sabato, 15 Ago, 2020 Espresso napoletano

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Il carruocciolo: quattro ruote fai da te

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Negli anni Sessanta i giochi per bambini erano parecchio inventati; v’era chi possedeva una bicicletta, ma era veramente fortunato a poter permettersela, ed erano in pochi; siamo nel pieno del “miracolo economico”, l’automobile iniziava a diventare una meta sì ambita ma anche possibile per il cittadino medio…  e i giochi dei bambini rispecchiavano un po’ la vita dei grandi.

lavatrice gioco

Le femminucce ricevano in regalo la cucina e la lavatrice in miniatura, quest’ultima una novità, mentre i maschietti  avevano la macchinina a pedali, rigorosamente rossa della Giordani, ma c’era anche chi, molto spartanamente si “autocostruiva” il  proprio mezzo di locomozione a due ruote: ed ecco nascere il famoso “carruocciolo”, il cui nome (carruoccio o carruócciolo)  deriva dal latino medievale, carrocium.

La costruzione del nostro trabiccolo era semplice ma abbisognava di alcune regole: robuste assi di legno e quattro ruote che si ricavavano da cuscinetti a sfera dono di qualche meccanico del vicinato. La tavola principale era in effetti il corpo del mezzo mentre anteriormente si collocava l’asse posteriore su cui si montavano le ruote; l’asse anteriore, che era sterzante, era imperniato  con un robusto bullone. Alle estremità, per ottenere l’effetto sterzante, si legava una corda che si manovrava a mo’ di redini. Generalmente senza sistema frenante, il carruocciolo si frenava con i piedi, pena il consumo delle scarpe, allora tutte di suola di cuoio, ma alcuni “progettisti” collocavano due aste laterali rivestendole alle estremità con gomma ricavata da vecchi copertoni di auto.

carruocciolo

Genio semplicistico, ma era un modo di giocare che sfruttava l’intelligenza e istruiva al saper fare, alla manualità. E tutto ciò senza spendere un centesimo!

Ma come si giocava… come si muoveva il nostro carretto? Non fornito di propulsione meccanica, il carruocciolo aveva bisogno di strade in pendenza per poter avanzare, ed ecco che si sceglieva il “circuito” più adatto… naturalmente in discesa,  e qui viene il bello!

Troppa pendenza creava problemi di gestione della velocità, ma si sa: il fascino del rischio è talvolta una costante ed ecco che si organizzavano corse spericolate per le strade cittadine… personalmente rammento di momentanei blocchi del traffico automobilistico (anche se le auto erano poche nel ’60) per una veloce gara di destrezza “velocifera” e senza che nessuno se ne scandalizzasse… era una semplice goliardata.

bambini che giocano con carruocciolo

Ferdinando Russo, nella poesia ’O carruócciolo  ci racconta con chiarezza espositiva tutta partenopea un momento di gioco con il carruocciolo che termina con uno scontro finale:

Sciascillo votta arreto a Pascalino,

e Pascalino votta a Nanninella;

’o ssapone ‘int’ ’e rrote fa cammino!

Sia benedetta chesta sciuliarella!…

Iammo cuonce, guagliu’! Nun tanto ’nchino,

si no, lloco, pigliate ’a fuiarella,

e fenesce ’a pazzia d’ ’o carruzzino

cu’ ’na ‘nzagnata ’nfronte ’a mummarella!…

 

Negli anni ’50 un’Associazione sportiva vomerese, la “Oriens Napoli” organizzò una gara tra carruoccioli per le strade della Collina partenopea, con tanto di autorizzazioni e assistenza da parte delle autorità preposte e la manifestazione fu un vero successo, ma i tempi cambiavano e man mano di carruoccioli se costruiranno sempre meno.

Negli anni ’70 abbiamo importato la moda dello skateboard, una sorta di carruocciolo tecnologico statunitense… bello, tecnico e performante, ma senza il fascino del genuino fai da te dettato anche dall’arte di arrangiarsi.

skateboard

Oggi praticamente scomparso, il gioco del carruocciolo sopravvive solo grazie ad alcuni appassionati che a Vico di Palma Campania, nel 2004 hanno organizzato il primo Campionato Regionale del Carruócciolo, mentre a Boscotrecase si organizza il Palio del Carruocciolo, e a Pago del Vallo di Lauro si disputa la Corsa dei Carruoccioli… tutte manifestazioni simpaticamente goliardiche per un gioco da riscoprire.