I Dialoghi di ogni dove: dal mito all ‘economia del vivere’!

I “Dialoghi con Leucò” sono una silloge di racconti brevi, strutturati in forma dialogica appunto, come evidenzia il titolo, che vanno dalla dimensione dell’impossibile a quella della commistione tra il profetico e il visionario in qualche modo ‘necessario’. Raccolta molto cara all’autore, Cesare Pavese, che scriveva  “ci vogliono miti, universali fantastici, per esprimere a fondo e indimenticabilmente quest’esperienza che è il mio posto nel mondo”. Il mito rappresenta quell’approccio che muove dall’istinto e che diviene poi  conoscenza profonda della realtà, approccio ‘di pancia’ che si realizza a partire dall’infanzia attraverso le fiabe di cui però gli adulti non sempre serbano memoria. E proprio i versi di ogni epoca storica, quella poesia che diviene patrimonio di ogni tempo e contribuisce a creare nuove sensibilità ,  lascia affiorare al livello della coscienza la conoscenza primitiva, la rimodula attraverso la catarsi della ragione, per poi restituirla nella sua intellegibilita’. E Pavese ha nutrito ampiamente la sua sensibilità grazie ai classici:
i suoi Dialoghi sono permeati, dal primo all’ultimo, della forza rivelatrice del mito e della poesia intrisi però della storia del pensiero del suo tempo.

Quello che vogliamo evidenziare è il rapporto emblematico tra le espressioni letterarie del Novecento, tra cui anche questa elaborazione di Pavese, e la cultura classica che pervade di sé rinnovate espressioni. Per dirla con Calvino in ‘Perché leggere i classici’; ‘Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire’ . E Pavese comprende nei suoi Dialoghi anche Endimione: ne ‘La belva’ troviamo infatti il principe – pastore dormiente che dialoga con uno straniero proprio su Artemide. La forma dialogica tra i personaggi mitologici rappresenta il Mito come unico accesso all’origine dell’esistenza percepita e vissuta in quanto destino. Pavese anche nei suoi interventi di “giornalista” con l’Unità, divulga il suo pensiero sul mito come approccio ineludibile. Forse perché anche in nome del mito, può risultare più semplice restare nel dubbio e scorgere nell’assenza di risposte chiave ulteriore di interpretazione e di spinta per provare a darne di nuove. Endimione può incontrare la luna, qui divenuta Artemide, nella sua versione selvaggia, solo nel sonno, così Pavese, suo specchio in questo dialogo, sceglie di affidarsi al sonno eterno.

Nel complesso, nei ventisei dialoghi dèi ed eroi della Grecia classica, da Eros a Endimione, discutono sul rapporto tra uomo e natura, dibattono del destino e confermano l’intimo legame tra mito e poesia. Ma anche tra poesia e prosa, ci sia consentito evidenziare, proprio grazie all ‘interpretazione personale delle voci del 900. E i Dialoghi, modalità che dona linfa vitale ad eroi e divinità attraverso le parole sulla brutale bellezza dell’esistenza nella scrittura di Pavese, saranno la modalità di incontro con la società civile che sta per ripartire in Pietrasanta, luogo che racchiude nei suoi percorsi sotterranei Selene ma anche Diana o Artemide. La luna si collega alle fondamenta paleocristiane della Basilica come simbolo di rinascita pur nelle sue fasi alterne che segnano come un metronomo vitalità e stasi della vita di ogni uomo, sfiducia o speranza. Il dialogo tra due, tra più, tra gruppi sarà il paradigma della ‘economia di vita’ volta a costruire sulla base di premesse ‘militanti’ che diano motivazioni per continuare a sperare anche vivendo ciò che non possiamo conoscere. Il titolo scelto da Pavese è un omaggio a Bianca Garufi, con la quale visse una relazione d’amore. Leucò, infatti, è la traduzione greca di bianca. Ma è anche il diminutivo della dea Leucotea, la dea bianca, quella dell’inizio del mondo. Come l’aurora apre il mattino alla luce così la Dea delle origini aveva portato la luce nelle tenebre del mondo. Parliamo in sostanza della Mater Matuta che Lucrezio, poeta proposto nel percorso di approfondimento nelle Olimpiadi dei Saperi Positivi, menziona nel Libro V del De rerum natura “a un’ora fissa Matuta soffonde con la rosea luce dell’aurora..”!. Aurora, sorella di Selene… Forse Pavese aveva scorto molta più luce..!
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