giovedì, 03 Dic, 2020 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

Gianni Lamagna si racconta tra il Tenco, Shakespeare e “Paese mio bello”

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C’è un tempo che talvolta fatica a cercare i propri spazi perché è in corsa o perché non sa dove andare, perché si erige sovrano per lasciarsi ammirare o semplicemente perché ama prendersi gioco della vita;  ma ci sarà sempre un tempo brutto e uno bello, ed è questa la dimensione che avvolge Gianni Lamagna, quasi fosse un’aura. Eh già, poiché non è così usuale poter raccontare di tante emozioni insieme, come una Targa Tenco con la Nccp premiata come miglior album in dialetto Napoli 1534 tra moresche e villanelle (Squilibri ed.) e un concerto in Villa Pignatelli per Doppio Sogno con lo spettacolo Paese mio bello, titolo dell’ album in uscita il prossimo ottobre (Soundfly).

Copertina della Nccp “Napoli 1534”, targa Tenco 2020. In copertina un dipinto di Beppe Stasi

Gianni Lamagna, cantante e attore di indiscusso valore, contraddistingue da anni la sua verve artistica attraverso la ricerca e la sperimentazione. Questa brillante curiosità artistica lo ha condotto nel corso del tempo ad esplorare stili, linguaggi ed espressioni sonore al di là di qualsiasi consuetudine, passando dalla tradizione alla contemporaneità sino ai classici con l’originalissima operazione dei “suoi sonetti” Neapolitan Shakespeare, musicati e tradotti in dialetto napoletano.

ph. Pino Finizio

Intanto la sua storia e la voglia di portare la nostra tradizione partenopea in giro per il mondo continua e senza sosta anche al fianco della Nuova Compagnia, che unita nella gioia per l’assegnazione del Tenco ha ovviamente rivolto il loro sguardo al cielo e salutato il compianto Corrado Sfogli che, certamente, da lassù ringrazia. “Ci è mancato Corrado, – racconta Gianni – se n’è andato troppo in fretta e durante il lockdown. Quando, dopo la presentazione del disco, cominciarono a uscire le prime recensioni, tutte positive e incoraggianti, lui mi chiamava entusiasta, leggendomi le critiche. Era felice di questo lavoro, al quale peraltro ha dedicato tanto tempo e tanta passione. Siamo doppiamente fieri di questo premio e continueremo, a partire da agosto, a portare in giro il nostro spettacolo. In quel tempo nel quale siamo stati reclusi – continua Lamagna – io mi ero quasi abituato a quel silenzio, a quegli scenari surreali che facevano di questa una città fantastica: dal balcone di casa mia, qui in pieno centro, al mattino presto riuscivo a sentire persino l’odore del mare. Poi lunghe passeggiate immerso come in suoni ovattati, delicati, rassicuranti… mi ci ero abituato. Poco per volta, abbiamo ripreso le prove del nostro spettacolo Paese mio bello, l’Italia che cantava e canta e ci siamo riappropriati del nostro tempo”.

Paese mio bello, ph. Pino Finizio

Lo spettacolo, che si avvale della presenza di Lello Giulivo, Anna Spagnuolo e Patrizia Spinosi, è un’Italia che canta dal ‘700 ad oggi a quattro voci e due chitarre suonate da Michele Bonè e Paolo Propoli. Si tratta di cinque secoli di musica, quarant’anni di storia e di amicizia con una finestra messicana e una argentina, ma non mancano spaccati performativi attinti alla canzone d’autore più due sonetti. E pensare che le voci sono solo quattro e gli strumenti, a corda, due. Come si fa? “Si fa perché si prova per giorni ininterrottamente per cercare quello che si vuole dare, l’atmosfera che si è deciso di creare, perché le nostre voci devono, laddove è necessario, divenire strumento altro, quello assente casomai” [ride, n.d.r.]. Sentir parlare di così tanta bellezza è talvolta spiazzante, capace di procurare vertigini; troppo spesso ci si danna nel cercare di riempire il vuoto creato da una storia nella quale non ci riconosciamo, basterebbe affidarsi alla musica, quella sana, giusta, quella di ieri, quella di sempre.