Il Lago Lucrino: “affari” e bella vita per l’antica Puteoli

Lago lucrino
Lago lucrino

Il Lago Lucrino è parte di quel mondo magico ricco di storia, “inabissato” innanzitutto nella memoria, che è costituito dai Campi Flegrei, la “terra che brucia”.

Napoli è stretta in una morsa di fuoco. Da una parte, alto e superbo, il Vesuvio. Dall’altra parte Pozzuoli (“Puteoli”, cioè “che manda cattivo odore”, secondo l’interpretazione di molti), e la zona delle solfatare. Il Lago Lucrino è situato proprio in una frazione del comune di Pozzuoli, e prende il nome da Lucrinum, località che i romani conoscevano molto bene, legata agli ozi, al bel vivere e al buon cibo.

Il Lago Lucrino “miniera d’oro” per gli imprenditori romani

Ci convinciamo sempre più che il “volto” delle cose è nelle parole che le “chiamano in vita”. Il Lago Lucrino deriva il proprio nome da lucrum, che vuol dire molto semplicemente “guadagno”, “lucro”. Evidentemente, oltre alle acque del lago, ad “agitarsi”, ad esser sempre attivi, erano gli affari. Le caratteristiche dell’acqua lacustre, il suo contesto vulcanico, la flora e la fauna del posto, facevano balenare mille idee ai “professionisti” dell’imprenditoria, che allora come oggi erano attenti a tutto ciò che avevano intorno, e che potesse “trasformarsi in oro”.

Benessere del corpo e piacere del palato

Lussuose ville e terme circondarono in epoca romana Lucrinum e il suo lago. Pozzuoli, Baia, Miseno, e appunto Lucrino, costituivano una “regione” dell’agiatezza e del relax. Un “uomo d’affari” come Gaio Sergio Orata, che visse tra il II e il I sec. a.C., non poteva non “mettere l’occhio” su questo angolo di paradiso.

Orata riuscì ad ideare, a Lucrino, un sistema di “gestione della temperatura” degli ambienti domestici che appare davvero moderno: era il riscaldamento a pavimento “ipocausto”. Letteralmente, “fuoco che viene da giù”. Si trattava di far circolare aria calda entro corridoi cavi situati sotto il pavimento, o dietro le pareti. La temperatura dell’aria era portata ad alte temperature da un forno, il praefurnium. Appartamenti di residenza e terme, sul Lago Lucrino, potevano contare su ambienti caldi “di ultima generazione”.

Ma il Lucrino non si meritò le attenzioni di Orata solo per la “sfruttabilità termica”. Il fondo del lago era pieno di ostriche, a causa del suo ambiente fermo (perché protetto, chiuso) e salmastro. Le ostriche del Lago Lucrino erano ottime, ed erano ricercate per le tavole dei più ricchi dell’area di Puteoli. Persino Orazio ne cantò l’alta qualità ed il sapore.

Il Lago Lucrino e le sue “vicende” nel tempo

Il Lucrino, già sulla cartina geografica, ci appare subito di dimensioni abbastanza ridotte. Esso si estende per poco meno di 10 ettari. Una sottile striscia di terra lo separa dal mare. Se fissiamo le dimensioni del Lago d’Averno – la celebre “porta degli Inferi” dei greci e dei romani – veniamo subito colpiti dalla differenza di perimetro dei due specchi d’acqua: l’Averno è vasto molto più del doppio. Il movimento ondoso, violento e apportatore di materiale sabbioso, insieme all’eruzione vulcanica che nel 1538 diede forma al Monte Nuovo, hanno rosicchiato “pezzi” del Lucrino, colmandolo di pietre eruttive, fino a ridurne drasticamente l’ampiezza.

Anche per questo motivo, probabilmente, Lucrinum divenne una specie di “villaggio vacanze” per l’alta società romana, un luogo che oggi definiremmo fashion, “alla moda”, con lussuose residenze patrizie che, insieme alla fama del buon pesce da mangiare, fecero delle rive del lago un luogo di “dolce vita”. Distanti dagl’Inferi dell’Averno e dai suoi “incubi”.

Caratteristiche del lago: la profondità

Il Lucrino è un lago poco profondo. Il che ha comportato, già in passato, delle difficoltà per quanto riguarda, ad esempio, la stessa sopravvivenza della fauna lacustre. In tempi recenti, ad esempio, precisamente nel 1922, sulle sponde del lago apparvero delle fumarole composte di vapore acqueo misto ad idrogeno solforato. Ciò che accade fu un vero e proprio “disastro ittico”: tutti i pesci ospitati dal Lucrino morirono in poco tempo. Ciò fu dovuto alla carenza di ossigeno propria degli specchi d’acqua poco profondi.

Fauna e flora del Lago

La fauna del Lucrino è interessantissima, ed attira da sempre l’attenzione di biologi, ornitologi, ittiologi. È già suggestivo il fatto, ad esempio, che in quest’area così vicina all’Averno, la porta dell’Ade, prosperino varie specie di pipistrelli, animali dell’oscurità per eccellenza, come il barbastello e il vespertilio, il cui nome ne conferma la presenza attiva nelle ore più buie, i “vespri”, appunto. Gli uccelli avvistabili sono tanti: il cormorano, il “gabbiano corallino”, il merlo, il tordo bottaccio. Le piante “parlano” anch’esse di quest’ambiente così complicato per temperature ed attività vulcanica: abbiamo infatti soprattutto esemplari di sclerofile lagunari, vale a dire piante con le foglie dure e resistenti (scleròs, dal greco), adatte per resistere all’aria “difficile” del posto.

Il fenomeno del bradisismo

Il bradisismo, come sappiamo, è un fenomeno proprio delle aree vulcaniche, caratterizzato da un periodico innalzamento e abbassamento del suolo, un vero e proprio “respiro” della terra, un “affanno” della superficie di una regione. È proprio il bradisismo che ha “costruito”, nei secoli, insieme alle vere e proprie “eruzioni” vulcaniche (che sono un fenomeno diverso), la forma attuale del Lucrino. La zona di Pozzuoli è famosa, geologicamente, proprio per questo lento ascendere e discendere della terra, proprio quella su cui poggiano i piedi gli uomini, gli abitanti delle regioni vulcaniche come quella flegrea.

Eruzioni e bradisismo hanno fatto del Lucrino un lago di proporzioni ridotte, soprattutto se comparato con l’Averno. Ad ogni modo, la zona del Lago Lucrino, e lo specchio d’acqua stesso, rimangono uno spettacolo da ammirare da vicino. Il Lucrino continua ad essere un luogo magico. Una sosta, prima di accostarsi alle soglie degli Inferi.

 

 

 

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