lunedì, 28 Set, 2020 Espresso napoletano

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Il culto della Madonna dell’Arco rinverdisce in ogni periodo di Pasqua

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Ci sono culti, fedi e oggetti della religiosità, che acquistano i caratteri del popolo che li nutre. La devozione per la Madonna dell’Arco a Sant’Anastasia – soprattutto nel giorno di “Pasquetta” – fa parte di questi casi: è forte, viscerale. È patrimonio del nostro popolo tutto.

Era una delle numerose immagini della Vergine che stringe il Figlio tra le braccia, quella riprodotta in un’edicola che, già nel ‘400, era posta in contrada “Arco”, così chiamata per la vicinanza con i resti di un acquedotto romano e, per questo, nota come “Madonna dell’Arco”. È contro quest’immagine religiosa che, il Lunedì dopo la Pasqua, nel 1450, un giocatore di palla-maglia, l’antico gioco delle bocce, accecato dall’ira per aver perso al gioco, scagliò, bestemmiando, la palla. La guancia della Madonna, colpita, iniziò a sanguinare; l’empio autore del gesto incominciò a saltare e correre, senza riuscire a fermarsi e, quale punizione per il suo peccato, venne impiccato a quello steso albero di tiglio contro il tronco del quale la sua palla si era fermata, facendogli così perdere la partita.

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A memento di questo primo evento miracoloso che, ogni Lunedì dopo Pasqua, un corteo di “fujenti” o “battenti”, compie un pellegrinaggio al Santuario: vestiti di bianco ed azzurro, l’uno il colore della purezza e l’altro quello della “Madre celeste”,  fanno riecheggiare le strade della nostra città  delle loro urla, della musica che accompagna il loro tragitto e percorrono gli ultimi metri scalzi, agitandosi e correndo, ad espiazione collettiva di quel lontano sacrilegio, evocando il gesto peccaminoso e la guancia sanguinante. Un ricordo che viene vissuto e vividamente rappresentato, che diviene manifestazione di fede, elemento ormai indefettibile della nostra tradizione popolare.

Ma numerosissimi sono gli eventi miracolosi attribuiti a quella stessa immagine attorno alla quale, attorno al 1600, venne costruito il Santuario. I piedi persi, nella notte tra la Pasqua ed il Lunedì, negli ultimi anni del 500, ed oggi esposti al pubblico, di Aurelia Del Prete, quale punizione delle bestemmie che nell’anno precedente la donna aveva rivolto contro la sacra immagine; i fedeli accorsi nel santuario e scampati, così, ad un eruzione del Vesuvio; le miracolose guarigioni dalla peste grazie a tinture fatte con l’olio che alimentava le lampade votive poste innanzi all’immagine; le stelle all’improvviso apparse attorno alla Madonna.

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Il Santuario è, ancora oggi, un luogo di grande fede, una fede radicata nella nostra cultura e costruitasi grazie alla memoria dei tanti miracoli; una memoria che viene conservata e tramandata anche grazie al folclore dell’annuale pellegrinaggio; un luogo dove è tangibile la devozione dei fedeli: un popolo  che tocca, bacia e venera l’immagine.

A ringraziamento delle grazie ricevute dalla Vergine il Santuario della Madonna dell’Arco conserva numerosissimi ex-voto, alcuni dei quali esposti al pubblico nel Museo degli ex voto, nato nel 2000 in occasione del Giubileo. Tra gli oggetti offerti a suggello materiale di una preghiera o di un ringraziamento rivolto a Dio attraverso l’intercessione della Madonna, vi sono soprattutto tavolette votive, esposte, alcune, anche lungo le pareti del Santuario: esse raffigurano il difficile evento della vita del fedele superato grazie all’intervento divino e divengono immagine narrante del dolore e della gioia ma, soprattutto, della devozione dei miracolati.

I tanti oggetti esposti nel Museo raccontano una storia che non è solo la storia di una fede che negli anni si rafforza ma, anche, la storia del nostro popolo, la storia delle nostre paure e della nostra vita quotidiana: le gomene offerte a ringraziamento di un evitato naufragio, le medaglie al valore militare come ringraziamento per esser sopravvissuti sul campo di battaglia, i coltelli a serramanico quale promessa di abbandonare un criminoso stile di vita.

Un’esposizione delle umane paure, delle umane debolezze e fragilità alle quali può fare solo da contraltare l’umana fede, la nostra capacità di affidarci ad un qualcosa di altro e superiore rispetto a noi, la forza di un credo religioso. Il Santuario della Madonna dell’Arco è, per chi lo visita, un luogo, “forte” che tocca alcune corde più intime e segrete della nostra sensibilità; è, sicuramente, uno dei più noti luoghi di culto riconosciuti dalla cultura napoletana e campana tutta: una cultura poliedrica e sfaccettata, popolare ed elitaria, razionale ma anche indissolubilmente legata ad un’esigenza di  trascendenza.