martedì, 02 Giu, 2020 Espresso napoletano

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Gennaro De Stefano, Rino e l’arte di perseverare

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Portano lo stesso nome di battesimo e condividono una certa vocazione a sognare, ma sono anche profondamente diversi. L’uno è Gennaro De Stefano, attore, classe ‘91, l’altro è Rino Cerullo, calzolaio e fratello di Lila, che De Stefano interpreta nella serie di successo L’amica geniale, diretta da Saverio Costanzo e ispirata alla famosa quadrilogia della Ferrante.

Ciao Gennaro, raccontaci il tuo personaggio…

“Rino è un calzolaio, che però ha delle ambizioni… ecco, un carattere specifico del mio personaggio è la sua ambizione, quella di diventare ricco a tutti i costi. Quest’ambizione sfrenata, non so se supportata da adeguate capacità, è così forte che lo porta quasi a ‘vendersi’ la sorella a Marcello Solara. È comunque un personaggio affascinante”.

Ti somiglia?

“No, Rino è un personaggio distante da me, per cui è stata una bella sfida. Per la mia carriera di studi, mi sentivo molto più portato per la commedia, quindi iniziare con Rino è stato una sorta di ‘sogno proibito’, perché ho scoperto più tardi di avere delle corde un po’ più drammatiche. È stato un debutto che non mi aspettavo proprio, dico la verità”.

Come ti sei approcciato alla recitazione?

“Ho iniziato a recitare grazie ad un amico che mi portò in una compagnia teatrale parrocchiale a Gragnano, e quando finii il liceo volli provare a seguire questa strada… Ho studiato per tre anni alla scuola Ribalta a Castellammare, poi ho fatto un anno formativo, intensissimo, molto bello, con Antonio Milo, che fa Silvio Solara nella serie, e lì ho conosciuto anche Giovanni (Amura, n.d.r.). Entrambi ci siamo trovati a fare il provino per Rino: alla fine scelsero me e poi lui fu preso per interpretare Stefano Carracci. Fino a quel momento non avevo mai vinto un provino, stavo per intraprendere la carriera del fotografo”.

Quale credi che sia la sfida maggiore per un aspirante attore?

“Quello di attore è un lavoro che affascina e quindi vogliono farlo in molti. Non basta essere bravo, devi essere quello ‘giusto’ per una determinata produzione. Studiare, avere talento, come qualcuno lo chiama, è una componente sicuramente importante, ma a volte serve perseverare, fino a ‘trovarsi al posto giusto al momento giusto’, quando cercano quel personaggio che puoi fare
tu e solo tu”. 

C’è una scena, tra tutte, che ricordi con più emozione?

“Quella del capodanno è stata una delle scene più particolari per il personaggio di Rino. Nella sceneggiatura c’era scritto soltanto ‘vediamo Rino sparare i fuochi, entrare e uscire dal fumo’ e poi è venuto fuori un piano sequenza di due minuti che ha reso sullo schermo il concetto di ‘smarginatura’. C’è stata anche molta fiducia e libertà da parte del regista. È stata una bella
prova. Poi ricordo le scene in cui eravamo più attori, come quella del matrimonio, girata in sei giorni… una scena importantissima perché era il finale di stagione”.

Quale clima si è creato sul set? 

“Sul set ho incontrato tutte belle persone. Io ho legato tantissimo con Antonio Buonanno e con Gaia Girace, con cui ho condiviso la maggior parte delle scene. Con Antonio si è creato un rapporto di amicizia straordinario. Una volta l’ho addirittura chiuso in bagno per scherzo. Il clima sul set era sempre bello”.