I mille rivoli del teatro

L’Italia è un paese ricco di teatro e snodo rilevante per le arti performative internazionali. Nonostante alcuni interventi governativi, come la riforma ministeriale del 2014, che ha ridotto i contributi pubblici alla produzione, formazione e fruizione teatrale, e nonostante la retorica di chi marginalizza il mercato e il consumo di spettacolo dal vivo come un optional accessorio, il teatro in Italia resta artisticamente vitale.

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A testimonianza di ciò, è un ampio numero di festival, rassegne, stagioni, a livello internazionale, e un’editoria che, per quanto ridotta rispetto agli anni sessanta e settanta, fra pubblicazioni online e ebook sostiene studi ed esperienze teatrali contemporanee. A fronte di una scarsa presenza istituzionale, impegnata soprattutto su scelte commerciali, che preferisce nomi di risonanza (provenienti da televisione o cinema), o di salvaguardia del potere acquisito, si assiste allo sviluppo di quei sistemi atti a estendere la rete dei centri di produzione, le residenze e le iniziative tese a contrastare e sopperire al sentimento di sfiducia verso gli enti pubblici, iniziative da cui risulta un lavoro impegnativo e proficuo.

A tal proposito, alcune realtà come “www.crowdarts.eu: How to support an artist you love; smart-it.org/ dalla parte degli artisti”,  strutture internazionali formate anche da competenze diverse (arte, economia, informatica, comunicazione) attivano, ad esempio, risorse economiche attraverso processi partecipati come il crowdfunding, destinandole alle arti performative.

Ad ogni modo, tra la primavera e l’estate del 2016, sono stati presentati in Italia, alcuni importanti e particolari festival; solo per citarne qualcuno, il “Fast Forward Festival”, promosso dal Teatro dell’Opera di Roma; la “Live arts Week”, curata da Xing, a Bologna; il “Kunstenfestivaldesarts” di Bruxelles; il Festival di Drodesera, alla Centrale Fies di Dro; il “Festival di Santarcangelo”, il “Ravenna Festival, Scene di Paglia. Festival dei casoni e delle acque”, a Piove di Sacco (Padova) e il “Festival Inteatro” di Polverigi e, infine,  il nostro “Napoliteatrofestival”, a testimonianza di un fare inflessibile e colto.

Una koinè teatrale dunque, che ha generato  numerosi programmi collaterali, dando vita a una stimmung vivacissima e importante: oltre agli spettacoli, ai laboratori, agli artisti in dialogo, alle mostre (citiamo ad esempio “Immagini sensibili”, di Studio Azzurro, a Palazzo Reale a Milano) nello stesso arco temporale sono subentrate anche notevoli recensioni sul tema, come la monografia che Anna Barsotti dedica a Toni Servillo sul “tema della voce”; “Utopie vocali”, di Michel De Certeau; “Experimentum Vocis”, di Giorgio Agamben  o la raccolta di saggi di Morton Feldman, “Pensieri verticali”, dove è come entrare al Cedar, il bar dell’Ottava Strada, in compagnia di personaggi come Pollock, Rauschenberg o de Kooning, in cui Feldman trascorreva notti intere fra discussioni accanite e lunghe riflessioni.

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