Il castello di Manocalzati

castello di Manocalzati
castello di Manocalzati

Le origini

Il castello di Manocalzati, in provincia di Avellino, si trova nella frazione di San Barbato. La località sembra sia stata un nucleo abitato a partire dal periodo longobardo. La fortificazione, infatti, sorse nel periodo della Divisio Ducatus dell’849 e serviva per controllare la Valle del Sabato. Insieme alla fortezza di Montefredane, che la fronteggia, costituiva anche una difesa per la città di Benevento. Ma altri elementi ancora ci conducono al periodo longobardo, come lo stesso toponimo legato a San Barbato, vescovo di Benevento nel VII secolo, e il culto di san Michele, particolarmente caro a queste popolazioni. All’inizio, il paese di Manocalzati era costituito da tre nuclei abitativi – Casal Soprano, Casal Nuovo e San Barbato – ed è incerta l’origine del nome, che potrebbe derivare da «Malecalbiati» con il significato di un terreno non del tutto dissodato.

Castello di Manocalzati
L’ingresso del castello

Il castello di Manocalzati nella storia

Risalgono al 1146 le prime notizie storiche, conservate presso la Biblioteca abbaziale di Montevergine, in cui compare il nome di Malfrido come signore del luogo. Nel Catalogus Baronum, redatto tra il 1150 ed il 1168, San Barbato è indicato come avamposto militare con obbligo di fornire un solo cavaliere, ad attestare che si trattava di un territorio di dimensioni contenute.
Nel periodo aragonese il castello, trasformato in residenza fortificata, fu dei Filangieri di Candida, che lo conquistarono e lo tennero dal 1352 al 1528. Successivamente si avvicendarono diverse famiglie nobili, sino all’eversione della feudalità del 1806. Nel contempo il castello subì tutte le trasformazioni resesi necessarie dall’evolversi delle tecniche militari e dei tempi che lo videro sempre più residenza nobiliare che fortezza inespugnabile. Nel 1867 passò alla famiglia dei baroni Patroni-Griffi, che successivamente lo cedette al Comune.

castello di Manocalzati
La vista sulla valle dal castello

Il castello oggi

Dopo i gravi danni subiti dal sisma del 1980, il castello fu restaurato dal Comune con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività culturali. L’edificio, aperto al pubblico e visitabile, è decisamente imponente. Ha pianta trapezoidale, con due torri quadrangolari e due circolari, tutte scarpate. Sorge su di uno sperone roccioso che domina l’alta Valle del Sabato e l’abitato sottostante. La facciata principale presenta una lunga scala di accesso che conduce al portale d’ingresso. Quattro finestre sono ai lati del portone e sopra di esso c’è un balcone centrale. I locali del secondo piano presentano coperture a tetto con capriate in legno, mentre il seminterrato e i vani terranei hanno volte a botte. Al primo piano si aprono numerosi ambienti attualmente usati in maniera occasionale per mostre, convegni o eventi di vario genere, tra cui la Fiera del libro, che si tiene a maggio e che raccoglie tantissimi editori della provincia e oltre. Insomma, San Barbato vi attende per una visita al castello e per il suo bel panorama sulla Valle del Sabato.

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