martedì, 02 Giu, 2020 Espresso napoletano

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Giovani, tra scuola e lavoro. Una prospettiva post-Covid

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Se dovesse continuare l’emergenza Covid, il Paese, con le attuali misure che limitano le libertà dei cittadini, certamente finirebbe ulteriormente nel caos economico con conseguenze devastanti soprattutto per i giovani. E oggi vogliamo portare l’attenzione proprio sul futuro dei ragazzi. Cosa li aspetta?

Improvvisamente è stato introdotto l’insegnamento online, con non pochi problemi in particolare per i bambini, peraltro non tutti appartenenti a famiglie benestanti, con case aventi spazi idonei, dotate di impianti e tecnologie wi-fi, con badanti, e soprattutto risorse adeguate per affrontare il gravoso cammino.

Mi riferisco a nuclei familiari meno abbienti o del tutto in povertà che vivono in realtà critiche, come nei vicoli di Napoli o di altre periferie di città del Sud dove il benessere non è purtroppo presente.

Il primo problema è costituito dal condividere spazi molto ristretti, perché tante famiglie numerose sopravvivono in monolocali siti sulla strada, dove non è certamente ipotizzabile uno studio online, dando per scontato – ma così non è – che sia tecnicamente ed economicamente possibile. Il secondo problema è, con riferimento ai più piccoli, avere qualcuno in casa che possa garantire l’assistenza. Difficilmente è pensabile il ricorso ad una badante, seppure in presenza di eventuali aiuti da parte dello stato.

Oggi, molte coppie hanno difficoltà a trovare un lavoro stabile che dia certezze di vita, aspetto destinato a peggiorare. Il sistema economico è collassato. Non avremo prospettive, almeno a breve-medio termine. Il terzo problema è quello relazionale, in quanto comunque si interrompe la possibilità di vivere la realtà della scuola in uno stimolante rapporto di comunione con i compagni e un confronto diretto con l’insegnante. Già adesso l’anno scolastico è stato di fatto compromesso e, ovviamente, la formazione ne risentirà non poco.

Esami online, promozioni garantite, incertezze per il prossimo anno, disorientamento generale e difficoltà per coloro che in qualche modo dovranno trovare soluzioni per sopravvivere. Probabilmente, una positiva alternativa potrebbe essere quella di organizzare la scuola in due turni, 09/13 e 14/18, su sei giorni, con un maggiore impegno di docenti, occupando così gli attuali precari con contratti definitivi. L’ipotesi formulata consentirebbe di dare continuità ad un insegnamento diretto, con la possibilità per le famiglie di organizzarsi più agevolmente nel lavoro e nell’assistenza dei figli. Ciò significherebbe anche evitare che i ragazzi finiscano sulla strada, come peraltro già avviene nelle città più degradate, sottraendoli a facili deviazioni indotte dalla criminalità organizzata.

Sono ovviamente solo spunti di riflessione basati anche su esperienze di vita vissuta in certe realtà proprio come quella napoletana, dove c’è tanto da imparare dal punto di vista sociale e umano. In tale contesto, credo che sarebbe altresì utile rivedere gli orientamenti scolastici pianificando dopo la scuola media corsi formativi triennali per l’apprendimento di attività pratiche e l’avvio ai mestieri, da invogliare con la specifica previsione di contratti di assunzione presso le aziende, previe agevolazioni fiscali.

La concreta prospettiva di essere avviati subito ad un lavoro retribuito sarebbe un sicuro incentivo per i ragazzi non proprio desiderosi e portati per proseguire studi più impegnativi e comunque onerosi per le famiglie. Ciò consentirebbe di sottrarre manovalanza minorile alla predetta criminalità, il modo più efficace per combatterla. Sarebbe una via per ripartire con il Paese dando priorità al lavoro e all’inserimento dei giovani nel sistema produttivo, aiutando così le famiglie. 

Quale migliore prospettiva?