martedì, 19 Ott, 2021 Espresso napoletano

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I cittadini temono per il loro futuro – Il punto di Carmine Adinolfi sull’impatto del Covid sul popolo

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La delicata situazione del momento, ricondotta – per chiara convenienza – da taluni al Covid, di fatto è stata determinata da una gestione alquanto discutibile della cosiddetta emergenza sanitaria, che da mesi ormai domina lo scenario internazionale.

Europa, Stati Uniti ed altri paesi dei diversi continenti stanno vivendo la grave crisi in modo preoccupante e, almeno finora, senza seguire strategie comuni neppure nel settore della ricerca.

L’economia mondiale è crollata, per scelte che probabilmente evidenziano una generale impreparazione nell’affrontare il grave problema, testimoniata da iniziative certamente non utili per creare le premesse per una futura ripresa. Solo improvvisazione!

L’origine del virus – sembra assodato in Cina – risale verosimilmente al 2019, mentre la sua conoscenza emerge stranamente solo all’inizio del 2020. In merito sono tante le perplessità sorte sul ruolo di fatto avuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che non poteva ignorare quanto si stava verificando nel noto laboratorio di Wuhan, dai più indicato come luogo di partenza del virus. Non scendiamo nel merito del perché.

In assenza di certezze documentate, infatti, troppe notizie più o meno infondate e strumentali sono state diffuse dagli organi di informazione, sempre più orientati e perciò poco credibili.

L’unica certezza è che intorno al virus sono sorti non pochi interessi che hanno scarsa attinenza con il problema sanitario. Pensiamo in particolare ai sistemi economici, in fallimento quasi ovunque, e alle conseguenze disastrose per le popolazioni.

Basta sottolineare le forti divergenze sorte tra più potenze, con pesanti reciproche accuse riferite a presunte responsabilità.

E nel nostro paese?

La situazione non è meno drammatica. Probabilmente, a fronte di un’asserita pandemia, bisognava subito avviare iniziative per sanare note carenze strutturali che avrebbero potuto contenere i contagi e consentire cure più appropriate ed efficaci per tutti, considerando per prima coloro che, già affetti da altre gravi patologie, avevano ed hanno il diritto di essere curati senza ritardi.

È noto, infatti, che il virus può essere più letale proprio per quanti hanno difese immunitarie deboli per la presenza di altre malattie. E comunque la morte di questi ultimi ha lo stesso valore della morte per Covid, se non di più. Pensiamo ai tanti casi di tumori, spesso a danno di bambini, o di cardiopatie gravi di cui sono affetti pure i giovani. Ma i nostri ospedali ‘piangono’!

Individuate le esigenze cautelative (distanziamento, mascherine e igiene delle mani), in sintesi la necessità di evitare affollamenti, movida e qualsiasi occasione di contagio, bisognava pensare ad attuare razionali e mirate misure di intervento, senza esasperanti provvedimenti generalizzati, con inevitabili gravissimi danni all’ economia e non solo. Trasporti pubblici, sanità, scuola, lavoro, attività imprenditoriali potevano e dovevano essere salvaguardati per evitare di portare il paese ad un indebitamento passivo ed irreversibile, proprio per l’assenza in futuro di professionalità, lavoro, filiere ancora in grado di garantire produttività.

E invece? Abbiamo assistito all’acquisto di monopattini, biciclette, banchi con le rotelle, chiusura di attività che potevano restare operative senza fare danni. Cito la crescente disoccupazione di decine di migliaia di lavoratori che certamente non potranno avere un futuro con la cassa integrazione – se e quando arriva – né con bonus vacanze né con altre misure di sterile assistenzialismo che non produrranno mai reddito. Altro che sconfiggere la povertà!

È un fallimento generale: piccole imprese, attività commerciali, turismo, alberghi, ristorazione, attività sportive, teatro, cinema e tanto altro ancora. Ma oltre ai danni incalcolabili che si potrebbero ulteriormente avere con un eventuale inopportuno lockdown, ci sono da temere i già paventati aggravi fiscali se non addirittura prelievi sul risparmio, che finirebbero per far collassare ulteriormente la vita del paese.

E le tensioni sociali? Certamente non possiamo, né dobbiamo, accettare che delinquenti di diversa estrazione continuino a cavalcare il malessere della gente onesta, disperata per non avere la possibilità di lavorare e vivere in serenità. I comportamenti violenti vanno banditi e perseguiti senza remore. Ma va evitata anche l’ esasperazione della gente, che chiede solo di vivere con dignità, conservando il proprio lavoro.

C’è dunque urgente necessità di un’azione qualificata basata su elevate competenze gestionali che, nel tenere giustamente conto dell’esigenza di salvaguardare la salute pubblica, non porti allo sfascio totale del sistema economico.

Il rischio è che presto il numero dei morti causati dal Covid sarà ampiamente superato – anzi già lo è – da quello determinato da altre più gravi patologie di natura psicofisica non puntualmente e adeguatamente curate.

E non dimentichiamo che si può morire pure per debiti, per la gravissima mortificazione della dignità delle persone.

E allora, ancora una volta ci domandiamo: cosa fare?

Il nostro presidente, Sergio Mattarella, nella sua paziente ed infinita saggezza, ha più volte indicato la via da seguire: “È indispensabile creare le condizioni utili a ristabilire un clima di fiducia”, così nella recente giornata mondiale del risparmio.

Occorrono dialogo e coesione di tutte le forze in campo. È in gioco il futuro del paese, in un momento storico molto delicato.

Va considerato, peraltro, che il fallimento delle economie nazionali può portare ad alimentare il terrorismo internazionale, con devastanti conseguenze per la sicurezza di tutti.

Ma sappiamo che eccesso di protagonismo e sordomutismo non si conciliano con il dialogo e la coesione. Ovviamente il tutto a danno della vita dei cittadini, sempre più senza un futuro.

Ciò che preoccupa, infine, sono proprio le tensioni internazionali. Esse certamente non aiutano a garantire un futuro per l’umanità, ormai smarrita, mettendo in grave pericolo la stessa sopravvivenza del nostro piccolo pianeta.

Pessimismo? No! È un mero realismo che nasce dalla consapevolezza che l’inadeguatezza gestionale a qualsiasi livello produce ovunque soltanto danni, spesso irreversibili.