Grotta dello Smeraldo: il regalo di un pescatore

Grotta dello Smeraldo
Grotta dello Smeraldo
foto da costeriaamalfitana.com

La Grotta dello Smeraldo, situata a Conca dei Marini, non lontano da Positano e Amalfi, è un “cinematografo naturale”. Fu Luigi Buonocore, un pescatore, a “scoprire” questa meraviglia nel 1932.

“Per me si va nella città lucente” potremmo dire, parafrasando Dante. Ed in effetti con la luce e con i suoi “giochi fantastici” ha ben a che fare la Grotta dello Smeraldo. Luigi Buonocore, pescatore della Costiera Amalfitana, sapeva già cos’era il Paradiso. Certo, il suo eden era legato a filo doppio con la “fatica”, con il suo lavoro a volte sfibrante, ma la “stanza” di tale lavoro sempre un paradiso era. Perché ‘a fatica di don Luigi era il mare.

La Grotta dello Smeraldo: un “diamante” in un forziere d’oro

Don Luigi la sapeva – come diremmo a Napoli  – la distesa del mare: qualcosa che agli occhi è più preziosa dell’oro. Don Luigi conosceva il blu forte, pastoso e scuro del mare aperto, del mare “alto”. Gli era familiare  lo “scatto ottico” tra quel blu e il “blu-azzurro” del cielo, che era tutt’altra cosa, eppure faceva ammore ogni momento con il blu aggressivo delle onde. E poi il pescatore amalfitano intuiva ogni giorno, attraverso il “velo” spesso e nervoso della superficie marina, i verdi e i rossi delle alghe e dei banchi di pesci, guizzanti e geometrici come drappelli di soldati. Ma la Grotta dello Smeraldo (come fu poi “battezzata”) era “altro”. Un prisma vivo di colori come quello nel quale si imbattè nella Grotta, don Luigi non lo aveva mai “incontrato”.

I raggi del sole, per penetrare in questo “tempio” naturale, attraversano, come serpentelli in cerca di aria, una fenditura sottomarina,e vengono filtrati dalle pareti rocciose. Queste ultime giocano quasi a pallavolo con i raggi di luce che “osano” entrare nel labirinto di pietra. Il risultato di questo “gioco infinito” sono gli effetti cromatici straordinari che si “rivelano” quando ogni raggio giunge all’esterno, in mare aperto.

“Vestiti” di verde, turchese, blu cobalto, questi raggi dispettosi e creativi come folletti “tinteggiano” non solo l’acqua della grotta, ma anche le pareti, tuzzulianno qualsiasi superficie si trovino davanti, fino a colorarla come “vogliono”. Lo spettacolo è mozzafiato.

Ma sarà vero “quello che dice don Luigi”?

Era inevitabile che il racconto del povero don Luigi fosse oggetto di “dubbi”, o quantomeno fosse accolto un po’ scetticamente da tanti. Ma è mai possibile che questa grotta – un vero “cinema” in mezzo al mare – non fosse stata mai raggiunta e notata da nessuno?

Sì… c’erano delle “dicerie” – quasi “elevate” al rango di leggende – già dal 1800, ma non ci si faceva caso più di tanto, anche negli anni di don Luigi, gli anni ’30 del secolo scorso. Parliamoci chiaro: qua bisognava pescare, e portare la giornata a casa. Non andare in cerca di antri nascosti che “possedevano” chissà quali misteri. Siamo nel 1932, erano anni di crisi per ogni settore dell’economia. Meglio stutare la “voglia di fantasia” e darsi anima e corpo a ‘a fatica.

Nun me pozzo stà zitto…”

Forse furono queste le parole che disse a se stesso don Luigi, pescatore della Costiera Amalfitana, dopo esser uscito dalla Grotta dello Smeraldo. “Nun me pozzo stà zitto, ll’aggi’ ‘a cuntà a tutte quante”. Beh, insomma… grazie a Luigi oggi possiamo visitare questa grotta straordinaria.

Un carso invaso dal mare.

Sappiamo che i fenomeni “carsici” (presenti soprattutto nella conformazione geologica di alcune regioni della nostra Penisola, quali il Friuli) consistono nella “vita” di veri e propri fiumi che scorrono al di sotto della superficie terrestre, per poi “spuntare” all’aria aperta in un punto particolare del “paesaggio roccioso”. Beh, qualcosa di simile era presente anche qui, nel comune di Conca dei Marini, in Costiera Amalfitana. Per la cronaca, Conca è il comune meno esteso della Campania, dopo Atrani. Un “gioiellino” già di per sé.

Era proprio un’attività “carsica” quella che caratterizzava alcuni punti rocciosi che non erano toccati dal mare. Il carsismo in corso aveva creato delle cavità geologiche di incomparabile bellezza, con l’insistenza del flusso delle acque. Grotte di stalattiti e stalagmiti si erano formate, assieme a sculture straordinarie, forgiate dalla “mano della natura”, che avrebbero in futuro dato adito ad “interpretazioni” fantasiose di ogni tipo.

Ma ecco che ad un certo punto la Natura stessa compie uno di quei suoi “scherzi” che danno “vita” ad opere d’arte degne dei più grandi scultori del Rinascimento.  Cosa succede, insomma? Accade che il mare – e chi può opporvisi?  – “invade” la grotta.

Un “tempio” in un antro oscuro

Ed ecco che il risultato di questo “atto violento” del mare è la creazione di un “tempio” da alcuni definito “mistico” per la meraviglia che cattura chiunque vi penetri, e l’aura di rarefatta “spiritualità” che lo caratterizza – propria di tutte le “grandi opere” della Natura -.

Le colonne a cui hanno dato vita, nel tempo, le stalattiti e le stalagmiti sono alte, in alcuni casi, circa 10 metri. E le “sculture” lavorate dal mare, come dicevamo, si “prestano” ad interpretazioni diversissime. Certo, è un gioco. È pe pazzià. Però comm’è sfizioso sapere che alcune forme rocciose sono “riconosciute” dagli italiani come la “testa di Garibaldi”, dagli americani come il volto di George Washington e dai francesi come quello di Napoleone Bonaparte!

Il Presepe

Dal 1956 un’altra attrazione è “godibile” entrando nella Grotta dello Smeraldo. È un Presepe. A quattro metri di profondità, ma visibile dalla superficie grazie all’estrema trasparenza dell’acqua, si ammira una Natività in ceramica di Vietri, che rende il luogo ancora più magico.

Come arrivare alla Grotta dello Smeraldo?

In realtà non è difficile. In auto si percorre la strada costiera SS 163, si scende una scalinata e poi con un ascensore si giunge all’ingresso della grotta. Altrimenti, le escursioni organizzate, che conducono alla Grotta dai porti vicini, non mancano.  Beh… lo vogliamo dire forte? Grazie, don Luì!

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