Il coraggio di Carla

Coraggio di Carla
Coraggio di Carla

Anni di maltrattamenti, la forza di denunciare, e l’aiuto delle istituzioni per ricominciare: la storia del coraggio di Carla.

Quella che racconta il coraggio di Carla è una storia difficile da ascoltare e da vedere, perché i segni delle botte feroci che suo marito le ha inferto per sette lunghi anni balzano agli occhi senza nessun filtro: sull’arcata sopracciliare sinistra campeggia una cicatrice malamente nascosta da un ciuffo di capelli corvini, la stessa che ‘ricama’ il suo ancora incantevole setto nasale ma diversa da quella a forma di elle incisa sul polso destro e dall’altra, a zigzag, sullo stinco sinistro.

Per rimettersi in piedi è dovuta entrare tre volte in sala operatoria. Carla oggi ha trent’anni e vive in provincia di Napoli, a casa dei suoi genitori, molto semplici, che non l’hanno mai abbandonata. Questa la sua storia: a ventidue anni conosce un ragazzo che le sembra forte e determinato, desideroso di costruire una famiglia e innamorato pazzo di lei. Così, seppur molto giovane, e contro il volere del padre e della madre, decide di convolare a nozze con l’uomo che, di lì a poco, scoprirà essere il suo carnefice.

Le violenze sul suo corpo minuto non tardano ad arrivare: spintoni, schiaffi, divieti di uscire con le amiche perché Carla è bella, molto, e suo marito è geloso. Se vuole può andare a casa dei genitori, ma niente svaghi né lavoro. Ci pensa lui a non farle mancare niente. Carla non si confida con nessuno, anche perché, nel frattempo, rimane incinta e vuole concentrarsi sul bambino che nascerà, provando a raddrizzare la barca. Tuttavia, dopo la nascita di Luca, si rende conto che farlo è ancora più difficile: l’aggressività di suo marito aumenta e si manifesta su di lei anche quando ha il bambino in braccio.

Quando capii che mio marito non dava alcuna importanza a nostro figlio, picchiandomi anche in sua presenza, divenni consapevole di trovarmi in una situazione pericolosa e da cui non sarei potuta uscire. 

Ai genitori che l’accompagnano in ospedale per dei punti di sutura dice di aver sbattuto la testa contro un mobile e loro, anche se dubitano sia la verità, non insistono a farle troppe domande; in compenso le chiedono con sempre maggior frequenza di andare a casa insieme a Luca, di cui si prendono cura con molto amore.

Più passano i mesi, più le violenze diventano quotidiane: Carla si sente dire che è cretina, che non sa fare niente, e ha il sospetto che suo marito abbia iniziato a fare uso di droghe pesanti. Intanto Luca cresce, va alla scuola materna. È un bambino educato e tranquillo, dicono le maestre. Gioca volentieri con i compagni di classe e gli piace la musica. La crescita di Luca va di pari passo con quella dei maltrattamenti su Carla: una sera, per un futile motivo, suo marito imbraccia un asse di ferro e la percuote ovunque fino a farla svenire.

Ero certa che sarei morta, così ho deciso di denunciare e di rivolgermi al centro antiviolenza del mio comune. Sono stata subito seguita e accompagnata nel percorso giudiziario, per me fonte di grande ansia. Le operatrici del centro, con l’aiuto dei servizi sociali, mi hanno inserita in un progetto pubblico grazie al quale posso pagarmi le cure psicologiche, le spese per prendere il diploma, uno stage in un’azienda e il corso di chitarra a Luca, che ama la musica.

Carla sta cercando con coraggio di voltare pagina, ma nei suoi occhi neri si legge ancora la paura: tra tutte, quella di quando suo marito uscirà dal carcere.

Oggi, però, sa di non essere sola: ci sono le operatrici del centro, la sua famiglia, le forze dell’ordine, e i volontari della parrocchia di zona che, senza nemmeno dirglielo, hanno comprato una chitarra nuova a Luca.

Quando gliela hanno portata a casa sono scoppiata a piangere. Non riuscivo a fermarmi. Quella chitarra rappresenta la nostra nuova vita.

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