Era de maggio… il protettore dei folli

© Foto Piero Cruciatti / LaPresse 07-09-2015

Fresca era l’aria e la canzone doce…

Risuona, in questa mattina nuvolosa di metà maggio, nelle case e nelle automobili e nelle cuffie di uomini e donne di ogni età, una canzone dolce. È stato un risveglio comune quello di tutta Italia, nell’epoca dei tempi che corrono, ingannano e si affannano per portarti la notizia al più presto, anche quando non vuoi leggerla. È stato un affollarsi di melodie, di encomi solenni e delicati affidati al mondo dei social, di encomi privati e intimi affidati al mondo personale dei ricordi.

Delicato e solenne, intimo e privato. Un po’ come Franco Battiato. Il ‘maestro’ per molti, un ‘genio’ per tutti. La grandezza sta lì, nell’essere un genio riconosciuto, non un genio incompreso. In realtà, nella maggior parte dei casi, non esistono i geni incompresi… è più probabile che geni non lo siano affatto, altrimenti qualcuno se ne sarebbe accorto. E per farsi comprendere, Franco Battiato aveva le armi più potenti: musica e parole. Chi proprio non voleva lasciarsi ammaliare, si rifugiava ostinatamente in accuse di follia, pazzia, squilibrio… ma non sono forse i sensibili, i romantici, i delicati, gli ultimi folli che ci restano? Vanno preservati. Bisogna promettere loro: io avrò cura di te.

Perché sei un essere speciale.

Cosa ci definisce speciali? Cos’è che va oltre l’ordinario? Cos’è che non si può categorizzare come ‘normale’? Ecco che ritornano… i folli. Franco Battiato era un folle, avevano ragione gli altri. Incarnava la follia, escludendo ogni aspetto dispregiativo di questa concezione. Un uomo del sud, lontano dalla vita mondana, nel suo rifugio alle pendici all’Etna, dove per un periodo ha avuto come vicino di casa Lucio Dalla – pensate cosa possono aver condiviso insieme –, che ha viaggiato attraverso tutti i generi musicali, attraverso lingue e culture, magari chiedendosi “come vi ero arrivato, chissà”.

Tra i tanti encomi visti sui social, c’è quello di Tiziano Ferro, che ha collaborato con il ‘maestro’ nel 2008. Un foglio di quaderno e poche righe: “Caro Franco, come faremo senza di te. Nessuno lo sa.”. Poche righe, tutto il significato del mondo. E quello non è un errore: “come faremo senza di te”, senza punto interrogativo. Il punto interrogativo è ordinario, presuppone una risposta, ma non è nei nostri interessi trovarla, non rientra nelle nostre possibilità anche perché non saremmo in grado di conoscerla.

Fresca era l’aria e la canzone doce…

Risuona ancora quella canzone dolce mentre tutta la nazione porge il suo ultimo saluto a Franco Battiato, l’ultimo protettore dei folli.

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