Giordano Bruno, l’infinito e Napoli…

Giordano Bruno
Giordano Bruno

Giordano Bruno: l’infinito e Napoli

Giordano Bruno
La statua di Giordano Bruno a Campo dei Fiori a Roma – Foto di Giovanni Aiello

In piazza Campo de’ Fiori, a Roma, c’è una statua che fu ‘scoperta’ e, dunque, inaugurata, il 9 giugno del 1889. Questa data divenne il simbolo di una nuova ‘breccia di Porta Pia’. Perché? Perché la scultura raffigurava Giordano Bruno, il filosofo nolano messo a morte e bruciato sul rogo il 17 febbraio del 1600, proprio in quel punto della piazza. Come sappiamo, nel 1870 le truppe ‘italiane’ (dell’Italia già unita), erano penetrate al centro di Roma proprio da un varco creatosi, nel corso della battaglia, nella Porta della città chiamata Porta Pia.

Era stata la fine dello Stato Pontificio, e Pio IX era ormai irrimediabilmente ‘l’ultimo papa re’. Ora, porre una statua di Giordano Bruno, il ‘nemico’ della dottrina ufficiale della Chiesa (in realtà semplicemente un pensatore ‘libero’, nemico di nessuno ma amico della scienza) al centro dell’ex capitale dello Stato Pontificio rappresentava una nuova ‘conquista’, non territoriale, ma simbolica, della libertà di pensiero e della corrente liberale che aveva soffiato nelle guerre d’indipendenza.

Giordano Bruno e l’infinito

Ma perché Giordano Bruno era stato inviso alle gerarchie ecclesiastiche? Sicuramente almeno per una delle sue teorie: quella dell’infinità del mondo, o, meglio, dei mondi. Per Bruno Dio era Amore infinito, e non poteva frenarsi dal creare all’infinito. La Terra era solo una infinitesimale parte dell’esistente, e ogni uomo un puntino in un universo – o pluriverso? – che certamente ospitava – chissà dove – anche altre forme di vita intelligenti, all’infinito. Ciò dava uno scossone, almeno apparentemente, alla struttura cosmologica della fede cristiana, secondo la quale l’universo non era caos, ma ordine, secondo le visioni aristoteliche e, ad esempio, dantesche. Come avrebbe fatto il Cristo a salvare gli altri mondi abitati? Avrebbe dovuto incarnarsi all’infinito? Oggi la teologia non ha più ‘timore’ di tali teorie, e Bruno è studiato anche nei seminari. Ma all’epoca era diverso.

Giordano Bruno dentro il ‘presepe profondissimo’

Giordano Bruno
Il complesso di San Domenico Maggiore – Foto di Giovanni Aiello

Io, pensando a Giordano Bruno, al caos, all’infinità dell’universo, ho sempre immaginato il frate domenicano, studente a San Domenico Maggiore a Napoli, strabuzzare gli occhi davanti al ‘caos’ delle vie, delle piazze e dei vicoli di Napoli. Infatti, attraversare un mercato, a Napoli, in pieno ‘500, doveva significare avere una sensazione allucinante di pienezza, di impossibilità che le cose ed il mondo potessero terminare. Dietro un banco di frutta ce ne era uno colmo di pomodori rossi, dopo la piazza gremita di gente c’era un vicolo stretto e lunghissimo. Napoli era un ‘presepe profondissimo’. A Napoli ci si perdeva in un cosmo che parlava la lingua dell’infinito. Ho sempre immaginato Bruno, ‘sballottato’ dalla folla, concepire l’idea che niente poteva aver fine, nell’universo.

Per questo ho sempre legato l’esperienza di Bruno a Napoli al suo pensiero. Proprio quel pensiero di vertiginose infinità che lo condusse sul rogo in Campo de’ Fiori.  

[adrotate group=”6″]

La nostra rivista
La nostra
rivista
L’Espresso Napoletano diffonde quella Napoli ricca di storia, cultura, misteri, gioia e tradizione che rendono la città speciale e unico al mondo!

SCELTI PER TE