mercoledì, 30 Set, 2020 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

Il regalo dell’Arte: il donare è paradigma poetico di condivisione umana

0

“Gli uomini disapprendono l’arte del dono” asserisce Theodor Ludwig Wiesengrund-Adorno in Minima Moralia, reputando assurdo e incredibile la violazione del principio di scambio. La vera felicità del dono, asserisce l’autore di Francoforte, è tutta nell’immaginazione della soddisfazione del destinatario: e ciò significa scegliere, impiegare tempo, uscire dai propri binari, pensare l’altro come un soggetto. Di tutto ciò quasi nessuno è più capace. Nel migliore dei casi si regala ciò che desideriamo, ma di qualità leggermente inferiore. Intorno al 1925, Marcel Mauss studiando i documenti etnologici di alcune società primitive scopre l’esistenza di relazioni complesse legate al dono: donare, accettare il dono, contraccambiare, gareggiare nel regalare doni di valore, sono atti dal profondo significato materiale e simbolico.

mimmo paladino

Attraverso questi gesti non solo vengono scambiati beni che possono essere utili, ma si stabiliscono vincoli e rapporti di superiorità e inferiorità. La consuetudine del dono, da un punto di vista antropologico, rientra nei comportamenti improntati alla reciprocità, alla natura obbligante ed è di fondamentale importanza nella definizione delle relazioni interpersonali, nella misura in cui serve a sancire vincoli e a stabilire rapporti: “un dono equivale ad aprire un credito; accettare un dono equivale a contrarre un debito”. Ma se l’ottica dell’antropologo è quella di svelare la funzione del dono e di cercare un fondamento ai rapporti sociali in pratiche diverse da quelle dell’economia occidentale, Jacques Derrida amplia il dibattito e parla di dono come “cosa impossibile”: il solo possibile “è quello che nasconde le proprie sembianze e non si presenta come dono”. Anche l’arte contemporanea è un dono inconsapevole. Da Warhol in poi, chi vuole comprendere davvero un’opera d’arte non deve limitarsi a osservare: inutile fermarsi a quel che si manifesta, ai pigmenti di un dipinto.

opera di Hermann Nitsch

Occorre scoprire che cosa si nasconde dietro il visibile di un quadro, investigare sulle ragioni e sulle intenzioni celate dietro il gesto del pittore, risalire alle risonanze culturali e sociali sottese a una trama di segni, far affiorare il terreno comune all’interno del quale si ritrovano invenzioni di epoche lontane. Perché l’arte non si dà più come pura esperienza del fare, ma come esercizio intellettuale, avventura del pensiero, “dono”. L’opera d’arte come un sogno vigile, a occhi aperti, collettivo, è “dono” condiviso, in cui il pubblico ha la possibilità di fruire le medesime visioni provate dagli artisti che portano “in dono” dal loro mondo idee per leggere, capire percepire la nostra realtà contemporanea.

dono dartista di Jan Fabre

Qualche anno fa al PAN, Palazzo delle Arti Napoli, la mostra The Giving Person/Il dono dell’artista, ha ribadito questo concetto, attraverso un panorama ampio, ricco, articolato e complesso che ha indagato le ragioni della creazione artistica contemporanea e i processi intellettuali ed emozionali inerenti la sfera percettiva della realtà. Costellato da 39 nomi di artisti a livello internazionale (da Jan Fabre a Hermann Nitsch, da William Kentridge a Dennis Oppenheim, da Marina Abramovic, a Mimmo Paladino, Gilbert & George) l’evento ha tematizzato la nozione del ruolo dell’artista quale portatore e donatore di idee attraverso un approccio empatico. In arte, il donare è paradigma poetico di partecipazione, solidarietà e condivisione umana: in occasione dei 70 anni dell’ONU, Michelangelo Pistoletto progetta un’opera dono dell’Italia alle Nazioni Unite costituita da centonovantatré pietre a forma di piccoli blocchi riquadrati ma non scolpiti, assemblate a comporre un “Terzo Paradiso” a simboleggiare un’ideale rinascita.

prato del Palais des Nations a Ginevra

Il dono dell’arte non propone un modello assoluto, una soluzione pratica, tuttavia tocca la nostra sensibilità, risvegliando le individuali riserve emozionali. L’opera d’arte funziona, allora, come un vero e proprio catalizzatore che attiva l’insieme dei processi intellettuali, emozionali e psicologici, nella complessa relazione fra artista (che generosamente offre la propria visone e il proprio pensiero) e il pubblico (che può accettarne le coordinate).

Storica d’arte, curatrice, giornalista pubblicista, Loredana Troise è laureata con lode in Lettere Moderne, in Scienze dell’Educazione e in Conservazione dei Beni Culturali. Ha collaborato con Istituzioni quali la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici di Napoli, l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. A lei è riferito il Dipartimento Arti Visive e la sezione didattica della Fondazione Morra di Napoli (Museo Nitsch / Casa Morra / Associazione Shimamoto / Vigna San Martino), e figura nel Dipartimento di Ricerca del Museo MADRE. È docente di italiano e latino e collabora presso la cattedra di St. dell'Arte contemporanea all'Accademia di BB.AA. di Napoli. Ha pubblicato cataloghi (Rogiosi editore) e contributi/saggi su libri e riviste per importanti case editrici.