Secondo la tradizione in alcuni luoghi del Meridione c’è l’usanza di organizzare banchetti ricchi di dolci e biscotti in cambio dei regali che, il 2 novembre, i parenti defunti portavano ai bambini dal regno dei morti. Durante il rituale, in quella notte, la cena era un momento di patrofagia simbolica; nel senso che il valore originario dei dolci antropomorfi era quello di raffigurare le anime dei defunti. Cibandosi di essi, era come se ci si cibasse dei propri cari.

Carmine Maringola capo coro di una festa che celebra la vita onorando il ricordo

Protagonista al centro della scena Carmine Maringola, attore nostrano, storico interprete e compagno di Emma Dante. Abilissimo nell’abitare ossimori e suoni della Lingua di Basile, suggestione iniziale da cui scaturisce la drammaturgia. Sgrana un rosario; impasta e prega e la preghiera si mischia ai ricordi di una vita che prendono corpo in scena come magnifici fantasmi. Capo coro, direttore interno, puparo: orchestra la comparsa degli altri personaggi di questo genuino ritratto di famiglia. Tre sorelle, il padre marinaio, la mamma marsigliese/ napoletana, Pedro torero innamorato, zia Rita ammazzata di botte dal compagno, Pasqualino, cresciuto come un figlio. Un gruppo di attori affiatati e armonici accende la festa: Tiebeu Marc-Henry Brissy Ghadout, Sandro Maria Campagna, Martina Caracappa, Federica Greco, Giuseppe Lino, Valter Sarzi Sartori, Maria Sigro, Stephanie Taillandier, Nancy Trabona.

Emma Dante
Carmine Maringola in Pupo di zucchero regia Emma Dante foto Ivan Nocera (1)

La scena, un luogo del rimosso

La scena è non luogo del rimosso, del desiderio, dell’inespresso e del ritorno. Si compie il rito, che nella danza cuce insieme stralci di vita vissuta, abbracci, tenerezza, mancanza, gioia e dolori, in un pastiche lirico e commovente che parla di uomini, donne, di vite vissute e della poesia nascosta dentro ai piccoli gesti del quotidiano. Il giorno dei morti è una festa sacro profana che celebra la vita in ogni sua forma. Si festeggia la bellezza della vita che nel presente accoglie la dimensione dell’assenza, della mancanza che nutre la memoria e illumina il Contemporaneo. Sul finale, lirico e misterico, il coro scompare: Maringola è di nuovo solo, ad accarezzare i ricordi, a celebrare i morti suoi che tornano a scolare nelle nicchie, sotto forma di inquietanti pupi/capuzzelle come nel cimitero dei Cappuccini. Siamo a Palermo, ma potremmo essere a Napoli, Parigi, Sevilla, Brooklyn. Un lavoro potente, imperdibile, necessario perché ci riconnette alla dimensione umana che questo presente, veloce e meccanico, ha divorato. In scena fino a domenica.

Emma Dante

Pupo di Zucchero Emma Dante, Teatro Mercadante 10-15 maggio 2022

Informazioni, orari, ingressi, prenotazioni su www. teatrodinapoli.it

Biglietteria tel. 081. 5513396 | e.mail biglietteria@teatrodinapoli.it

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