lunedì, 06 Lug, 2020 Espresso napoletano

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Fenomeni migratori, problema internazionale

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La storia testimonia che i fenomeni migratori hanno sempre segnato la vita dei popoli, con esodi biblici. Senza andare troppo lontano, è sufficiente ricordare i sacrifici dei nostri bisnonni all’inizio del 1900, o i circa 30 milioni di connazionali che hanno lasciato il Paese dal 1861 al 1985, con diverse destinazioni: Americhe, Nord Europa, Australia. Erano i cosiddetti viaggi della speranza, ma per molti senza ritorno a causa di fame e malattie.

Negli ultimi anni, si calcola che quattro milioni di giovani, di cui molti laureati, hanno lasciato l’Italia e i loro affetti alla ricerca di una sistemazione dignitosa all’estero. Sono ragazzi che rifiutano il reddito di cittadinanza, ritenuto mortificante e inutile, preferendo soluzioni più concrete per avere prospettive di vita con un futuro certo. Allargando il discorso su un tema così complesso e delicato, cosa possiamo dire degli attuali fenomeni di immigrazione, più o meno regolari, e dei connessi reali interessi, non sempre chiari? Sono realtà diverse o presentano analogie con il nostro passato?

Credo che l’unico aspetto che le possa legare è quello umanitario. In entrambi i casi infatti si tratta di soggetti che erano e sono alla ricerca di una dignitosa prospettiva di vita. Ma è evidente che i fenomeni sono differenti, poiché i nostri connazionali erano ‘regolari’ che viaggiavano nella legalità e rispettavano leggi, costumi e tradizioni dei popoli ospitanti. Giunti a destinazione si adattavano a qualsiasi lavoro, con enormi sacrifici, in terre lontane dai loro cari e dall’amata patria. I tanti disperati che, invece, oggi arrivano soprattutto dal centro Africa, sono in buona parte clandestini, spesso senza documenti, la cui identità non può essere facilmente accertata. Essi fuggono dai loro Paesi per persecuzioni, sfruttamento, guerre, siccità, fame. In parte, seppure minima, sono legati ad organizzazioni criminali, che gestiscono prostituzione, traffici di droga e di esseri umani, e sfruttano i loro stessi connazionali. Spesso sono pure ricercati.

Si tratta di un problema sempre più grave che, di fatto, sorge nei luoghi di origine a causa di gestioni del potere alquanto discutibili e faziose. Ma anche per le presenze storiche di ‘colonizzatori’, trafficanti ed avventurieri occidentali senza scrupoli, in Africa, Asia e nelle Americhe per interessi illeciti. Appropriazione di risorse locali, tratta di esseri umani, traffici di armi ed altro. Si parla persino di mercato di organi per trapianti. Sono soggetti spregevoli, spesso collusi con i poteri locali, corrotti e aventi in comune il disprezzo per la dignità e la vita delle persone. E che dire delle ricchezze del sottosuolo e delle fonti energetiche da sempre nel mirino di diversi paesi stranieri? Le corresponsabilità – non disinteressate – di governanti e organizzazioni locali e l’assenza della comunità internazionale stanno determinando la fuga di milioni di persone costrette a lasciare le loro terre con conseguenti esodi di massa, senza fine.

Un flusso continuo, con donne, bambini e giovani che, pagando bande di criminali, attraversano il deserto africano per poi tentare la traversata del mare con l’aiuto di ONG, in prevalenza straniere e stanziali in acque internazionali… E poi? Non vengono certamente portati nei Paesi di appartenenza e di provenienza delle navi, come sarebbe giusto. Puntualmente giungono nei porti italiani, in Grecia o a Malta, dove vengono comunque accolti e assistiti in assenza di una stabile e convinta politica europea che si faccia carico della situazione. In tale contesto, è legittimo il loro operato se uno Stato non è consenziente all’approdo? Possono violare impunemente le leggi di un Paese straniero? Il problema giuridico c’è e non va ignorato.

