Flavia Bracale, tutto… tranne gli occhi

Flavia Bracale
Flavia Bracale

Flavia Bracale con ‘Anime di Carta’ mette in mostra sé stessa e le sue emozioni. Ma gli occhi, no: quelli sono una cosa personale.

In vista della mostra ‘Anime di Carta‘, che vedrà la luce sabato 10 dicembre per proseguire fino al 18 presso A ‘mbasciata a Napoli, abbiamo fatto due chiacchiere con Flavia Bracale, artista (soprattutto) e ingegnere (anche).

Flavia Bracale

‘Anime di Carta’ di Flavia Bracale

Flavia, prima di parlare di te, parliamo di ciò che ti rappresenta, la tua arte. In cosa consiste ‘Anime di Carta’?

È un progetto totalmente nuovo per me. Ho deciso di utilizzare la carta da imballaggio per dare forma a ciò che volevo esprimere artisticamente. Si tratta di corpi, corpi di donne, ma non donne estranee. Sono tutte mie rappresentazioni, espressioni delle mie emozioni, dei miei stati d’animo, delle mie sensazioni.

Com’è nata questa idea?

Dopo un breve soggiorno a Firenze e una visita agli Uffizi, un libro di anatomia artistica, ritrovato nello shop della galleria, aveva catturato la mia attenzione. Lo studio anatomico dei corpi, dagli arti alle figure intere, risultava così affascinante che una volta tornata a Napoli, decisi di sfidare me stessa, e per gioco cimentarmi nel disegno di corpi a matita direttamente su tela. Come detto, poi ho deciso di utilizzare la carta da imballaggio per creare la sagoma che, una volta ritagliata, mi avrebbe restituito i contorni su tela.

Come quasi ogni (mio) processo creativo, anche questo è figlio di una casualità e della mia poca pazienza. Ritagliata la carta da imballaggio, senza aspettare che l’acrilico asciugasse, la poggiai sulla tela e ovviamente questa si attaccò immediatamente.L’effetto fu interessante, trovai bellissimo quel contrasto tra i colori vivi della tela e la staticità della carta marrone: nacque così la prima anima di carta.

Flavia Bracale

Flavia: Napoli e una vita a metà

Nel tuo passato artistico ci sono volti stilizzati e Vesuvi. Sulla base di questi ultimi, qual è il tuo rapporto con la città?

Napoli è uno specchio per me, in cui ritrovo la mia immagine riflessa. Napoli è la città delle contraddizioni, del bianco e del nero, del buono e cattivo, delle carezze e degli schiaffi, dei silenzi e del rumore assordante, delle lacrime e delle risate contagiose.

In questo specchio lucente il mio riflesso è une “contraddizione”: da una parte la Flavia artista, dall’altra la Flavia Ingegnere; ecco perchè nessun’altra città potrebbe accogliermi meglio, in nessun’altra città mi sentirei capita, e da nessun’altra parte potrei creare questo legame emotivo, questo senso di appartenenza.

Flavia artista e Flavia ingegnere. A chi vuoi più bene?

Sono sempre io! Le mie due vite si sono mescolate e Flavia artista ha spesso aiutato Flavia ingegnere a superare i momenti difficili o monotoni. Ma l’arte è ciò che ha sempre condizionato le mie scelte. La mia tesi, per esempio, l’ho incentrata sulla Casina Vanvitelliana, e ciò è quanto di più legato al mondo artistico potessi scegliere.

E la risposta più sincera?

Voglio essere Flavia artista. FlaB, come la mia firma. Voglio che quando le persone mi chiedono “cosa fai nella vita?” possa rispondere “l’artista”, senza ricevere battutine del tipo: “Sì, ma come lavoro serio?”. Voglio solo fare l’artista.

Tutto tranne gli occhi

Allora mi rivolgo a Flavia artista, a Flavia persona: quanto è difficile rappresentarti, estraniarti da te stessa e vederti dall’esterno?

È difficilissimo. Ma è il modo di dare forma alle mie emozioni. Sono una persona molto emotiva, che si commuove facilmente, che sente le sensazioni e le passioni nello stomaco. Con queste rappresentazioni posso tirare tutto fuori.

Insomma… non proprio tutto.

Eh no, è vero. Le mie donne sono senza occhi. Per me gli occhi hanno un potere immenso. Io ho gli occhi molto azzurri e le persone restano sempre colpite da questo colore così intenso. Io, invece, difficilmente sostengo uno sguardo. Mi mette troppo imbarazzo. Gli occhi sono connessione, complicità e verità, sono “lo specchio dell’anima” e della mente; sono l’organo di cui più mi fido, ma allo stesso tempo quello che mostra ciò che sono davvero, senza filtri e sovrastrutture. Sono un elemento ancora troppo intimo.

Occhi e sguardi

Flavia BracaleChiacchierando con Flavia Bracale si conosce una persona piena di voglia di fare, con una sensibilità d’animo propria più degli artisti e (non me ne voglia) meno degli ingegneri (ma credo che sarà d’accordo…). E questa faccenda degli occhi, delle sue anime di carta che sembrano osservarti anche senza poterti guardare… è lì che dimora l’arte. Trova casa negli sguardi abbassati, nella paura di scoprirsi, nel ricacciare un’emozione dentro la pancia, nel disegnarsi donna armoniosa ma allo stesso tempo fragile e delicata, rannicchiata, quasi a nascondersi dagli sguardi troppo indecenti, invadenti, irrispettosi.

Possono essere tante cose gli sguardi, e molte sono belle. Alcune sono brutte, purtroppo. E Flavia che, come ci ha raccontato, ha gli occhi come il mare, saprà sicuramente che il mare può essere pace e può essere tempesta. Fa bene a proteggere i suoi occhi: non tutti sono in grado di comprendere uno sguardo, figurati l’arte, figurati il mare.

 

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