martedì, 22 Set, 2020 Espresso napoletano

Storie e bellezze di Napoli on line

Il Salone Margherita, cuore della bella époque di Napoli

0

Sotto la Galleria Umberto I, nei pressi dell’affollatissima via Toledo, c’è un luogo desueto e misterioso che, nel secolo scorso, è stata una delle location in stile liberty più in voga della Napoli della Belle Époque, tra ‘800 e ‘900. Stiamo parlando del Salone Margherita, sede del Cafè Chantant più famoso di Napoli.

Tutto iniziò nel 1890, per volere dei fratelli Marino, imprenditori teatrali, che puntavano a replicare nella città partenopea il fenomeno dei cafè-chantant francesi, luoghi di ritrovo in cui andavano in scena spettacoli di intrattenimento vari, con la possibilità di consumare cibi e bevande in ricchissimi buffet. Dal più famoso, il Moulin Rouge, i fratelli Marino trassero ispirazione per la nascita del Salone Margherita (il nome è un chiaro omaggio alla regina Margherita Di Savoia, moglie di re Umberto I). Il Salone Margherita fu progettato, dunque, sul modello dei locali notturni parigini di fine Ottocento. Aveva una pianta circolare, coperta da una cupola a ombrello che poggiava su sedici pilastri, che terminavano con semicolonne dal capitello ionico, due ordini di palchi e la platea con tavolini di marmo in grado di ospitare ottocento spettatori. 

L’influsso di Parigi era notevole: le locandine degli spettacoli erano scritte in francese, gli artisti e i camerieri si esprimevano in francese, gli artisti ricalcavano i nomi d’arte dei divi e delle vedettes parigini. «Parigi è arrivata anche in via Toledo!», così scrivevano i giornali dell’epoca. All’inaugurazione, il 15 novembre del 1890, presenziarono molti personaggi di spicco della cultura napoletana. Numerosi furono gli intellettuali e gli artisti che lo frequentarono e vi si riunivano per disquisire di questioni letterarie, filosofiche: Gabriele D’Annunzio, Matilde Serao, Ruggiero Bonghi, Salvatore Di Giacomo, Roberto Bracco, Edoardo Scarfoglio e Ferdinando Russo. Il cartellone del Salone Margherita era brioso e pieno d’innovazioni, gli spettacoli erano vari e comprendevano giochi di prestigio, piccole esibizioni teatrali, spettacoli musicali e coreutici. Nelle esibizioni comparve la nuova figura della ‘sciantosa’, equivalente napoletano delle chanteuse francesi: qui fece il suo esordio Maria Ciampi, l’inventrice della celebre ‘mossa’. Il 1898 fu l’anno del cinematografo, che venne prima installato nella Galleria, in una sala apposita, la ‘Sala Recanati’, e poi anche nel Salone. Il successo del Salone Margherita fu così grande che già nel 1909 i fratelli Marino si videro costretti a modificare la struttura del Salone per rendere la sala più spaziosa e lussuosa e aggiungere un vero e proprio palcoscenico. Quando il Salone riaprì, completamente rinnovato, nel cartellone comparivano i migliori comici e le più ricercate sciantose dell’epoca: Lina Cavalieri, La Bella Otero, Ettore Pratolini, Leopoldo Fregoli e Nicola Malacea, che fu il caposcuola della ‘macchietta’. I macchiettisti non facevano altro che prendere di mira, con caricature divertenti, qualsiasi personaggio capitasse loro a tiro, nobili o camorristi non era importante, e creavano accompagnamenti con ritornelli semplici e musiche bizzarre. Gli autori delle macchiette erano persone altrettanto celebri: Salvatore Di Giacomo, Roberto Bracco, Trilussa, Ferdinando Russo e Raffaele Viviani. Nel 1921 Filippo Tommaso Marinetti vi mise in scena uno spettacolo futurista. Col tempo il Salone Margherita cambiò volto e funzione. Nel 1943 fu distrutto dai bombardamenti, ma nei primi anni del Secondo dopoguerra la fama del Margherita non cessò: il teatro continuò a essere un vero e proprio tempo del Varietà e un punto di arrivo importante per ballerine e cantanti emergenti. Furono molti i grandi artisti, ma anche i giovani talenti del mondo del teatro, della canzone e del cinema, che solcarono il palco partenopeo.

Il Salone venne chiuso e riaperto diverse volte, reinventandosi come sala da ballo, cinema a luci rosse. Negli anni ’80 venne chiuso definitivamente. Oggi, riaperto e restituito alla città dopo anni di buio e dimenticanza, è sotto gestione di imprenditori privati, ospita eventi, serate di gala e miloghe. La sua bellezza parla di un’epoca antica ma non lontana in cui Napoli, i suoi personaggi e i suoi edifici liberty brillavano in tutta Europa. E non solo.

L’immagine in copertina è stata concessa dal Salone Margherita. Pagina Facebook Ufficiale.

 

Francesca Saturnino è nata a Napoli nel 1987. Critica teatrale, insegnante e giornalista. Collabora con riviste e giornali nazionali e locali. La sua passione, tra le altre, è scovare storie, mestieri e personaggi di una Napoli antica e desueta e raccontarli per mantenerne viva la memoria.