Il risultato è che migliaia di disperati arrivano sulle nostre coste e nei porti con conseguenti gravosi oneri per l’Italia. Gli sforzi del governo per realizzare un progetto comune di accoglienza non hanno portato a sostanziali soluzioni, se non parziali. L’UE glissa. La stessa legislazione interna è molto carente. La recente iniziativa della ministra Bellanova finalizzata a sanare la posizione di 200 mila irregolari – spesso sfruttati nelle campagne in condizioni disastrose – è stata da più parti criticata poiché non condivisa da tutti e, comunque, non risolutiva. Sarebbero, infatti, al momento oltre 600 mila gli irregolari in Italia. È indubbio che esiste un problema grave ignorato a livello internazionale, nonostante le sollecitazioni di Papa Francesco. Altro che ‘Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo’, adottata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1948 a Parigi, ma già ignorata da tutti! I Paesi dell’Occidente e di altri continenti viaggiano per conto proprio. L’Unione Europea  dimostra sempre più di essere una finzione politica senza un’anima e senza progetti comuni. Neanche la cosiddetta pandemia sta portando a concrete iniziative di sostegno, ma solo a velleitari annunci su probabili futuri aiuti. E gli stranieri? Chi dovrà farsene carico, tenuto conto che i flussi sono destinati ad aumentare a tempo indeterminato?

Come si fa a non considerare che esistono diversi delicati profili che richiedono urgenti interventi? Manca un progetto organico. È evidente che l’aspetto umanitario va messo al primo posto poiché parliamo di esseri umani come noi che vanno rispettati. Ma l’Italia non può continuare a farsi carico di tutto e di tutti. Occorre esprimere una politica estera convincente ed incisiva, che possa e debba essere condivisa sul piano internazionale. I complessi problemi degli stranieri devono essere affrontati principalmente nei loro Paesi di origine. Così pure urge stipulare intese di stretta collaborazione con i Paesi del Nord Africa per impedire i traffici di esseri umani.

Altro aspetto rilevante è quello sanitario. Non possiamo sottovalutare che si tratta di stranieri spesso non vaccinati e provenienti da aree a rischio per la presenza di malattie contagiose. Solo mirati, preventivi e tempestivi interventi possono tutelare noi e gli stessi interessati. Pensiamo ai bambini nelle scuole, con possibili, inevitabili contagi. E i non regolarizzati? Migliaia di stranieri sono dispersi sulle strade delle nostre città, dove vivono di accattonaggio capillare, organizzato in prossimità di esercizi pubblici e non solo, con turni ed orari palesemente gestiti da qualcuno. Ma il grave fenomeno sembra passare inosservato. Come se fosse invisibile. Accattonaggio, peraltro mortificante, elevato a mestiere esentasse!

Appare strana una visibile connivenza con nomadi presenti sulle stesse aree. Solo reciproca tolleranza o altro? E che dire degli ambulanti? Città come Roma, Napoli, Palermo, Brescia e non solo, sono invase da giovani che vivono così, asserendo di non trovare lavoro perché senza permessi di soggiorno. Verità o alibi? In fondo la generosità della gente è sempre pagante! Alternativa?Faticoso lavoro in nero o criminalità. Guadagno facile!

E, infatti, molti, soprattutto nigeriani, gestiscono il mercato della droga e quello della prostituzione a livello internazionale. Vi sono aree come quelle di Castel Volturno, o prossime alle stazioni ferroviarie, ormai occupate da migliaia di extracomunitari non regolari che, nonostante il lodevole impegno delle forze di polizia, sono sempre più orientati su attività illecite. È un quadro sconcertante che solo per ragioni di spazio non può essere approfondito in questa sede. Sarebbero necessari convinti, incisivi ed organici provvedimenti da assumere in un contesto internazionale. Ma non è così, purtroppo! È un dialogo tra non vedenti, sordomuti. Manca l’etica umana!