venerdì, 04 Dic, 2020 Espresso napoletano

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Foja, concerto di fine tour con un ospite d’eccezione

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Prima rock band ad esibirsi al Teatro San Carlo di Napoli, una partecipazione al Festival del Nuovo Cinema Italiano di Charleston in America, un tour europeo che ha toccato le più importanti capitali musicali del Vecchio Continente, i Foja, di nome e di fatto, chiuderanno a Napoli la lunga corsa di “Un treno che va” il 29 dicembre ore 21.00 alla Casa della Musica. Una grande festa di fine tour (e di fine anno!), durato due anni, che li ha visti calcare il palco più di duecento volte e sperimentare collaborazioni con artisti internazionali come Pauline Croze, musicista pop/folk francese, e Adrià Salas, leader e voce del gruppo catalano di rumba e musica ska, La Pegatina e i Balcknoyze, nota equipe americana di procuders.

foja

Due anni intensi: dal Massimo napoletano, a Charleston e New York in occasione del Festival del Nuovo Cinema Italiano, fino al tour europeo che ha toccato le capitali più importanti. Si può dire che per i Foja il passo dal locale all’internazionale è ormai segnato?

«Non lo so se il passo sia stato segnato o meno, i Foja stanno semplicemente facendo i Foja. Di sicuro nell’ultimo periodo ci siamo concentrati sull’esportazione della nostra musica fuori dai confini regionali e nazionali, anche perché notiamo che c’è un interesse forte dell’estero verso la lingua napoletana. Napoli, con la sua musica, rappresenta l’Italia nel mondo».  

Infatti, il panorama musicale campano, in questo momento, suscita grande curiosità anche dei media nazionali. Tu ne sei una delle espressioni più importanti… come lo spieghi, alla luce delle recenti collaborazioni musicali d’oltralpe della band?

«Secondo me lo scenario musicale partenopeo è così interessante perché c’è un forte legame alle radici, ma non in senso folkloristico bensì evoluzionistico: si cerca di parlare la propria lingua, secolare, unendola a linguaggi nuovi. Faccio un esempio: Liberato. Rappresenta un passo in avanti nella fusione dell’immaginario napoletano con la musica elettronica. Questa nuova forma espressiva rende fruibile le sue sonorità fuori dai confini campani e, nel contempo, fa tesoro della bellezza della lingua napoletana».

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Veniamo al concerto di fine tour del 29 prossimo dicembre. Cosa ci aspetterà? Soprattutto, si vocifera di un ospite d’eccezione.

«Sarà una grande festa, piena di gioia. Con noi ci saranno tutti gli artisti che in questi due lunghi anni ci hanno accompagnato in studio e nel corso del tour, come Maldestro, Roberto Colella de “La Maschera”, Francesco di Bella e tanti altri. Inoltre con noi sul palco ci saranno anche Pauline Croze, con cui abbiamo realizzato la versione francese di “A chi appartieni” (A qui ti appartines) e, nostra grande felicità, Ghigo Renzulli dei Litfiba, che ha partecipato con il suo inconfondibile suono di chitarra alla registrazione di “Aria ‘e mare”.

Un concerto di chiusura per poi andare in studio a registrare il vostro quarto disco. Che sonorità avrà la nuova creatura?

«È un po’ presto per dirlo. Ho scritto circa tredici canzoni, tutte ancora da lavorare. Sarà, come sempre, un un’operazione corale, che vedrà la partecipazione attiva di tutta la band, in cui manterremo il cuore dei Foja ma ci lasceremo anche guidare dall’istinto e dalla voglia di non annoiarci. Nel frattempo continueremo il progetto internazionale con l’uscita, a breve, del brano “Cagnasse tutto” eseguito insieme ai Blacknoyze, la band americana con cui abbiamo suonato a Charleston».

 

Sono affetta da tante patologie, tra queste la più preoccupante è la curiosità. Qual è il mio mestiere? Fare domande. Scrivo da quando ho memoria di me e grazie alle parole cambio spesso vita. Don't forget to write, ecco il mio imperativo categorico.